Dicembre 5, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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US Federal Reserve Chair Janet L. Yellen speaks during a briefing at the Federal Reserve March 19, 2014 in Washington, DC. Yellen delivered her first briefing as Chair of the US Federal Reserve Board of Governors where she spoke about the US economy. AFP PHOTO/Brendan SMIALOWSKIBRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images

La fine del QE Americano, prima o poi doveva arrivare.

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Il mer­ca­to non ci sor­pren­de più. Ormai ab­bia­mo im­pa­ra­to a co­no­scer­lo. Sem­bra quin­di in­com­pren­si­bi­le il mo­ti­vo del rial­zo di ieri. In ef­fet­ti la pub­bli­ca­zio­ne del co­sid­det­to “Mi­nu­te FED”, ov­ve­ro i ver­ba­li del mee­ting del 27 e 28 ot­to­bre scor­si hanno evi­den­zia­to nulla oltre quan­to era già noto.

Viene in­fat­ti ri­por­ta­ta l’a­per­tu­ra ad un pos­si­bi­le au­men­to di tassi a di­cem­bre. Una no­ti­zia che do­vreb­be es­se­re “bea­rish” e che in­ve­ce fa vo­la­re i mer­ca­ti. Come mai?

Leg­gen­do qua è là i gior­na­li­sti ov­via­men­te si sbiz­zar­ri­sco­no nel cer­ca­re mo­ti­va­zio­ni. Se­con­do molti il rial­zo è do­vu­to al­l’e­vi­den­te mi­glio­ra­men­to del­l’e­co­no­mia USA che, se­con­do molti, non pa­ti­reb­be per nulla dalla par­ten­za della ma­no­vra re­strit­ti­va. Può anche darsi che sia così.

Se­con­do me in­ve­ce è più una que­stio­ne di “fi­du­cia”: ri­cor­da­te? Oggi la banca cen­tra­le con­si­de­ra­ta più af­fi­da­bi­le è quel­la eu­ro­pea (BCE) men­tre la FED, la più po­ten­te, è stata vista in “crisi di iden­ti­tà”.
Quan­do co­mu­ni­ca­to nel “Mi­nu­te FED” va in­ve­ce a con­fer­ma­re i di­scor­si della Yel­len. “ev­vi­va, la FED è tor­na­ta af­fi­da­bi­le”!

Nel ma­ra­sma ge­ne­ra­le poi, però, no­tia­mo che qual­co­sa di stra­no sta in­ve­ce muo­ven­do­si. In­nan­zi­tut­to la per­cen­tua­le re­gi­stra­ta sul sen­ti­ment di un pos­si­bi­le rial­zo a di­cem­bre. Ad­di­rit­tu­ra è….scesa leg­ger­men­te. Oggi 2 ope­ra­to­ri su 3 cre­do­no in un rial­zo a di­cem­bre (66%). Stra­no? Nean­che tanto visto che la no­stra car­ti­na tor­na­so­le ha rea­gi­to pro­prio in que­sta di­re­zio­ne. In­fat­ti il Dol­la­ro USA si è in­de­bo­li­to.

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E al­lo­ra ecco il con­tror­di­ne: la borsa sale per­ché nel Mi­nu­te FED NON è certo e ga­ran­ti­to il rial­zo a di­cem­bre. Inol­tre le news in ar­ri­vo dal set­to­re im­mo­bi­lia­re de­lu­do­no. I nuovi can­tie­ri, il mese scor­so, re­gi­stra­no un -11% su scala men­si­le. E al­lo­ra nem­me­no i dati sono sem­pre così en­tu­sia­sman­ti.

Ma se il dol­la­ro USA ri­pren­de leg­ger­men­te quota, le ma­te­rie prime avran­no ri­pre­so un po’ di tono? In real­tà no, anzi ni, per­ché se il rame è col­las­sa­to nuo­va­men­te, con­tro­bi­lan­cia il rim­bal­zo del pe­tro­lio e non in­fluen­za l’an­da­men­to dei pre­zio­si.

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Ed ecco che senza vo­ler­lo ab­bia­mo di­pin­to il qua­dro in­ter­mar­ket del mer­ca­to. E come sem­pre a co­man­da­re la si­tua­zio­ne è il Dol­la­ro USA, so­prat­tut­to per quan­to ri­guar­da tassi, com­mo­di­ty, cor­re­la­zio­ni forex e ob­bli­ga­zio­na­rio. E l’a­zio­na­rio? Si vive di spe­ran­ze, di QE, di li­qui­di­tà, di ten­den­ze. Si nu­tro­no forti aspet­ta­ti­ve so­prat­tut­to su quan­to farà la Bce. Ma oggi…quan­to scon­ta già il mer­ca­to? E so­prat­tut­to non po­treb­be già es­se­re tutto am­pia­men­te prez­za­to? E la FED quan­to po­treb­be ac­cet­ta­re un ul­te­rio­re e vio­len­to ap­prez­za­men­to del Dol­la­ro USA?

Chia­ra ad og­gi­la cor­re­la­zio­ne tra borse, USD e anche Bund. E le com­mo­di­ty, con un Dol­la­ro USA così forte non pos­so­no che essre de­bo­li. Quin­di IN­TER­MAR­KET as­so­lu­ta­men­te coe­ren­te.

Un qua­dro che quin­di de­no­ta una chia­ra po­si­ti­vi­tà, e ci man­che­reb­be, ma anche un forte ri­schio di già aver dato “tutto”. Quin­di li­qui­da­re? No, non dico que­sto. Però per­met­te­te­mi di al­ler­ta­re: un “sell on news” po­treb­be es­se­re , in que­sto fran­gen­te, più che giu­sti­fi­ca­bi­le.

Da­ni­lo DT

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