Siete arrivati al punto di chiedere all’intelligenza artificiale persino come scrivere un’email. A ricordarcelo è Jenna Ortega, ospite della Festa del Cinema di Roma con Klara e il Sole, diretto da Taika Waititi e tratto dal romanzo di Kazuo Ishiguro.
Nel film, Josie è una ragazza malata. Per farle compagnia viene acquistata Klara, un’androide capace di osservare il comportamento umano e imparare dalle persone che incontra. È singolare pensare a quanto siamo disposti a investire per costruire macchine capaci di ascoltarci, mentre trovare qualcuno che abbia davvero tempo per farlo diventa sempre più difficile.
A Roma, Ortega ha parlato anche di un disagio che conosce bene la sua generazione. L’ansia nei rapporti personali, la facilità con cui ci si rifugia nella comunicazione digitale, la difficoltà di sostenere un incontro senza la protezione di uno schermo. Ha 24 anni e conosce dall’interno un mondo nel quale l’immagine pubblica passa continuamente attraverso i social.
C’è un precedente cinematografico che vale la pena ricordare: Her, diretto da Spike Jonze nel 2013. Joaquin Phoenix interpreta un uomo che si innamora di Samantha, la voce di un sistema operativo. Allora l’idea sembrava piuttosto lontana. Oggi sono disponibili applicazioni che simulano amicizie e relazioni sentimentali. Il confronto con quel film è diventato inevitabile.
Personalmente considero l’intelligenza artificiale un buon assistente. Può essere preziosa nella ricerca di documenti, nella consultazione degli archivi, nell’organizzazione del lavoro e nella gestione delle comunicazioni. Ma non le affiderei mai, senza una precisa direzione e un controllo attento, la costruzione di un articolo, di un contratto o di un progetto creativo. Questi sistemi possono commettere errori, inventare informazioni e presentarle con una sicurezza che spesso trae in inganno. La responsabilità e le scelte devono rimanere di chi li utilizza.
È proprio questa distinzione che ritrovo, sotto un’altra forma, nelle preoccupazioni espresse da Jenna Ortega. Il rischio nasce quando la comodità prende il posto dell’iniziativa personale e cominciamo ad affidare alla tecnologia persino il modo di comunicare i nostri sentimenti.
Non credo che le macchine possano sostituire la complessità delle relazioni umane. Ma temo che qualcuno, abituandosi a una compagnia sempre disponibile, prevedibile e apparentemente comprensiva, possa finire per preferirla alla fatica di confrontarsi con una persona vera.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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