Dicembre 1, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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A PASQUA TUTTI I MUSEI SICILIANI CHIUSI

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PASQUA DOVE VUOI, MA NEL MUSEO SICILIANO NON PUOI – LA REGIONE NON PAGA GLI STRAORDINARI: A PASQUA MUSEI CHIUSI – BUTTAFUOCO: “DIO VOLESSE, LA CANCELLAZIONE PER LA SICILIA DELLO STATUTO SPECIALE DI AUTONOMIA CHE DETERMINA QUESTA VERGOGNA”

“Gli operatori turistici, si sa, lavorano quando gli altri sono in vacanza. La cosa in sé è ovvia ma così non è sull’Isola: non si può lasciare la Sicilia a noi siciliani. Urge l’ intervento di Dario Franceschini. Certo, lo Statuto speciale gli impedisce di agire. Ma non di parlare”…

Pietrangelo Buttafuoco per il “Fatto Quotidiano”

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Pasqua dove vuoi, nel museo però non puoi. Mauro Felicori, il direttore della Reggia di Caserta, lavora tutti i giorni – compreso Natale, Pasqua ed Epifania – e i 1.400 custodi di Sicilia, invece, fanno la scampagnata di Pasquetta.

Un milione di euro – il taglio fatto dalla Regione siciliana a un bilancio di 19 miliardi – non consente il pagamento degli straordinari delle festività a 420 addetti alla sorveglianza. Sono, specificatamente, i dipendenti della Fas (una società partecipata) e sono necessari a garantire il servizio.

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Gli operatori turistici, si sa, lavorano quando gli altri sono in vacanza. La cosa in sé è ovvia ma così non è in Sicilia e il risultato della settimana prossima, a meno di un’ inattesa soluzione – Dio volesse, la cancellazione dello Statuto speciale di autonomia che determina questa vergogna – sarà questo: musei chiusi, parchi chiusi, chiusi anche i siti archeologici e perciò niente Selinunte, niente Segesta, niente Valle dei Templi.

Tutto chiuso, in Sicilia, per urgenza di fave&pecorino. Ed è come immaginare la Francia nell’ impossibilità di vendere lo champagne durante i giorni di villeggiatura; come se Cuba non avesse scorte di sigari Avana nei magazzini; come se l’ Egitto non potesse garantire ai visitatori le escursioni alle Piramidi o i soggiorni a Sharm el Sheikh, come effettivamente accade perché il Maghreb è teatro di guerra.

Non è, grazie a Dio, teatro di guerra la Sicilia ma palcoscenico di buffoneria quello sì, lo è, se un tour operator internazionale – come ha rivelato ieri La Repubblica – ha dovuto cestinare i contratti con la Sicilia perché non c’ era verso di poter avere dagli assessorati e dagli enti preposti gli orari d’ apertura dei musei con cui completare l’ offerta ai propri clienti nei depliant.

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Se c’ è, fuor di retorica, un petrolio vero in Sicilia, quello è nell’ offerta di godimento e bellezza. Prova ne sia che il Commissario Montalbano – con vista panoramica su Vigata – macina in tivù il 41 per cento di share.

Va da sé che per un cittadino italiano è più facile raggiungere le Baleari che la Sicilia – tanto le compagnie aeree vampirizzano sulle rotte – ma che la Regione siciliana dia prova di così conclamata inettitudine non può che far gridare all’ eterna vergogna. E di questo si tratta: ver-go-gna. Proprio adesso che la tensione militare porta i vacanzieri dalle coste del Nord Africa altrove, ma pur sempre nel Mediterraneo, la Sicilia riesce ad avere un calo di visitatori dell’ 8 per cento.

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Alla vergogna, fa seguito l’ emergenza. I turisti che si vedono negata la possibilità di godere il bello in quella che dovrebbe essere la prima vetrina d’ Italia per storia e cultura raccontano, innanzitutto, l’ omesso incasso di piccioli e la mancata messa a frutto di 3-4 punti del prodotto interno lordo dell’ isola che, secondo gli studi del settore, vengono meno nelle tasche dei cittadini.

Ho avuto modo di farmi raccontare da una ragazza – una ricercatrice madrilena, specialista di storia moderna – la sua esperienza presso gli archivi e le biblioteche di Sicilia. Seduta accanto a me sul volo Palermo-Roma, felice delle giornate di studio, mi ha descritto la propria esperienza alzando gli occhi al cielo e dicendomi così:

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“Quando potevo accedere, vi trovavo le meraviglie. Ma la fatica era trovare aperto”. Atterrando, preparandoci all’ uscita – presentando la giovane ricercatrice a un autorevole politico siciliano – ho raccontato il fatto e lui, nell’ ascoltare, gli occhi non li ha alzati, ma li ha abbassati nel gesto proprio della rassegnazione.

La stessa cosa ho fatto io. Inghiottendo ancora una volta la ver-go-gna e la consapevolezza: non si può lasciare la Sicilia a noi siciliani. La prima industria di Sicilia è la cultura. Urge l’ intervento di Dario Franceschini. Certo, lo Statuto speciale gli impedisce di agire. Ma non di parlare.

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