Un’indagine Ipsos Doxa rivela la forza di una denominazione italiana e, insieme, il limite di una comunicazione che ha reso celebre il nome più del metodo produttivo.
Il 94% degli italiani conosce Franciacorta, ma soltanto il 42% dichiara di sapere correttamente come viene prodotto. Due numeri che, letti insieme, raccontano un caso particolarmente interessante di costruzione della reputazione. Il nome è ormai familiare a quasi tutti, mentre la cultura del prodotto fatica a raggiungere la stessa diffusione.
La ricerca Ipsos Doxa, commissionata dal Consorzio Franciacorta e presentata il 20 ottobre all’Università IULM di Milano, offre altri elementi. Il 75% degli intervistati dichiara di averlo assaggiato almeno una volta e la metà lo consuma con frequenza variabile. La notorietà, dunque, si traduce almeno in parte in esperienza diretta, ma rimane una distanza evidente tra riconoscimento del marchio territoriale e comprensione delle sue caratteristiche.
Franciacorta rappresenta uno dei casi italiani in cui una denominazione geografica è riuscita a conquistare una posizione culturale autonoma. La presenza nella moda, nello sport e negli eventi internazionali ha contribuito a collocare queste bollicine in un immaginario associato alle occasioni importanti. Una strategia di comunicazione che ha funzionato, almeno sul piano della riconoscibilità.
Resta però da raccontare ciò che si trova dentro la bottiglia. Il Franciacorta viene prodotto con il metodo della rifermentazione in bottiglia, attraverso lavorazioni e tempi disciplinati che richiedono competenze specifiche. È proprio questo patrimonio produttivo che rischia di restare sullo sfondo quando l’immagine del prodotto diventa più conosciuta del lavoro necessario per realizzarlo.
C’è anche una questione geografica. Soltanto il 48% degli italiani sa collocare correttamente la Franciacorta tra le province di Brescia e Bergamo. Eppure, fra coloro che hanno visitato il territorio, il 51% dichiara una maggiore propensione all’acquisto. Un dato che suggerisce quanto possa essere importante mostrare i luoghi e le persone della produzione.
Il valore di un’eccellenza italiana non si esaurisce nella sua reputazione commerciale. Ha bisogno di contenuti capaci di spiegare perché un prodotto è diverso da un altro e quali competenze ne determinano la qualità.
Il Consorzio ha costruito una notorietà di cui poche denominazioni possono disporre. La prossima sfida riguarda la profondità del racconto. Perché conoscere un nome è relativamente facile; riconoscere il lavoro che quel nome rappresenta richiede una cultura più difficile da costruire.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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