Pitti Filati 82, in flessione i buyer italiani (-2%)

Pitti Filati archivia l’edizione numero 82 (in calendario dal 24 al 26 gennaio scorsi) con dati di affluenza in linea con quelli dell’edizione di gennaio 2017, appuntamento che aveva registrato una crescita del 2,5 per cento. Circa 4.350 i compratori totali, con una lieve progressione (+1%) dei buyer esteri (1.800 presenze da 50 Paesi), mentre risultano in calo i numeri dei compratori italiani (-2 per cento). “Tra i mercati esteri di riferimento – si legge nella nota ufficiale – performance in aumento per Francia (+5%), Stati Uniti (+18,5%), Svizzera (+10%), Russia (+8% come numeri aziende), Olanda (+5%), e per i mercati del Far East come Cina, Hong Kong e Corea del Sud; numeri in diminuzione da Gran Bretagna, Germania e Turchia”. Risultati d’affluenza “positivi”, spiega sempre il comunicato, anche per Vintage Selection, il salone-evento dedicato alla moda vintage che si è svolto fino a domenica 28 gennaio alla Stazione Leopolda.

“Ancora una volta Pitti Filati lancia un messaggio positivo per l’eccellenza della filatura italiana e internazionale”, ha dichiarato Raffaello Napoleone, AD di Pitti Immagine. “Abbiamo visto tre giornate intense di attività, con feedback molto positivi sulle nuove collezioni e sulla grande ricerca che le filature hanno presentato – a base di sostenibilità, filati performanti e creatività, spinti ai massimi livelli – a un pubblico qualificatissimo di designer, uffici stile e operatori del settore”.

Fanno da sfondo alla manifestazione le preoccupazioni dei produttori sull’aumento dei prezzi delle materie prime, soprattutto quelle pregiate, con le lane australiane che – si legge su fonti di stampa italiane – nel 2018 hanno già superato i prezzi record del 2017. Andamento simile anche per cashmere, alpaca e yak, riflesso del forte incremento della domanda di fibre naturali in Paesi come la Cina, a fronte di un’offerta che, sulla produzione delle pellami, sconta gli effetti dell’andamento climatico. Sui listini delle imprese si faranno inoltre sentire gli andamenti valutari, in primis il forte apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro americano, moneta di riferimento per la definizione dei prezzi verso gli Stati Uniti e altri mercati extra-europei.

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