Il Chianti Classico è non solo una delle denominazioni italiane più rinomate a livello globale, ma anche tra le prime ad aver puntato sulla produzione biologica e la protezione della biodiversità. La conversione all’agricoltura biologica è uno dei trend più positivi degli ultimi anni, con il 18% delle vigne italiane certificate biologiche e Sicilia, Puglia e Toscana in testa. La denominazione Chianti Classico vanta circa il 54% della sua superficie certificata biologica.
Il Biodistretto del Chianti Classico è una realtà dinamica che sta lavorando per ottenere il riconoscimento ufficiale da parte della Regione. Il riconoscimento consentirà una collaborazione più strutturata con gli enti pubblici e l’accesso ai finanziamenti regionali. Gli obiettivi del Biodistretto sono ampi e riguardano l’agricoltura, il turismo, la formazione e la comunicazione.
Per un’azienda vinicola biologica, la sostenibilità è un concetto ampio che include l’attenzione all’uso dell’energia, al miglioramento del suolo, agli aspetti sociali e molto altro. Alcune aziende scelgono di concentrarsi sulla sostenibilità piuttosto che sulla certificazione biologica, mentre altre optano per entrambe le soluzioni. Gionata Pulignani, direttore tecnico di Marchesi Mazzei, ritiene che la sostenibilità sia un concetto più ampio e strutturato, sebbene abusato e difficile da comunicare al consumatore. Le aziende Marchesi Mazzei hanno scelto di seguire percorsi diversi in termini di certificazioni, con alcune proprietà certificate biologiche e altre che puntano a certificazioni di sostenibilità.
Castello di Meleto, con una vasta superficie di vigneti a Gaiole, adotta una filosofia produttiva sostenibile e biologica da anni. La sostenibilità ambientale viene implementata attraverso diversi approcci, tra cui il mantenimento del bosco e la riduzione delle emissioni di CO2.
Anche l’azienda Lamole di Lamole ha intrapreso la conversione biologica nel 2005. Andrea Daldin, enologo dell’azienda, sottolinea che un buon vino nasce in un ambiente sano, e l’approccio biologico ha reso le viti più resistenti, permettendo loro di affrontare parassiti, funghi e cambiamenti climatici estremi senza aiuti esterni.
Il biologico è considerato una garanzia per il prodotto, ma racconta solo una parte della filosofia dell’azienda produttrice. La sostenibilità si estende oltre il prodotto finito all’intera filiera, coinvolgendo territorio, fornitori, collaboratori e consumatori. Pertanto, molte aziende puntano a un approccio sostenibile ancor prima di essere biologiche, considerando la sostenibilità non solo in relazione all’ambiente, ma anche alle persone che vivono e lavorano in esso. In sintesi, sia la produzione biologica che quella sostenibile rappresentano direzioni importanti per il settore vinicolo, con l’obiettivo comune di preservare la fertilità del suolo, rispettare l’ambiente e promuovere la biodiversità.
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