Novembre 25, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

PER IL PATRON DI WHITE L’OVERDOSE DIGITAL PORTERA’ UNA RISCOSSA DEGLI EVENTI FISICI

Nel primo lockdown tutti si sono buttati sul digitale e ora, soprattutto nelle zone rosse, si assisterà a una replica. Ma dire che l’offline esce sminuito da questa supremazia forzata è stare in superficie. La realtà è molto più sfaccettata, come è emerso stamattina da una diretta Instagram in cui Massimiliano Bizzi, fondatore di White, è stato intervistato dal nostro direttore Marc Sondermann.

Già nel primo periodo di chiusura Bizzi è andato controcorrente, facendo squadra con le showroom, i buyer, Camera Moda e i brand affinché la fashion week di settembre non fosse solo virtuale. Un impegno collettivo, sfociato nel movimento Milano Loves Italy e in una settimana della moda in cui la componente fisica è stata incisiva, portando una ventata di vitalità alla città e a zona Tortona, epicentro di White. Ora, alle prese con un nuovo periodo di chiusura che in Lombardia e in altre regioni è pesante, ci si torna a chiedere dove stiamo andando.

Una domanda a cui Bizzi risponde con le idee chiare. «Non dobbiamo cadere nella trappola di considerare questo periodo la nuova normalità – ha esordito -. Siamo di fronte a un evento straordinario, che oggi ci condiziona ma che domani passerà. Il panico di questi mesi ci ha portati a buttarci sul digitale, ma la realtà è che siamo animali sociali».

«Con le restrizioni e lo smart working – ha proseguito – la gente si è trovata ad abbruttirsi in casa e a non consumare. Sono sicuro che appena potrà, come in parte si è già visto nei mesi estivi e in settembre, reagirà a questa situazione. Persino i bambini, che per definizione non amano andare a scuola, non vedono l’ora di tornarci se costretti alla didattica a distanza».

«Sia chiaro, non intendo demonizzare l’online – ha precisato -. Ben vengano la modernità e i mezzi che riducono le distanze. Tuttavia, come dicevo, l’emergenza finirà e allora, dopo un anno e passa in casa, ci verrà l’impulso di buttare il cellulare dalla finestra, altro che starci incollati per giornate intere. Vorremo rivedere gli amici, fare un aperitivo, andare nei negozi. E noi del settore dovremo farci trovare pronti, visto che la moda è emozione e se si spegne la miccia, si spegne tutto».

«Prima della pandemia – ha ribadito – la tendenza era stare connessi per ore e le aziende hanno agito di conseguenza nelle loro strategie. Il dilagare del virus ha messo a nudo le debolezze legate a questo stile di vita. Che poi non è la vita vera, quella che le persone cercano e cercheranno ancora di più in futuro».

Bizzi è tornato su una proposta che ha lanciato qualche giorno fa: «Occorrono fantasia e coraggio, idee straordinarie, appunto, che non diventeranno la regola ma che ci consentiranno di affrontare al meglio l’eccezione. Bisogna unirsi per organizzare a fine febbraio o addirittura a marzo (per esempio il 21 di questo mese) una grande manifestazione del made in Italy».

Non ha senso, secondo il patron di White, far muovere i buyer più volte nei primi due mesi del 2021. Meglio convogliarli in un appuntamento forte in presenza, con un’unica data e possibilmente in un’unica città: «I vantaggi sono tre. Primo, verrà più gente; secondo, si agevoleranno i compratori nei loro spostamenti; terzo, gli investimenti nostri e del governo varranno quattro volte di più».

Tra l’altro, «la stagione di riferimento sarà l’autunno-inverno 2021/2022, fondamentale per la ripartenza dei consumi. Deve quindi essere presentata in modo strategico, senza disperdere energie, per il bene del sistema».

Nessun evento virtuale ha “bucato”, ha fatto notare Bizzi e Sondermann ha aggiunto: «Il digitale funziona se fa da moltiplicatore del fermento fisico». Il direttore di Fashion è andato oltre, estendendo il discorso alle piattaforme «che vanno usate in modo direi “sovversivo”, per dare visibilità ai marchi del territorio, a chilometro zero, sostenibili, in sintesi alla moltitudine dell’imprenditorialità italiana».

«L’importante è connotarsi come protagonisti attivi, anche nel digitale – ha aggiunto Bizzi – e non lasciarsi dominare passivamente». Digitale che «può essere cultura, ma in certi casi non funziona: penso per esempio alle riunioni fatte dal divano di casa. Guardarsi negli occhi è un’altra cosa».

Mentre Sondermann ha ricordato la resilienza di noi italiani, «un popolo vagamente anarchico, garibaldino, che non vede l’ora di poter sfoggiare il suo umanesimo reagendo positivamente a quello che sta accadendo», Bizzi senza mezzi termini ha concluso che adesso, ancora più che a marzo, ci vogliono gli attributi: «Resistiamo e ripartiremo ancora più forti. Non dimentichiamo mai che facciamo un grande mestiere e che dobbiamo far reinnamorare della moda soprattutto i giovani».

 


 

Alessandro Sicuro

Alessandro Sure Wordpress - Alessandro Sicuro Facebook - Alessandro Sicuro Twitter - Alessandro Sure Instagram - Alessandro Sicuro

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: