Carl Gustav Jung ha dedicato la vita allo studio della mente umana, ma ridurlo alla sola psicologia sarebbe limitativo. È questo uno degli aspetti che ho sempre apprezzato di lui.
Partì vicino a Freud, poi prese un’altra strada. Freud concentrò gran parte della propria ricerca sull’inconscio individuale, sull’infanzia, sulla rimozione e sulla sessualità. Jung non negò tutto questo, ma andò oltre.
Parlò di inconscio collettivo, archetipi, simboli, sogni. Studiò religioni, miti, alchimia e arrivò al concetto di sincronicità. Argomenti che ancora oggi dividono, ma che dimostrano quanto fosse disposto a esplorare anche ciò che non trovava una spiegazione immediata.
È forse questa la ragione per cui lo sento più vicino di Freud.
Jung non guarda soltanto a ciò che ci è successo. Cerca di capire che cosa possiamo fare con ciò che siamo diventati. E quando parla dell’Ombra, di quella parte di noi che tendiamo a nascondere o a proiettare sugli altri, tocca un tema che considero ancora attualissimo.
Conoscere se stessi, in fondo, significa anche avere il coraggio di incontrare ciò che di noi ci piace meno.
Da qui queste venti riflessioni, alcune durissime, altre quasi disarmanti nella loro semplicità.
1) «Non aggrapparti a qualcuno che se ne va, altrimenti non sarà possibile incontrare chi sta per arrivare.»
2) «Tutto ciò che ci infastidisce negli altri può portare a una maggiore comprensione di noi stessi.»
3) «L’incontro tra due personalità è come il contatto tra sostanze : se c’è qualche reazione, entrambe si trasformano.»
4) «Lodare e predicare la luce non serve a nulla, se non c’è nessuno che possa vederla. Sarebbe invece necessario insegnare all’uomo l’arte di vedere.»
5) «Conoscere le nostre paure è il metodo migliore per occuparci delle paure degli altri.»
6) «Se sei una persona di talento, questo non significa che hai vinto qualcosa. Significa che hai qualcosa da offrire.»
7) «Gli errori sono, dopotutto, il fondamento della verità. Se un uomo non sa cosa sia un determinato oggetto, sarà pronto ad aumentare la propria conoscenza.»
8) «La vostra visione diventerà chiara solo quando guarderete nel vostro cuore. Chi guarda all’esterno sogna. Chi guarda all’interno apre gli occhi.»
9) «La gente farebbe qualsiasi cosa, non importa quanto sia assurda, per evitare di guardare la propria anima.»
10) «La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dall’incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili.»
11) «La depressione è una signora vestita di nero che bisogna far sedere alla propria tavola e ascoltare.»
12) «Un uomo che non è passato attraverso l’inferno delle proprie passioni non potrà mai superarle.»
13) «La vostra percezione sarà chiara solo quando potrete guardare dentro la vostra anima.»
14) «Il pendolo della mente oscilla tra senso e non senso, non tra giusto e sbagliato.»
15) «Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario e l’amicizia fiorisce soltanto quando un individuo è memore della propria individualità e non si identifica più negli altri.»
16) «Un sogno è una porta nascosta nel santuario più profondo e più intimo dell’anima.»
17) «Pensiamo di conoscere totalmente noi stessi. Tuttavia, un amico può facilmente rivelarci qualcosa su di noi di cui non abbiamo assolutamente idea.»
18) «Non sono quello che mi è successo, sono quello che ho scelto di essere.»
19) «È un peccato che noi teniamo conto delle lezioni della vita soltanto quando non ci servono più a niente.»
20) «Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi.»
Rilette oggi, queste frasi hanno ancora un filo comune molto evidente: prima di giudicare ciò che abbiamo davanti, sarebbe utile capire che cosa stiamo portando noi dentro quello sguardo. È forse questa la cosa che continuo ad apprezzare maggiormente in Jung: non ci offre molte vie di fuga da noi stessi.
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