Settembre 24, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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WU WEI. L’AZIONE NON AZIONE E’ IL PARADOSSO PIU’ POTENTE DELL’UNIVERSO.

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SAPERE DI ESISTERE E PRENDERE COSCIENZA DELLA PROPRIA UNICITÀ E ARMONIA.

NON AGIRE,  LASCIANDO CHE L’ENERGIA DELL’UNIVERSO CHE PERMEA TUTTA  LA MATERIA ED IL VUOTO INTORNO  VENGA A NOI  E CON LEI TUTTI GLI ESSERI  SENZIENTI CHE POSSONO CON NOI SCAMBIARE ENERGIA E AMORE UNIVERSALE.

Il Wu Wei, Il principio Taoista della “non-azione”, inteso in realtà nel suo profondo significato di “agire secondo natura, senza azione evidente”,  oltre ad essere  fondamento della dottrina del Tao, è un rimedio potentissimo per ritrovare la propria armonia.

La Via  della Virtù

Nel Taoismo, che basa la propria dottrina sugli insegnamenti di (Lao-tzu, VI secolo a.C.) raccolti nel celebre Daodejing (Tao Te Ching – Libro della Via e della Virtù), e del discepolo Zhuangzi (Chunag-tzu, IV secolo a.C.),    il Tao (la “Via” appunto) è l’essere originario, il principio innominabile attraverso cui tutte le cose vengono ad esistere, la legge invariabile della Natura che governa ogni mutamento.

Durante il processo mediante il quale ogni cosa viene ad esistere, il Tao universale dona a ciascun esistente un qualche cosa di particolare, il Te (“Virtù”), che potremmo definire come una naturale abilità e che, in buona sostanza, rappresenta l’essenza di ciò che ciascuno naturalmente è.

Wu wei er wu bu wei” recita il maestro Laozi, ovvero“non agire, ma non lasciare nulla di incompiuto”.     Questa ‘”azione non azione”, paradosso cardine della filosofia taoista, non è certo un invito alla passività, quanto piuttosto ad “agire senza artificiosità”, a seguire il proprio Te. Quando l’individuo si accorda all’armonia del Tao, seguendo il proprio Te senza sovrapporgli artifici, e quindi dando libero sviluppo alla propria particolare natura,l’azione diventa senza sforzo, in questo senso “non-azione”.

Wu wei significa quindi essere se stessi, esprimere la natura più profonda della propria identità, partecipare del fluire dinamico della Natura, in una parola essere spontanei.

La spontaneità (zi-ran) di cui parla il Taosimo non va però banalmente intesa come abbandono all’istinto o al piacere di fare qualsiasi cosa si desideri, consiste invece nel seguire la propria natura in accordo con il cosmo. E questo può avvenire solo dopo un lavoro interiore di autocoscienza che permetta di distinguere il proprio Sé dalle sovrastrutture dell’educazione, delle consuetudini, dell’ambiente sociale, che innegabilmente ne inquinano la vera natura.

Colui che agisce con spontaneità, senza sforzo e senza aggiungere nulla di arbitrario e artificioso alle proprie azioni, ha come norma di vita la moderazione, o meglio la semplicità (pu), perché sa che ogni eccesso, frutto della presunzione del proprio ego, porterebbe la degenerazione delle proprie azioni, arroganza, violenza, sopraffazione, segno che si sono superati i limiti e si è smarrita la “Via”.

La Natura, inoltre, è mutevole e in continua trasformazione, e quindi l’individuo, per agire in armonia con essa, non deve seguire regole rigide e categorie immutabili che ne ostacolino il fluire spontaneo, ma essere a propria volta fluido e ricettivo. Questo esige un’attenzione costante al mondo che lo circonda, che gli consenta di acquisirne piena consapevolezza per poter agire in accordo con i suoi inesauribili intrecci.

Alessandro Sicuro

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