GUCCI AL THEATRE LE PALACE DI MONTMARTRE A PARIS

ANCORA  GLI  ANNI  70  E  80  E  IL  RINASCIMENTO  CULTURALE

ATMOSFERE APOCALITTICHE MA ANCHE LIRISMO E POESIA DI UN’EPOCA CHE HA CAMBIATO IL MONDO PER DARE VITA AD UN’ERA DI CONSAPEVOLEZZA. “PER CHI HA DECISO DI SAPERE, OVVIAMENTE”…

Gli anni Settanta e Ottanta. Il popolo della notte che si incontra al Théâtre Le Palace di Montmartre, ritrovo della musica underground e denso di ricordi. La voce sublime di Maria Callas e il rumore roboante del traffico. Il racconto anarchico e furioso del video Lady Macbeth di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, esponenti trasgressivi del teatro di ricerca italiano. Il tributo alla stella del rock Janis Joplin. E poi la voce delicata di Jane Birkin, in tailleur blu e senza artifici, chiamata a cantare live sulle note scritte da Serge Gainsbourg.

Atmosfere apocalittiche, ma anche lirismo e poesia. L’arte come catarsi e rifugio. Il lusso e il trash. Il caos come frontiera per nuove possibilità di senso.

Ancora una volta Alessandro Michele scrive un racconto, il suo racconto. Resiliente. Slegato da tutto. Incurante delle tendenze. E porta in scena (è proprio il caso di dirlo) una collezione che prosegue il flusso del Gucci-pensiero: barocca, teatrale, decadente, anche se meno esacerbata rispetto agli ultimi show.

Gli stilemi amati da Michele ci sono tutti: il lurex, le frange, le piume, il broccato, le stampe losanga, l’animalier, i classici check da nerd.

In un layering psichedelico spiccano abiti dalle maniche maxi, gonfiate a dismisura, il flash cromatico di verde, viola, giallo e fucsia per abiti spumeggianti nel gioco di follie e ruche, il clash di stampe, in una overdose decorativa.

E poi i cappelli a larghe falde, gli occhiali XXL, le borse a forma di Topolino, le collane hippy. Fino all’immagine finale, con tutti i protagonisti della pièce sul palcoscenico.

 

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