Novembre 26, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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IL MADE IN ITALY, L’ITALIA COSA FA PER SALVAGUARDARLO E RILANCIARLO

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Il Made in Italy, l’Italia cosa fa per salvaguardarlo?

Sfilate, promozioni, fiere settoriali, red carpet italiani ed esteri, tutti curiosi a vedere il nuovo outfit, la nuova borsa, le scarpe più estrose, i mobili di design più all’avanguardia, i gioielli più fantasiosi, ma gli autori di tanto glamour: gli artigiani italiani, che da decenni fanno del loro lavoro, della loro professionalità il fiore all’occhiello di questo Paese che sempre più sta andando alla deriva. E chi ne paga le conseguenze, sempre gli artigiani italiani che con le loro piccole e medie imprese ogni giorno combattono con micidiali concorrenze, fatte dai paesi asiatici che non fanno industria_tessile01g1altro che copiare il nostro ingegno. Ma oltre questo, le PMI sono strangolate da un sistema fiscale che attaglia e dissangua le già poche risorse che in questo momento sono a loro disposizione. Il calo delle commesse è evidente, la crisi avanza e non ci sono più le disponibilità finanziarie di una volta, anche i ricchi hanno stretto il cordone della borsa e sono più oculati nei loro acquisti. Si sa i periodi di magra ci sono per tutti ed il futuro spaventa sempre più. Ma le aziende tengono duro, e del loro lavoro ne fanno una bandiera da portare avanti, con dignità con discrezione, ed a volta anche in maniera forte, quando davanti c’è una problematica complessa come quella di pagare gli stipendi, i contributi, le tasse, e se le casse languono? allora bisogna operare una scelta: o pagare gli stipendi o tutte le incombenze fiscali. Ed ecco che si opta per gli stipendi dei dipendenti, perchè loro e loro famiglie fanno conto di quell’emolumento così prezioso per poter andare avanti. Per tutto il resto c’è sempre tempo, purchè sia salvaguardato il posto di lavoro! Quanto siamo stati orgogliosi al momento della vincita dell’Oscar del film di Paolo Sorrentino “La01_Toni_Servillo_La_grande_bellezza_foto_di_Gianni_Fiorito grande bellezza”, che bello o brutto che sia (vi sono tante scuole di pensiero), ha fatto in modo che non solo il film fosse premiato, ma l’azienda cinema italiana, gli attori, gli sceneggiatori, i tecnici, le maestranze, che hanno fatto in modo che questo film possa essere stato presentato nell’olimpo degli oscar. Però quanta delusione nel non vedere sfilare sul più famoso red carpet mondiale la nostra attrice Sabrina maxresdefaultFerilli, che sicuramente avrebbe indossato un abito di uno stilista italiano, ed ancor più non avrebbe sfilato solo l’attrice, ma un equipe di persone che per confezionare quell’abito avrebbero messo tutta la loro professionalità, il loro amore, affinchè il Made in Italy potesse trionfare sul tappeto più ambito del mondo. Una mancata occasione per lo stile italiano, però un’attrice come Angelina Jolie indossava un Armani, e sicuramente anche altre attrici avranno avuto abiti italiani Prada, Versace, però per l’Italia la Ferilli era la Ferilli, che poi sfilava anche da vittoriosa per essere stata una delle protagoniste di questo film pluripremiato.

