A Parigi, durante l’ultima Fashion Week, il termometro ha raggiunto i 28 gradi. Nelle strade si vedevano ancora magliette e pantaloni corti, mentre le vetrine proponevano cappotti, giacche pesanti e collezioni autunno-inverno. Una contraddizione che comincia a pesare seriamente sui conti delle aziende.
Il problema è stato sollevato anche da Reuters, che il 7 ottobre ha dedicato un approfondimento agli effetti delle temperature sempre più alte sul calendario della moda. Gli autunni si allungano, il freddo arriva più tardi e il consumatore rinvia gli acquisti invernali. Nel frattempo i negozi si riempiono di merce che rischia di arrivare ai saldi prima ancora di essere stata indossata.
Per chi conosce la produzione e la distribuzione dell’abbigliamento, la questione è piuttosto evidente. Le collezioni vengono progettate con molti mesi di anticipo, gli ordini si raccolgono quando ancora non si conoscono le condizioni climatiche della stagione successiva e le consegne seguono programmi commerciali consolidati. Ma oggi quei programmi cominciano a mostrare i loro limiti.
Nicolas Ghesquière, da Louis Vuitton, ha riconosciuto l’influenza delle ondate di calore sulle proprie scelte creative, introducendo tessuti più leggeri e costruzioni meno pesanti. È un segnale interessante, perché il cambiamento riguarda anche il modo di concepire l’abito, non soltanto il momento in cui venderlo.
Personalmente credo che il settore debba rivedere soprattutto la composizione delle collezioni. Meno capi concepiti per poche settimane di freddo, maggiore attenzione ai pesi intermedi, ai tessuti e alla possibilità di utilizzare lo stesso indumento per periodi più lunghi. Senza dimenticare che un cappotto invenduto rappresenta capitale immobilizzato, con conseguenze sui margini e sulla stagione successiva.
La moda continua a presentare primavera-estate e autunno-inverno secondo un calendario che appartiene alla sua storia industriale. Il clima, però, non rispetta più quelle scadenze. E i consumatori, comprensibilmente, si vestono secondo la temperatura che trovano fuori dalla porta, non secondo quella prevista dai programmi delle maison.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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