Settembre 24, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

Mike Leigh scrive e dirige Mr. Turner ed è già un successo

“Turner” non è un film innovativo o rivoluzionario, ma un gran piacere visivo e una masterclass di grande precisione ed eleganza su un periodo e un artista molto amati – Scritto e diretto da Mike Leigh con grande intelligenza drammaturgica e rispetto storico – Nonostante ciò, è stato punito sia a Cannes che agli Oscar…
Turner di Mike Leigh.

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Lasciate perdere tutte le biopic che vanno di moda oggi con i giovani geni della matematica e dell’astrofisica malati in quel di Cambridge e dintorni. Perché Turner o Mr Turner, come si intitola in inglese, scritto e diretto da Mike Leigh, che ha lavorato a questo film per dieci anni e lo ha messo in piedi con un budget ridicolo, è un capolavoro. Talmente sottile nella scrittura e denso nella messa in scena e nella ricostruzione di ogni dettaglio, che i giurati di Cannes lo hanno capito a metà.

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Hanno giustamente premiato il suo protagonista, il grande caratterista Timothy Spall che diventa un grande eroe dickensiano e romantico, pur non caruccio come Eddie Redmayne o Benedict Cumberbatch, ma non hanno avuto il coraggio di premiarlo come miglior film, dando la Palma d’Oro a quell’inutile film turco di tre ore e mezzo, Winter Sleep di Nuri Bilgen Ceylan.

Mike Leigh e il suo Turner se lo mangiavano, già a Cannes. I critici inglesi, da Peter Bradshaw a Scott Foundas, avevano da subito urlato al capolavoro, ma forse Cannes è troppo attaccata all’idea di autore e di originalità e un biopic, per quanto eccelso come questo, non poteva essere premiato. Del restoTurner è stato punito anche nelle nominations agli Oscar, visto che non figurano né Mike Leigh né Timothy Spall, ma solo il direttore della fotografia Dick Pope, storpiato ufficialmente come Dick “Poop”, una gaffe che ha fatto il giro del mondo, e il mixer audio e l’ingegnere del suono.

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Ma realmente non si possono preferire i registi e gli sceneggiatori di La teoria del tutto e di The Imitation Game a Mike Leigh, che non è un illustratore, ma ha una sua precisa idea di cinema e di racconto. Il suo film è un grande affresco tragicomico di due ore e mezzo su venticinque anni della vita del celebre pittore inglese J.M.W.Turner (1775-1851), interpretato da un Timothy Spall che incontra finalmente il ruolo di una vita malgrado si esprima molto spesso con grugniti e digrignamenti di denti. Grrr…

Scritto e diretto da Mike Leigh con grande intelligenza drammaturgica e rispetto storico, mentre Dick Pope, suo storico direttore della fotografia, cerca di ricostruire visivamente e digitalmente (ahi…) lo sguardo di Turner sui cieli e sui mari in tempesta inglesi e sulle sue osservazioni sulla luce e sul colore. “Il sole è Dio”, dirà prima di morire. Ma Mike Leigh non vuole costruire un ritrattino piccolo borghese dell’artista, punta da subito a contestualizzarlo nel suo mondo, a cavallo tra la fine di un secolo ancora classicista e le nuove invenzioni e scoperte del secolo nascente.

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Lo mette a confronto con gli altri pittori del suo tempo, da Constable ai preraffaeliti, con le contraddizioni di una nazione in crescita economica e culturale che deve digerire le navi negriere e la povertà. Da subito vediamo Turner cercare di catturare i colori e la luce della natura, in Olanda come a Margate, il punto dove il sole tocca per primo il suolo britannico. E vediamo come insieme al vecchio padre, che gli fa da assistente, costruisca materialmente i suoi colori e le sue tele.

Dietro la dura scorza di genio scorbutico e duro, è in realtà un uomo del suo tempo, capace di cogliere con interesse e intelligenza tutte le novità e le contraddizioni del paese e dell’arte contemporanea. Non è mai il genio isolato alla ricerca del momento di creatività. I rapporti con gli altri pittori della Royal Academy sono uno spasso, come i dialoghi con un John Ruskin cicisbeo con madre pesante. Se vede nel padre, un grandissimo Paul Jesson, ciò che resta della sua famiglia e la prova dei suoi dolori, una sorellina morta quando aveva otto anni, una madre che non si sa come sia scomparsa, ha con le donne rapporti contraddittori e complessi.

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Tratta la sua domestica, la fedelissima Hanna Denby, la strepitosa Dorothy Atkinson, una sorta di Buster Keaton silenzioso, come una specie di animale, scopandola brutalmente e trattandola come un oggetto, ma riserva a Sophia Booth, interpretata da Marion Bailey, vera moglie di Mike Leigh, un trattamento da innamorato come non ci saremmo aspettati. Sposta continuamente tensioni e sentimenti e, dopo la morte del padre, piange di fronte alla scoperta dei 22 anni della puttana che sta schizzando sul suo quaderno.

Vedrà morire una delle sue figlie, non amate, ma rimane scioccato dal dolore del vecchio marinaio che ha vissuto anni nelle navi negriere inglesi. Allo stesso tempo si informa minuziosamente sul funzionamento della macchina fotografica che lo riprende, declina l’offerta milionaria di Monsieur Baillot sulla vendita totale delle sue opere, perché ritiene che i suoi lavori debbano essere esposti tutti assieme in Inghilterra e gratis.

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Turner non è un film innovativo o rivoluzionario, ma un gran piacere visivo per tutti e una masterclass di grande precisione e eleganza su un periodo e un artista molto amati. Notevoli anche i tre gatti di casa Turner, un certosino, un norvegese, e uno bianco peloso, che ci mostrano anche i consistenti passaggi temporali assieme agli anatemi sempre più pesanti e preoccupanti della sua domestica. Impossibile non amare mr Turner e i suoi gatti. In sala dal 29 gennaio.

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