Il patto di stabilità colpisce i meno protetti e meno abbienti, salva i ricchi, e distrugge il mercato.

Iva, Irpef e sgravi fiscali: ecco chi ci guadagna e chi ci perde

Il day-after l’annuncio sulla consistenza sul patto di stabilità sono i conti in tasca agli italiani a far discutere. Mescola della tassazione a favore delle famiglie normali, male per pensionati e poteva (e doveva) essere peggiore per i ricchissimi.

 ROMA – Salasso per chi guadagna meno di 8000 euro all’anno. Benino i nuclei familiari che “lucrano” non più di 15 mila euro. Chi certifica guadagni dai 28 mila euro in su offrirà allo stato un caffè al giorno. E’ quanto emerge dagli studi all’indomani dell’annunciato patto di stabilità, l’ultima manovra varata dal governo Monti. Va detto che la norma è ancora in attesa di essere pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale, e che per sei mesi il guadagno sarà totale: solo da giugno infatti ci sarà l’aumento dell’1% sull’Iva. La diminuzione dell’Irpef sarà operativo invece dall’inizio dell’anno venturo, momento da cui inizierà l’accumulo del risparmio. Un risparmio che, ovviamente, sarà legato in modo proporzionale alla fascia di reddito a cui si appartiene: un range che oscilla tra i 150 ai 280 euro annui. Gli effetti lordi della riduzione di un punto delle aliquote dal 23 al 22 per cento (sotto i 15 mila euro) e dal 27 al 26 (sotto i 28 mila euro) vanno dai 150 ai 250 euro fino a redditi di 26 mila euro, dove si trova circa l’80% dei contribuenti. Al di sopra dei 28 mila euro di reddito, dove si cumulano i due punti pieni di aliquota, il vantaggio sarà di 280 euro. Ma andiamo con ordine.

NO TAX AREA – Per chi lavora saltuariamente, o percepisce uno stipendio così basso da non superare un guadagno annuale di 8.000 euro il salasso sarà totale. Essendo esente da pagamenti di Irpef, il risparmio non si concretizzerà. Stesso discorso per deducibilità e per le detrazioni. Al contrario però dell’Iva. L’aumento qui non guarderà il portafogli: circa 273 euro all’anno secondo i dati stimati della Codacons. Non poco, visto che si tratta spesso di pensionati con il minimo di contributo Inps, e di lavoratori saltuari. Effetto delle misure non mirate che rischiano di corrodere ulteriormente i redditi insufficienti all’auto-sostentamento. Dovranno chiedere altri aiuti per vivere. Alla faccia dello Stato sociale.

DICHIARI MENO DI 15 MILA EURO? GUADAGNI – A fare da contraltare alla mannaia sui poveri c’è la boccata di ossigeno per i “meno poveri”, quelli che a tirando la cinghia e facendo rinunce riescono a sopravvivere con meno di 15 mila euro al mese. Per loro il guadagno dall’Irpef è quantificabile in 150 euro, mentre dalla spesa, ipotizzando rincari su metà del reddito (quindi spese che vanno sui 700 euro mensili) ci sarà un ammanco di 42 euro al mese: totale 108 euro in più in tasca in un anno. Niente tagli alle agevolazioni fiscali per questa fascia, sia per gli oneri deducibili che per quelli detraibili. Anche perchè lo spazio per quel tipo di spese sarebbe esiguo. Bel colpo.

FAMIGLIA MEDIA: 190 EURO DI RISPARMI – Passiamo ai casi più comuni, ossia il caso di una famiglia con due lavoratori e un figlio a carico: se la somma dei due introiti è nel range che va da 15 mila euro ai 28 mila euro, ossia due stipendi dai sui 1200 euro mensili, il risparmio sarà top. Almeno 168 euro, derivanti da 280 euro di Irpef (28 mila euro annui) di cui 90 euro si devolveranno all’Iva: 180 euro. Non ci sono troppe variazioni sul fronte degli sgravi fiscali: detrazione oltre 3000 difficile e deducibilità con franchigia minima di 250 euro non altereranno eccessivamente l’equilibrio. Ossigeno.

E I RICCHI PAGANO IL CAFFE’ – Le belle sorprese finiscono qui. Chi supera la soglia dei 28 mila euro non avrà ulteriore accesso a sconti: solo 280 euro come i meno abbienti contigui. Per loro che dovrebbero essere i più spendaccioni l’Iva eroderà i crediti dell’Irpef, e il tetto dei 3000 euro su deducibilità andranno, secondo il Sole 24 Ore, a far gravare sulle tasche abbienti solo 36 euro al mese. Quanto un caffè al giorno per un anno.

IL PARERE DELLE ASSOCIAZIONI – Ovviamente il patto di stabilità non è piaciuto per niente alle associazioni dei produttori: per la coldiretti, quella degli allevatori, l’aumento dell’Iva porterà un rincaro di 500 milioni di euro nella spesa delle famiglie. E’ quanto affermato sulla decisione del Consiglio dei Ministri di elevare l’Imposta di valore aggiunto dal 10 per cento all’11 per cento e dal 21 al 22 per cento. Un aumento che – sottolinea Coldiretti – interessera’ nel primo caso prodotti come carne, pesce, yogurt, uova ma anche riso, farine, miele e zucchero, mentre nel secondo ad essere colpiti saranno vino, birra e tartufo. Il provvedimento – evidenzia Coldiretti – rischia di provocare effetti depressivi sui consumi alimentari.

Più cauto Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre, l’associazione delle piccole imprese. – L’aumento dell’aliquota IVA comporta un aggravio sui bilanci delle famiglie tutto sommato abbastanza contenuto. Inoltre, questa misura non dovrebbe avere un effetto particolarmente pesante sull’aumento dei prezzi e quindi sull’inflazione. Per questo possiamo dire che in tempi di emergenza come quelli che stiamo vivendo in questo momento, un provvedimento di queste tipo, assieme al contributo di solidarietà, rappresentano il male minore, visto che non sembrano esserci molte altre valide alternative”. Più indignata la Codacons, l’associazione dei consumatori: “L’aumento dell’Iva -calcola l’associazione di consumatori- significa una stangata media, su base annua, considerando la famiglia media Istat da 2,4 componenti, pari a 273 euro: 176 euro per l’Iva dal 21 al 22% e 97 euro per l’Iva dal 10 all’11%. Ovviamente la stangata sara’ ben maggiore per le famiglie piu’ numerose: 324 euro per una famiglia di 3 persone, 432 per 4 componenti”.

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