ITALIA – UE CON LE PROVE DI FORZA NON VINCE NESSUNO L’EUROPA A UN PASSO DALLA ROTTURA

CHI DI SPREAD FERISCE DI SPREAD PERISCE SONO IN MOLTI A CREDERE CHE LA LINEA DURA DELL’UE POTREBBE ESSERGLI FATALE

L’attenzione dei media sullo spread e sui mercati in questi giorni appare del tutto eccessiva e fuori luogo.

Lo spread come tutti sapranno è la differenza di rendimento tra i titoli decennali italiani ed i bund tedeschi. Che oggi 19 ottobre ha chiuso a quota 314. Quando questa forbice si allarga è indice che gli investitori vanno ad acquisire più quelli tedeschi che quelli italiani. Questo significa anche che hanno più fiducia nell’economia tedesca piuttosto che in quella italiana. Si tratta tuttavia di una fiducia di previsione ed in qualche modo speculativa che non può essere presa come termine di valore assoluto in quanto, primo i mercati sono estremamente emotivi e secondo le oscillazioni dello spread sono fortemente dovute ai movimenti dei CDS ( Credit Default Swap ). Molti acquirenti di BTP comprano infatti CDS senza usare i BTP ma sfruttando i CDS non come derivato assicurativo di copertura ma come puro e semplice strumento speculativo.

Quanto ai mercati in senso più ampio sono comunque un “luogo” dove soggetti grandi e piccoli effettuano manovre di investimento, quindi anche queste non termometro dell’economia reale di un paese ma solo manovre di previsione, tese anche a tentare di ottenere risposte positive nell’immediato, spesso sfruttando la componente emozionale del sistema borsistico. Per farla semplice degli strumenti ed un posto in cui persone e società scommettono per ottenere dei risultati finanziari non possono essere considerati luogo del tutto appropriato per indicare lo stato effettivo dell’economia reale. Viene quindi il sospetto che alcuni giochino allo spread per ottenere vantaggi economici ed altri per fini politici. L’Unione Europea teme in realtà il successo della manovra del governo, come sostiene anche il professor A. M. Rinaldi. Docente di economia politica alla Link Campus di Roma, allievo del ministro Paolo Savona e considerato uno degli economisti di riferimento per il governo.

Con questa manovra, l’attuale esecutivo italiano va a sovvertire i dogmi fino ad ora imposti dalla governance europea, con l’obiettivo di puntare su crescita, occupazione e contrasto alla povertà. In caso di successo sarebbe uno smacco enorme per chi fino ad oggi ha professato politiche diverse e non accetta su queste alcun dibattito.

Le strategie volute ed imposte da Bruxelles non hanno dato risultati. Se questo governo ci riuscisse, per di più ribaltando gli attuali paradigmi economici, sarebbe una sconfitta per l’Europa di oggi ed avrebbe enormi conseguenze sul suo status attuale e futuro nonché sulle prossime elezioni europee. Questo creerebbe un precedente che gli altri paesi potrebbero sentirsi più che legittimati a seguire. Tutto ciò spaventa terribilmente l’Unione Europea come oggi viene concepita.

Tra l’altro le politiche di Bruxelles in tutti questi anni hanno avuto l’effetto di far diventare l’Italia un outlet a cielo aperto, perché da noi non sono mai stati attivati i meccanismi di protezione per le aziende di interesse strategico nazionale, cosa che invece è stata fatta sia in Francia che in Germania.

Il timore di questa classe dirigente di vedere ribaltata la sua Europa a due velocità, di cui la più vantaggiosa è quella di chi comanda e che si è costruita una casa europea ad hoc, è forte. Questo la dice lunga sul comportamento isterico dei mercati e sulle molte dichiarazioni fuori luogo che si sono sentite in questi giorni. Sono piuttosto quelle dichiarazioni che hanno fatto perdere alle borse e quindi ai risparmi degli italiani.

I Commissari europei in quanto burocrati non eletti, dovrebbero moderare i termini, visto e considerato che parlano dall’alto di una carica di un certo prestigio e spesso a mercati aperti. Dichiarazioni mai sentite in precedenza.

Ci sono poi due ultime cose da sottolineare, anche queste significative di come si voglia far andare il pensiero di lettori ed elettori in un unica direzione.

Per prima cosa va sottolineato che una uscita dell’Italia dall’Euro non è pensabile anche perché sarebbe uno svantaggio per tutti, primi tra tutti i tedeschi. La Germania si avvale di un surplus commerciale superiore a quello della Cina, sforando tutte le regole Ue, con il silenzio assenso di tutti i paesi membri. In questo modo traggono vantaggio da una moneta che per loro è notevolmente sottovalutata grazie proprio alla presenza di paesi come l’italia. In parole povere: se avessero ancora il Marco, non esporterebbero nemmeno un pacchetto di fiammiferi. Se noi uscissimo dall’euro, determineremmo un crollo dell’economia tedesca. ( cit. Prof. Antonio Maria Rinaldi )

Pare inoltre gravissimo come non sia stato messo in altrettanta evidenza ciò che ha detto il Ministro Savona durante un incontro con la stampa estera in cui ha espresso la disponibilità del governo a fare una verifica ogni 3 mesi sull’andamento della manovra per apportare eventuali aggiustamenti. Questa è la massima garanzia che si possa dare a chi, in Unione Europea, teme che l’Italia stia facendo una manovra sconsiderata.

Non solo, l’esecutivo ha anche aperto alla revisione dei 2,4 punti di deficit, per il 2020 e 2021. Si tratta di un passo enorme verso le esigenze dell’Ue, che ora dovrebbe fare lo stesso con le esigenze italiane. ( cit. Prof. Antonio Maria Rinaldi )

L’Italia non deve lasciarsi intimorire da nessuno con ultimatum o dichiarazioni fuori luogo. Queste appaiono piuttosto come l’ultima risorsa di chi si oppone alla novità, ferocemente attaccato ai suoi credo e, pare, anche alle sue poltrone. Il contratto elettorale è articolato in vari punti, sono necessari alla crescita di questo martoriato paese preda ormai da troppi anni di scorribande finanziarie e di imposizioni dall’alto. Tutte peraltro risultate vane in termini di crescita e sviluppo. L’Italia è famosa per la sua storia e per il suo patrimonio artistico. Vorremmo non fossero solo ricordi ma punto di riferimento per dimostrare che questo Paese ha ancora molto da dire e da dare. Unione Europea compresa.

Proprio mentre stiamo scrivendo l’articolo arriva la notizia del declassamento di Moody’s. L’atteso e temuto declassamento da parte dell’agenzia di rating è un gradino in meno da Baa2 a Baa3, tuttavia nell’annunciare la decisione l’agenzia ha anche comunicato di aver riportato a “stabile”, l’outlook. Meno affidabili ma più stabili dunque.

Alessandro Sicuro Comunication

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