Malibù ha una luce che non si dimentica facilmente. Ci ho lavorato anch’io, con la fotografia, e so quanto quella costa sia generosa: non solo per i colori e gli scenari, ma per l’energia, l’apertura, il movimento che restituisce. Il legno dei moli, la sabbia, l’oceano, l’aria salata e quella luce ampia della California trasformano ogni immagine in qualcosa di più fisico, più libero, quasi cinematografico.
È dentro questa atmosfera che Zegna presenta la Summer 2027, portando La Villeggiatura lontano dall’Italia ma non dalla sua cultura. Alessandro Sartori non usa Malibu come semplice scenografia. La sceglie come luogo di passaggio, come spazio dove verificare se un’idea italiana di eleganza può viaggiare, attraversare un altro paesaggio e restare riconoscibile.
La villeggiatura, nella memoria italiana, non era semplicemente vacanza. Era un diverso modo di stare nel tempo: stessi gesti, altra luce; stesse abitudini, altro paesaggio. Sartori riparte da questa idea e la porta nel presente, trasformandola in un guardaroba fluido, leggero, capace di seguire il corpo, il viaggio e il tempo senza perdere identità.
Le righe sono il primo segnale visivo della collezione. Irregolari, verticali, a volte sottilissime, costruiscono ritmo più che decorazione. Ricordano gli ombrelloni, le sedute da molo, le cabine balneari, certe tele da spiaggia italiane rilette però con precisione sartoriale. Non c’è folklore estivo. C’è una grammatica controllata, dove il segno diventa struttura.
Il blazer convive con il bermuda sartoriale. La sahariana diventa overshirt. Il duster coat scivola su volumi rilassati. Gli anorak in pelle e i bomber con riferimenti nautici aprono il guardaroba maschile a una dimensione più libera, meno rigida, più aderente alla vita contemporanea. Il lusso non coincide con la formalità, ma con la qualità della costruzione e con la libertà d’uso.
La materia è centrale. Lino, canapa lavata, seersucker, spugna bouclé, maglie traforate, jacquard, nappa, pelle scamosciata intrecciata. Tessuti che non cercano solo la bellezza visiva, ma una presenza tattile. Superfici vive, asciutte, sensoriali, capaci di raccontare l’estate senza banalizzarla.
Anche le nuance costruiscono un racconto preciso. Marroni profondi, beige sabbiosi, verdi acquatici, toni ruggine, senape, terracotta, azzurri polvere. È una palette che non cerca l’effetto tropicale, ma una sofisticazione più sottile. Colori che sembrano avere preso luce dal paesaggio e memoria dalla tradizione italiana.
L’arancio bruciato, in particolare, emerge come uno dei segnali cromatici più interessanti. Non è un colore gridato, ma caldo, terroso, solare. Sta tra il tramonto, la terracotta e certe stoffe da villeggiatura anni Settanta. Entra lentamente nell’occhio e poi resta, perché non decora soltanto: dà carattere.
Gli accessori confermano la stessa direzione. Tote, borsoni a righe, mocassini morbidi, slipper, foulard, occhiali squadrati. Oggetti da viaggio, da passaggio, da estate vissuta. Non semplici dettagli, ma strumenti di continuità tra il corpo e il luogo.
La forza della sfilata sta nel non usare Malibu come fondale spettacolare, ma come prova di identità. Un marchio nato nella cultura italiana del tessuto dimostra di poter abitare un paesaggio californiano senza perdere radice. È la logica di un brand che non resta fermo, ma porta il proprio mondo altrove.
La Villeggiatura non racconta soltanto abiti estivi. Racconta una domanda più ampia: che cosa resta dell’eleganza quando cambia il paesaggio?
Zegna risponde con una collezione misurata, materica, mobile. Un’eleganza che non ha bisogno di restare ferma per essere riconoscibile. Sa attraversare i luoghi, cambiare luce, adattarsi al paesaggio. E proprio per questo resta se stessa.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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