Cosa fa l’Italia per salvaguardare il Made in Italy? Da più parti si sta cercando di trovare sistemi per la sua tutela, perBandieraItaliaCibo non essere scambiato con prodotti a basso costo che portano artatamente etichette italiane, ma prodotti italiani non sono, e questo fa si che i nostri prodotti autentici ed originali possano essere scambiati con altri di cattiva qualità, tutto a dispetto dell’operosità e della professionalità italiana. I falsi vanno dai generi di pelletteria, all’enogastronomia, dagli abiti ai prodotti cosmetici. Tutto ciò che è italiano è da copiare, perchè tra essi è molto difficile trovare un articolo brutto, non degno da mettere in piedi una catena per poterlo falsificare. Si chiede a viva voce alla Comunità Europea di poter ottenere e promulgare delle leggi ad hoc per la salvaguardia dei propri prodotti, ma proprio dalla Comunità europea che vengono emanate leggi che soffocano i mercati italiani ed europei con prodotti di altri paesi al di fuori dell’Europa. e questo è ancora più a discapito dell’Italia che vuole mantenere i mercati esteri proprio con la qualità. Ma la qualità italiana ad opera dei nostri bravi artigiani e/o mara-parmegiani-Linchino-Storia-di-un-naufragio-costa-concordiastilisti è salvaguardata da novelli mecenate che portano in giro per il mondo il passato e l’attualità del nostro made in Italy. Una di questi è la giornalista di moda ed esperta del costume, Mara Parmegiani, una delle più importanti collezioniste di abiti d’epoca e vintage che si possa avere in Italia. Le sue collezioni variano dagli abiti da donna a quelli per bambini, sono stati protagonisti di varie mostre allestite a Roma presso il Vittoriano, i Musei Capitolini, Castel S. Angelo, la Centrale Montemartini, luoghi che hanno visto crinoline, velette, abitini da Battesimo regali, sontuosi abiti da ballo e da cerimonia, abiti nuziali; ma non solo, alcuni di questi hanno varcato i confini nazionali e sono stati protagonisti di 193158412-c208b09e-a974-41d7-b5d1-fe195a498171mostre internazionali allestite in varie città mondiali: Mosca, San Pietroburgo, Bombai, Bangalore, Brasilia, prima che molti di loro finissero miseramente inghiottiti nello scafo della Nave Concordia, naufragata all’Isola del Giglio lo scorso 13 gennaio 2012. Ed il nostro Made in Italy, anche se riferito ad epoche passate ha riscosso il meritato successo, perchè non più moda ma cultura da esportare, per approfondire le conoscenze, le tecniche e la bravura dei nostri stilisti che hanno inventato il Made in Italy, come non ricordare, Capucci, Maria Antonelli, Germana Maruccelli, Biki, Schubert, la Principessa Galitzine, le Sorelle Fontana, Fernanda Gattinoni, e tanti altri che hanno facevano a gara con gli stilisti d’oltralpe a creare l’abito più bello, il più prezioso. Da non dimenticare le attrici di Hollywood che saccheggiavano i loro gli armadi per portare in America le ultime creazioni. Anni belli e preziosi, tutti tesi con l’obiettivo di un futuro migliore, era passata da poco la guerra, e la voglia di dimenticare e di emergere ha fatto in modo che la moda italiana fosse all’avanguardia ed invidiata da tutti. E quegli anni ritornano, attraverso le mostre, per ricordare e per insegnare ai giovani che aspirano ad una carriera nel mondo della moda, quanto professionali e ricche erano le collezioni, fatte interamente tutte a mano, dai ricami alle cuciture, perchè è questo il Made in Italy, il fatto a mano. Ma per aziende di ieri, aziende di oggi si affacciano sui mercati: certo i tessuti prima erano disegnati a mano, ora c’è il computer, sempre però attraverso la mano dell’uomo, nuove tecnologie e nuovi tessuti, nuove idee, per spaziare verso nuovi orizzonti, se prima era l’America il mercato più ambito, ora sono i Paesi Arabi dove si è trasferita la ricchezza e l’opulenza, dove non si bada a spese, purchè sia italiano, ma il campo è vasto e gli stilisti sono tanti, e molti anche molto bravi, prima era un mondo di pochi, ora è di molti, con la speranza che ci sia spazio e mercati per tutti. Ed ecco allora l’interscambio culturale , come quello che prossimamente si svolgerà a Malta presso l’Istituto di cultura italiano, dove si svolgerà la manifestazione di moda Made in MaltItaly, organizzata da Ferramoda, dove uno stilista italiano, Nino Lettieri di Alta Roma Alta moda, porterà la sua moda ispirata alla sua terra d’origine, la Campania, e si metterà a confronto con una stilista maltese Mary Grace Pisani della Maison Fersani. Due modi di vedere la moda, ma un unico fine: un linguaggio universale per unire due nazioni, così vicine, ma anche lontane perchè separate dal mare. E come sempre sarà un successo!!!

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