Dicembre 5, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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Carlo Dolci. Dopo trent’anni torna a Firenze uno dei protagonisti del seicento fiorentino

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Il Seicento fiorentino di Carlo Dolci alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti. “Da non perdere”

<br /> <p>'Salomè con la testa del Battista' di Carlo Dolci, 1670 circa</p></p> <p>

‘Salomè con la testa del Battista’ di Carlo Dolci, 1670 circa

A quasi trent’anni di distanza dalla storica esposizione dedicata alla pittura fiorentina nell’età barocca, torna a Firenze uno dei protagonisti indiscussi del Seicento fiorentino. ‘Carlo Dolci, Firenze 1616-1687’ è il titolo della mostra in corso alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, visibile fino al 15 novembre, che con quasi cento opere tra dipinti e disegni esprime l’alto livello qualitativo raggiunto da Carlo Dolci nelle sue creazioni.

Per mettere in luce l’importanza di Dolci, la mostra propone opere di primo piano conservate oltre nei più importanti musei di Firenze, e in rinomate collezioni pubbliche e private straniere, come il British Museum a Londra, il Musée du Louvre a Parigi, gli Staatliche Museen a Berlino, il Nationalmuseum a Stoccolma, il Cleveland Museum of Art a Cleveland, e l’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.

ca98204f7c068634b795e4ab6de9d0edAccanto alle opere provenienti dal Fitzwilliam Museum di Cambridge, dall’Ashmolean Museum di Oxford, dalla Burghley House di Stamford, dal Musée des Beaux-Arts di Brest, e dalla Collezione Thyssen Bornemisza di Madrid, spicca il dipinto’Salomè con la testa del Battista’, (1670 c.) della Royal Collection inglese, che sarà esposto in Italia per la prima volta. A fare da cornice alle composizioni di Dolci, anche dipinti e sculture di altri artisti fiorentini del suo tempo o di poco precedenti e un piccolo nucleo di pitture riferibili ai suoi allievi, che ebbero l’onore di preservare il linguaggio stilistico dell’artista fino al Settecento.

Osannato dai critici e dai biografi del suo tempo per la realizzazione di opere uniche nel loro genere, eseguite con impeccabile diligenza e con un rigore descrittivo ‘iperrealista’, Dolci si distinse per l’esecuzione di dipinti apprezzabili per la definizione delle sue figure, spesso raccolte in pose estatiche e quasi baciate dalla luce lunare che rende gli incarnati simili alla porcellana. Molto apprezzato da alcuni membri di Casa Medici e della nobiltà europea, Dolci è anche noto per la cura maniacale nella resa dei dettagli, come le stoffe soffici e quasi palpabili delle vesti, e i gioielli.

In occasione della mostra, è stata avviata anche un’importante campagna di restauro, che ha riguardato indolci_carlo_507_st_catherine_reading_a_book particolare i dipinti di Dolci provenienti dal territorio fiorentino, oltre ai quadri della Palatina e di altri musei del capoluogo toscano, per un totale di 33 fra restauri completi e revisioni. L’Opificio delle Pietre Dure ha curato poi in particolare il restauro e la campagna di indagini tecniche sul ‘Sogno di San Giovannino’ (Galleria Palatina) e sul disegno con ‘David e la testa di Golia’, (Milano, Pinacoteca di Brera).

Dedicata a Mina Gregori, l’esposizione è curata da Sandro Bellesi e da Anna Bisceglia, mentre promotori sono il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo con il Segretariato regionale del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo della Toscana, la ex soprintendenza speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria Palatina e gli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti e Firenze Musei.

Alessandro Sicuro

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