ALESSANDRO MICHELE
Si chiama effetto Alessandro Michele il nuovo trend ascenzionale che comincia a scaldare i conti di Gucci. E il marchio ammiraglio del gruppo guidato da Marco Bizzarri traina il trimestre di Kering. La compagine francese ha diffuso questa mattina i conti relativi agli ultimi tre mesi dell’esercizio, rivelando risultati superiori alle stime del mercato in termini di ricavi. Con particolare riguardo alla sua griffe principale, quella della Doppia G.
Nel periodo, Kering ha riportato vendite, su base comparabile, in aumento dell’8% (contro stime Bloomberg del 4,1%), un progresso aiutato dagli incrementi di Yves Saint Laurent (più 27,4%), Puma (+11,7%) e gli Other luxury brands (+10,6%), tutti oltre le previsioni. Ma la svolta più importante è firmata Gucci: la griffe è tornata a dimostrare dinamicità, registrando un incremento delle vendite del 4,8%, battendo le stime ferme a un progresso dell’1,5 per cento. Sul periodo c’era molta attesa per verificare quanto tangibile fosse, in termini operativi, il successo di immagine raccolto dal nuovo stilista di Gucci, arrivato a sostituire Frida Giannini un anno fa, contestualmente all’arrivo del nuovo amministratore delegato Bizzarri. Già nel secondo trimestre, Gucci aveva segnato un progresso consistente, oltre le previsioni, ma era stato imputato agli effetti di ‘alleggerimento’ dalle precedenti collezioni (sconti).
In proiezione, secondo quanto riportato da Reuters, Kering ha comunicato che rallenterà le aperture dei negozi nel 2016, questo per aiutare a preservare l’esclusività di Gucci e degli altri marchi di lusso del gruppo, come Balenciaga e Bottega Veneta (quest’ultimo, in frenata nel quarto trimestre, con vendite in calo del 3,1%).
Sul 2015, Kering ha registrato un recurring operating profit di 1,646 miliardi di euro, in calo dell’1%, su ricavi per 11,584 miliardi (+15,4%). Il titolo guadagnava oltre il 2,5% a metà mattinata.
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