Novembre 24, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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CARRARA CALA L’EXPORT DEL MARMO MA L’OTTIMA QUOTAZIONE SUI MERCATI FRENA I TIMORI

 

 
Il calo di attività del 2020, legato all’emergenza Covid, ha coinvolto anche il distretto del marmo di Carrara: l’export è sceso del 40%, ma l’unicità che contraddistingue la materia prima made in Italy, e il posizionamento sui mercati internazionali, frenano i timori.
 
L’estrazione diminuisce di anno in anno (-19% le quantità escavate rispetto al 2001, -3,3% rispetto al 2011), mentre il valore della produzione 2019 è arrivato a sfiorare 1 miliardo, per il 69% esportata; all’estero sono finiti blocchi e lastre per 244 milioni e marmi lavorati per quasi il doppio del valore, 443 milioni. Ma il dato che maggiormente interessa al territorio è la ricaduta economica del settore lapideo: l’ultimo Bilancio Sostenibilità Lapideo, commissionato dagli industriali a Alts-Alta Scuola Imprese e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha stimato un impatto sulla provincia apuana superiore a 600 milioni di euro, ottenuto sommando gran parte dei 145 milioni di stipendi pagati ai lavoratori (il 95% abita nella zona); quasi 10 milioni restituiti al sistema bancario; più di 75 milioni di imposte e tasse pagate (tra cui 28,5 milioni della cosiddetta ‘tassa marmi’); buona parte delle somme (603 milioni) versate ai fornitori per l’acquisto di materie prime e servizi.
 
Più del 40% dei blocchi di marmo viene lavorato nella provincia di Massa Carrara. “Il marmo assicura il 24% del Pil locale, con più di 1.200 aziende, 5mila lavoratori diretti e circa tremila dell’indotto – ha dichiarato a Il Sole 24 Ore Matteo Venturi, eletto da pochi giorni vicepresidente di Confindustria Livorno-Massa Carrara delegato a rappresentare gli industriali dell’area apuana – ed è sempre più attento all’ambiente e al riciclo grazie a Carrara Marble Way, la società nata per trattare e riutilizzare i derivati di cava”.
 
Dal momento che si tratta del motore trainante del territorio, gli industriali si dicono disposti a investire, si legge sul quotidiano economico. “Grazie alle nuove norme e al dialogo aperto con Comune e Regione vogliamo rafforzare la filiera investendo per trasformare ‘a valle’ quello che si è estratto ‘a monte’ – ha aggiunto Venturi -. La condizione è avere chiarezza sulla durata delle concessioni, perché se una pala meccanica costa 700mila euro non posso avere una prospettiva di breve durata”.



 

Alessandro Sicuro

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