IL MADE IN ITALY ABBANDONATO DAL CREDITO

IL MADE IN ITALY IN CRISI SENZA CREDITO

QUESTO E’ IL RISULTATO DELLA FINE DEL CREDITO VERSO LE AZIENDE

A FRONTE DI UN AUMENTO DEI DEPOSITI +32% UN -18% DI PRESTITI

Le banche ‘abbandonano’ i distretti del made in Italy

Nel giro di sette anni, i finanziamenti destinati ai distretti della moda, dell’occhialeria, del mobile, della gioielleria, dell’agroalimentare sono crollati di 57 miliardi, e i loro territori hanno perso due sportelli su dieci. Questo è quanto emerge dal report stilato da First Cisl, sindacato dei lavoratori delle banche e della finanza (Federazione italiana reti dei servizi del terziario), riguardante l’andamento della bancarizzazione dei distretti industriali del made in Italy, oggetto, come spiegato, di una fuga delle banche fra il 2010 e il 2017.

Dall’esplosione della crisi, i distretti produttivi hanno perso il 20% degli sportelli bancari, cui si aggiunge un calo dei prestiti (-18%), a fronte di depositi in aumento (+32 per cento). “Neanche ai territori di maggior successo è risparmiato l’arretramento”, ha spiegato Riccardo Colombani, responsabile dell’ufficio studi di First Cisl. “Secondo il rapporto sui distretti redatto da Intesa Sanpaolo, ai vertici per performance e redditività figurano l’occhialeria di Belluno, il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene e i salumi di Parma: ebbene, in sette anni, il primo ha perso il 25% delle filiali, il secondo il 34% e il terzo il 16%, con cali nei finanziamenti che vanno dal 13% del sistema locale di Parma al 42% di Longarone, passando per il 31% di Valdobbiadene, il 33% di Pieve di Cadore o il 24% di Langhirano. Le dinamiche contrastanti di alcuni comparti sono in parte motivate anche dai dissesti bancari”.

“La crisi della Popolare di Vicenza trova riflesso nel calo del 25% delle filiali e del 29% dei prestiti nel distretto orafo di Vicenza, mentre calano un po’ meno sportelli e impieghi del distretto orafo di Arezzo, sede di Banca Etruria, con discese del 19% e del 24 per cento”.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, invece, “scendono il tessile toscano di Prato e quello emiliano di Carpi, che vedono rispettivamente il 29% e il 20% di chiusure di filiali, ma regge il comparto lombardo delle calze tra Castiglione delle Stiviere e Castel Goffredo, che hanno perso solo una filiale ogni dieci”.

Mentre, nel conciario, “flette Arzignano, nel Vicentino, con un calo del 26% nel presidio e del 23% nei finanziamenti, mentre il sistema campano di Solofra conserva tutte le filiali e cresce del 20% nei prestiti, in controtendenza sulla media nazionale”.

“Auspichiamo che le imprese facciano fronte comune con i risparmiatori e i lavoratori bancari per costituire nelle banche dei voting trust che condizionino il voto delle assemblee a scelte socialmente utili per il territorio, a partire dalla capillarità del servizio”, ha detto Giulio Romani, segretario generale di First Cisl.

 

Alessandro Sicuro Comunication

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