VENEZIA 2025
La 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica alza oggi il sipario sul Lido. A guidare la cerimonia inaugurale è Emanuela Fanelli, scelta non casuale: ironica, spiazzante, capace di portare leggerezza dentro un rito che solitamente vive di formalità.
Il Concorso si apre con La Grazia, nuovo film di Paolo Sorrentino, che torna a Venezia con il suo attore-feticcio Toni Servillo e con Anna Ferzetti. Una storia che mette al centro il ruolo di un Presidente della Repubblica e i dilemmi che accompagnano il potere quando si trova davanti a scelte etiche e politiche. Sorrentino non cambia pelle: continua a raccontare il nostro tempo attraverso figure che oscillano tra grandezza e fragilità, in quell’equilibrio sottile dove la realtà diventa parabola.
Accanto a lui, a inaugurare la sezione Orizzonti, arriva Mother della regista macedone Teona Strugar Mitevska, con una intensa Noomi Rapace. Un segnale preciso: il festival guarda tanto al cinema italiano quanto alle nuove voci europee.
La serata inaugurale non è solo apertura di concorso. È anche celebrazione: il Leone d’Oro alla carriera va a Werner Herzog, cineasta visionario e inclassificabile, capace di attraversare l’Amazzonia in Fitzcarraldo come di esplorare i ghiacci dell’Antartide. A rendergli omaggio con una laudatio sarà Francis Ford Coppola, amico e collega che condivide con lui la tensione verso l’impossibile. Un momento che unisce due giganti, diversissimi eppure speculari: l’epica americana e la vertigine tedesca.
Sul tappeto rosso scorrono volti noti e glamour internazionale. Cate Blanchett e Julia Roberts sono tra le star più attese di questa edizione, ma il red carpet non è stato solo passerella: un flash mob ha ricordato la tragedia della guerra a Gaza, trasformando l’inaugurazione in un atto anche politico.
Il programma di Venezia 82 porta in concorso ventuno titoli. Oltre a Sorrentino, cinque sono italiani: Duse di Pietro Marcello, Elisa di Leonardo Di Costanzo, Un film fatto per Bene di Franco Maresco e Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi. Dal panorama internazionale arrivano lavori attesissimi: Yorgos Lanthimos con Bugonia, Guillermo del Toro con la sua rilettura di Frankenstein, Noah Baumbach con Jay Kelly, Olivier Assayas con The Wizard of the Kremlin, Kathryn Bigelow con A House of Dynamite.
Fuori concorso spiccano titoli di grande richiamo mediatico: After the Hunt – Dopo la caccia di Luca Guadagnino, con Julia Roberts protagonista, e Chien 51 di *Cédric Jimenez, scelto come film di chiusura. Tra i documentari, due chicche: Ghost Elephants dello stesso Herzog e Megadoc, dietro le quinte del nuovo kolossal di Coppola, Megalopolis.
Completano il mosaico le sezioni parallele: Venezia Classici, con restauri e omaggi a maestri del passato; la Settimana della Critica e le Giornate degli Autori, fucina di cinema indipendente e sperimentale.
Venezia si conferma così non soltanto come vetrina scintillante, ma come luogo dove il cinema torna ad avere il coraggio di interrogare la realtà. È la sua natura più autentica: specchio che riflette, ma anche lente che deforma e ci costringe a guardare oltre.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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