Ottobre 31, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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QUANDO L’AUDIOVISIVO DIVENTA SISTEMA: CHE COSA RESTA DELL’OPERA?

Nel momento di massima smaterializzazione dell’immagine, Odissea di Christopher Nolan sceglie la fisicità estrema della pellicola IMAX. Ma sarebbe un errore trasformarlo in un elogio nostalgico dell’analogico. Nolan non torna indietro: sceglie una tecnologia perché serve alla propria idea di cinema. Questo ci porta immediatamente alla domanda vera: oggi è ancora la tecnologia a servire l’opera o sempre più spesso è l’opera a essere progettata per adattarsi alla tecnologia e al mercato?

L’audiovisivo non è più soltanto un’opera da realizzare e mostrare. È diventato un ecosistema nel quale creatività, tecnologia, distribuzione, finanza, piattaforme, algoritmi e comunicazione intervengono sempre più spesso prima ancora che l’opera arrivi al pubblico.

Le piattaforme hanno allargato enormemente l’accesso ai contenuti, modificato distribuzione e consumo e creato nuovi spazi produttivi. Ma hanno anche introdotto una quantità di informazioni sul comportamento del pubblico che prima l’industria non possedeva. Sappiamo cosa viene visto, quando viene abbandonato, cosa viene cercato, cosa trattiene l’attenzione. Il dato diventa parte della strategia editoriale.

A quel punto arriva l’AI, ma non come capitolo separato. È un’accelerazione dello stesso processo. Scrittura, previsualizzazione, produzione, postproduzione, localizzazione, marketing: la macchina audiovisiva acquisisce strumenti capaci di ridurre tempi e costi e moltiplicare le possibilità. Il problema interessante non è stabilire se siano buoni o cattivi. È chiedersi chi conserva la direzione creativa quando gli strumenti diventano capaci anche di suggerire cosa produrre e come produrlo.

Qui entra la finanza. Al MIA non ci sono soltanto registi e produttori: ci sono investitori, distributori, broadcaster, piattaforme, sales agent. Un progetto deve essere finanziabile, vendibile, esportabile, comunicabile. Tutto legittimo. Ma più questi criteri entrano a monte della creazione, più diventa sottile il confine tra costruire le condizioni affinché un’opera possa esistere e costruire l’opera affinché soddisfi quelle condizioni.

Ed eccoci a Venezia. La domanda che avevamo individuato lì diventa molto più grande: quanto del cinema contemporaneo nasce ancora da qualcosa che un autore sente necessario raccontare e quanto viene invece progettato sulla base di ciò che produttori, piattaforme, algoritmi, festival e pubblico dovrebbero voler vedere?

Non serve dare una risposta ideologica. Anzi, la forza sta proprio nel non contrapporre vecchio e nuovo. Nolan e Netflix, pellicola e algoritmo, sala e streaming non sono necessariamente nemici. Sono manifestazioni differenti dello stesso audiovisivo contemporaneo.

Forse la questione non è scegliere tra analogico e digitale, sala e piattaforma, creatività e intelligenza artificiale. È stabilire chi viene prima. Perché quando tecnologia, mercato e comunicazione precedono l’identità dell’opera, il rischio non è soltanto produrre un cinema diverso. È produrre un cinema perfettamente progettato per funzionare, ma sempre meno capace di dire perché esiste.

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication

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