Novembre 28, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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PADRI E FIGLIE CONFLITTI EMOTIVI E DINAMICHE EMOZIONALI

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  • PADRE/FIGLIA, CONFLITTI EMOTIVI E DINAMICHE EMOZIONALI
  • PADRE/FIGLIA CRESCITA EVOLUTIVA ATTRAVERSO L’INTROSPEZIONE
  • L’AMAZZONE CORRAZZATA E LA SUA VULNERABILITA’ INTERIORE
  • ADOZIONE DELL’IDENTITA’ MATERNA DURA E FORTE E NEGAZIONE DELLA FEMMINILITA’

Il deserto dei silenzi, l’amara memoria di gesti negati, di sguardi oltre, che scivolano sui contorni per soffermarsi sempre altrove, un raro sorriso, compiacente e forse compiaciuto, per la muta richiesta di una presenza ambita e mai sentita: il padre, la figura maschile così potente da influire su sentimenti, emozioni, atteggiamenti della figlia, al punto da determinarne l’autostima, da tracciarne il destino; un destino spesso amaro, segnato da dubbi, insicurezza, da amori non corrisposti, dal bisogno incessante di piacere agli altri, di attrarne l’attenzione ed il riconoscimento, a causa di un rifiuto lontano, di un tradimento perpetrato inconsapevolmente, che infligge una ferita tanto profonda ed ardua da rimarginare.

L’identità della donna è caratterizzata dalla brama di incontrare l’uomo, il grande assente della sua infanzia e, nella sua corsa verso di lui, si troverà imprigionata nelle maglie del potere virile e delle sue leggi: “La mancanza di uno sguardo maschile nell’infanzia della bambina la renderà schiava di questo sguardo per il resto dei suoi giorni” (C. Olivier).
Se il padre, dunque, non ha instaurato con la figlia un rapporto di stima, fiducia, apprezzamento, che ne incoraggi lo sviluppo intellettuale e spirituale e ne valorizzi la femminilità, questa sarà devastata interiormente dalla solitudine, da una disperazione angosciosa, dal senso di abbandono. E’ lui, infatti, la sua guida nei sentieri del mondo, il modello di riferimento per la capacità decisionale, per il senso di responsabilità per la disciplina e da lui attinge per interiorizzare gli ideali e la forza per affrontare i conflitti esistenziali.

Così, se egli è rimasto fissato allo stadio adolescenziale dello sviluppo, è un sognatore, un fanciullo che non sa darsi né regole né limiti ed aggira quei conflitti con superficialità, susciterà altrettanta insicurezza ed instabilità nella propria figlia, al cui fragile Io non resta che costruirsi inconsciamente un’immagine ideale dell’uomo, un amante-ombra che inseguirà per tutta la vita, senza speranza alcuna di raggiungere, poiché un tale essere perfetto esiste solo nelle sue fantasie.

In questi casi, inoltre, la madre è spesso una donna dura e dominante, di cui la figlia adotterà atteggiamenti e mentalità, invischiandosi in un’identificazione che determina la negazione della femminilità.

Non più adeguato come modello, è il padre tiranno, sempre gelido ed autoritario, ma mai rassicurante ed autorevole, che impone obbedienza cieca ed assoluta, regole rigide di comportamento, senza alcuna motivazione concreta, giacché segue l’imperativo categorico del dovere.

Questo padre-padrone, che esercita il suo potere anche e soprattutto mediante il controllo ferreo delle finanze familiari, che soggioga moglie e figlia, che le costringe a vivere un ruolo passivo e tradizionale, che suscita, sì, un senso di stabilità, ma anche una durezza verso se stesse e gli altri, arresta il flusso della creatività, congela le emozioni, impedisce l’ espressione spontanea dei sentimenti. L’alternativa, per la donna, èl’accettazione passiva o la ribellione ad oltranza, nei ruoli che Linda Leonard definisce rispettivamente “dell’amazzone-corazzata e dell’eterna-fanciulla”, entrambi comportamenti reattivi, che comunque ostacolano la crescita emotiva e la possibilità di vivere autonomamente la propria esistenza, secondo i propri criteri e desideri.

“L’amazzone-corrazzata” si è costruita una forte identità maschile, persegue ideali di successo, per sopperire a bisogni mai soddisfatti, ed esercita un esasperato controllo delle sue emozioni.
La corazza, in realtà, è un guscio protettivo, che cela la sua vulnerabilità interiore, la sua angoscia d’abbandono e rende molto ardui e spinosi i rapporti con l’uomo, cui occulta la sua solitudine e mostra solo la sua indomabilità.

“L’eterna-fanciulla”, invece, è una donna che, indipendentemente dalla sua età anagrafica, è rimasta psicologicamente bambina, che rifiuta sistematicamente di assumersi responsabilità e decisioni, giacché scarsamente dotata di autostima e consapevolezza.
E’ inerme, passiva, vittima spesso di un uomo autoritario ed esprime la sua identità attraverso le proiezioni altrui, divenendo una donna fatale, una padrona di casa squisita, una figlia, prima, e una moglie, poi, obbediente e disciplinata: una bambolina, che si muove, parla, ride, piange, a comando.
In cambio dell’apparente realizzazione delle sue fantasie romantiche sul Principe azzurro, cede indipendenza, speranze e desideri, coraggio ed autostima.

Il ruolo dell’eterna-fanciulla è stato mirabilmente descritto in “Casa di bambola” di Henrik Ibsen (nella sezione “Books” è inserita l’analisi psicologica dell’opera).

L’intuizione che l’atteggiamento passivo serva in realtà da copertura ad un ruolo manipolatorio occulto, per l’incapacità di affermare la propria forza nascosta, favorisce l’individuazione sia dei propri limiti sia delle proprie capacità e la creazione di regole autonomamente stabilite, che conducano alla strutturazione di una personalità equilibrata. Tale consapevolezza è accompagnata da una profonda sofferenza, inevitabile ma necessaria, ad un processo di trasformazione, da cui scaturisce la libertà interiore.
La ferita subìta va affrontata, elaborata e infine accettata, per giungere ad una comprensione e compassione umana verso se stesse e verso il padre.
Pertanto,”la guarigione delle donne non va cercata nelle sabbie mobili del rimprovero” (L. Schierse Leonard), che incatena al passato, impedisce di vivere il presente e non fa che perpetuare la dipendenza emotiva.  ( Dipendenze affettive & emotive – A. Sicuro com, anno 2003 blog II art 15)

La ferita inflitta alla donna è anche una condizione culturale: in un clima patriarcale autoritario, che svaluta il femminile, riducendolo a ruoli stereotipati e non esperiti personalmente, non c’è spazio per i sentimenti autentici, per la creatività, per la concretizzazione delle proprie genuine possibilità.
L’unica via, per evitare di cadere preda delle proiezioni culturali collettive, è il riscatto dal padre, in modo che cessino di operare i vecchi e stantii modelli distruttivi e che vengano alla luce gli aspetti positivi e costruttivi di quella figura così fondamentale, per interiorizzarli e favorire il dialogo con il maschile, dentro e fuori del sé.

Alessandro Sicuro

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