ll Gucci Wooster store di SoHo

 

GUCCI STORE A SOHO

 

Apre il Gucci Wooster di SoHo: «Rivoluzioniamo la shopping experience»

Non un semplice negozio, ma un centro di creatività e innovazione: lo store Gucci Wooster – primo spazio della griffe nel quartiere newyorkese di SoHo, inaugurato il 6 maggio in Wooster street 63 – sperimenta nuove modalità di servizio alla clientela. In primis la presenza dei Gucci Connectors, “narratori” prima ancora che ambasciatori del brand, ma anche video e pareti interattive, per un’esperienza immersiva.

Lo spazio, di un migliaio di metri quadri, è in sintonia con il patrimonio storico e artistico di un quartiere che soprattutto negli anni Settanta e Ottanta ha incarnato l’ideale di un approccio libertario all’arte, alla moda, alla musica, alla letteratura e al cinema. Qui non era inusuale incontrare Jean Michel BasquiatAndy WarholKeith HaringBlondie e molti altri protagonisti di un’epoca irripetibile.

La sede è una ex fabbrica di matite, all’interno di un edificio con 155 anni di storia che occupa un intero isolato. L’integrità della struttura originaria è stata conservata, privilegiando muri di mattoni a vista, pavimenti in legno, soffitti rivestiti in stagno e mantenendo le colonne portanti.

Artigiani italiani hanno dipinto con tre motivi diversi i pavimenti, mentre le piastrelle originali in acciaio rappresentano il dna industriale della location.

Tra i colori spiccano tinte “very Gucci”, come il giallo e il bordeaux. Ovunque sono sparsi elementi d’arredo particolari, dai carrelli portabagagli ai mobili singoli con intarsi in pietra oppure ripresi dalle vecchie farmacie.

Ma non c’è solo vintage nello spazio, che si avvale di una parete interattiva a led e di video display in 3D, per i quali non sono necessari occhiali speciali. Questi schermi a tecnologia avanzata si trovano in una sala di visione accogliente e intima, dotata di cuffie Muzik create ad hoc e di poltrone in velluto, che in occasione dell’opening ospita la proiezione di un film originale. Prodotto in collaborazione con la rivista di arte contemporanea Frieze, èdiretto da Wu Tange preceduto da un corto di Adam Csoka Keller.

La pellicola fa parte di una serie che celebra il 30esimo anniversario della seconda Summer of Love, con l’esplosione della musica elettronica e della cultura rave in tutto il mondo, durante il biennio 1988-1989.

Le collezioni vengono integrate da numerose preview: questo è il primo store Gucci a offrire il nuovo assortimento Gucci DYI. Grazie a uno strumento digitale interattivo, il cliente visualizza subito l’articolo personalizzato, utilizzando la realtà aumentata.

Inoltre, due mesi prima di tutti gli altri monomarca, Gucci Wooster mostrerà in anteprima le proposte della collezione Gucci-Dapper Dan, il sarto di Harlem che ha avuto un ruolo chiave in questo progetto.

Ma non è l’unica collaborazione: per esempio John “Jellybean” Benitez, pilastro della club culture newyorkese degli Eighties e produttore delle prime canzoni di Madonna, è stato cooptato come dj resident fino all’inizio del 2019. Inoltre l’iconica testata Interview, creata da Andy Warhol, ristamperà per l’occasione il numero del dicembre 1985 sulla cui copertina appare appunto Madonna, arricchito da immagini e testimonianze dei residenti nel quartiere e da una carrellata dei luoghi più famosi, da The Odeon alla Judd Foundation.

Da sabato 5 maggio sono disponibili sul canale podcast di Gucci conversazioni con Jellybean, Anja Cronberg (fondatrice ed editor-in-chief della rivista Vestoj, qui coinvolta in un Q&A con Dapper Dan) e il regista Wu Tsang.

Tocco finale, i Gucci Connectors, ambasciatori della griffe che accolgono la clientela e, con la loro narrazione, la conducono metaforicamente per mano nel magico mondo ideato da Alessandro Michele. Tutto il contrario delle guardie che intimidiscono e allontanano dal negozio.

Come ha detto il numero uno di Gucci, Marco Bizzarri, in un’intervista riportata da BoF, «oggi i consumatori sono stanchi tanto dei punti vendita tradizionali, quanto di siti senza una forte fisionomia».

«Le giovani generazioni – ha sottolineato – non si interessano alla retail experience, semplicemente perché è la retail experience a non essere interessante».

Alessandro Sicuro

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