Loretta Napoleoni un’altra opinionista che deve essere ascoltata.

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Loretta Napoleoni:

“La democrazia è a rischio: vi spiego perché l’Italia deve rimettere in discussione l’euro”

Quel che resta dopo tre anni di crisi è un’Europa che “cannibalizza se stessa”, ampliando la distanza tra Nord e Sud e rendendo i Paesi periferici “economicamente e moralmente sudditi” a causa del debito sovrano. Prima del baratro, c’è l’urgenza di di risolvere un problema: come svincolarsi dal giogo del debito sovrano che crea un moderno “sistema coloniale” per il quale a pagare le spese sono i cittadini. Vedi alla voce Grecia, ma anche Italia, Spagna, Portogallo. Secondo Loretta Napoleoni, consulente della Bbc e della Cnn, esperta di terrorismo internazionale e docente di Economia alla Judge Business Schools di Cambridge, “è scandaloso che il tema sia assente dalla campagna elettorale italiana”. Il suo ultimo libro, Democrazia vendesi, appena uscito per Rizzoli (249 pagine, 15 euro), è sotto quest’aspetto un testo d’emergenza, scritto in collaborazione con altri studiosi, “nella speranza che si crei finalmente un dibattito interno”.
“Dalla crisi economica alla crisi delle schede bianche”: il sottotitolo del suo libro è eloquente. La nostra democrazia è a rischio?
“In questa crisi attuale lo è. Innanzitutto perché l’emergenza è diventata normalità, sono tre anni che siamo in emergenza. E l’emergenza fa sì che si cerchi di risolvere la crisi attraverso una diminuzione della sovranità nazionale dei singoli Stati con conseguente trasferimento verso Bruxelles. Al cittadino non viene chiesto nulla. Queste decisioni vengono da istituzioni e individui non eletti che agiscono con strumenti eccezionali. C’è cioè un’erosione di democrazia”.
La nomina al governo di Mario Monti rientra in questo disegno?
“La nomina di Monti lo è sicuramente, nel senso che non è stato eletto e quindi parliamo di un governo tecnico rimasto in carica per un lungo periodo, più di un anno, a cui è stato dato l’incarico in un momento in cui si poteva anche andare alle urne. Non si è voluto correre il rischio che le urne non dessero un risultato convincente”.
A chi facevano paura le elezioni?
“All’euroburocrazia e a questi poteri politici non eletti da noi ma eletti da altri paesi. Quindi parliamo della Merkel e anche di Sarkozy, ma anche del presidente della Commissione Barroso, Van Rompuy, presidente dell’Eurogruppo. Ed è interessante secondo me quello che è successo la settimana scorsa, quando il Parlamento europeo, organo eletto, ha condannato le politiche di austerità della commissione, organo non eletto. Sono tre anni che il Parlamento non ha voce in capitolo”.
Politiche di austerità per salvare l’euro, grande responsabile della crisi. 
“Sono convinta che la crisi sia legata all’euro però non che l’euro sia l’unica causa. Cioè ha creato delle distorsioni economiche e finanziarie che hanno da una parte impoverito le bilance dei pagamenti della periferia, peggiorando quindi la nostra performance nell’esportazione, però l’euro ha anche incoraggiato questo trasferimento monetario dai Paesi ricchi ai Paesi poveri, attraverso l’indebitamento. Detto questo, non è che l’euro abbia costretto i vari governi a indebitarsi”.
Stati masochisti o cosa?
“La verità è che abbiamo da una parte condizioni economiche confacenti all’indebitamento, dall’altra parte la propensione ad indebitarsi. La Spagna è uno degli esempi più eclatanti: sono stati costruiti aeroporti con i soldi dei trasferimenti da Eurolandia, aeroporti nei quali non è mai atterrato nessuno. La cementificazione italiana è un altro capitolo dello stesso libro: dall”80 ad oggi è stata cementificata una superficie grande quanto tutta la Lombardia più il Veneto”.
Nel prologo del suo libro lei fa un parallelo tra il debito sovrano degli Stati e il debito dei padri e dei nonni, pagato con la prostituzione delle figlie, presso una popolazione dell’Himalaya soggiogata dai feudatari. C’è insomma qualcosa di immorale nel debito sovrano.
“Questa dipendenza va superata. Però, come nel caso della popolazione dell’Himalaya, fino a quando noi continuiamo ad accettare i parametri etici sui quali poggia perdurerà per sempre. L’idea che noi ci indebitiamo per pagare l’interesse sul nostro debito – che tra l’altro è illegale perché si basa sull’anatocismo (cioè gli interessi calcolati anche sugli interessi) – in realtà ci sembra una situazione di normalità: il concetto va scardinato. Il debito è oramai arrivato ad un livello tale che sarà impossibile saldarlo, data la sua crescita esponenziale. Lo sa pure un bambino delle elementari che non si va da nessuna parte. Eppure si continua con l’austerità e nella campagna elettorale questo tema è assente”.
Perché secondo lei?
“E’ semplice: non sanno come uscirne e c’è un senso di sudditanza, di umiliazione profonda radicato in tutto il Paese riguardo la nostra posizione debitoria nei confronti di chi questi soldi ce li ha dati. Esattamente come nella storia dell’Himalaya. Il dibattito non c’è perché si vuole continuare a pagare questo debito. E continuare a pagarlo significa farlo crescere esponenzialmente anno dopo anno. A prescindere dalla volontà del cittadino, al quale invece si dovrebbe prospettare un’alternativa alla schiavitù”.
Per esempio?
“Uscire da questo euro, creare magari un euro a due velocità o ancora rinegoziare il debito e diminuirlo drasticamente: tutte politiche di cui nessuno parla. A parte Grillo e per la prima volta la settimana scorsa Berlusconi, nessuno propone come soluzione l’uscita o la ristrutturazione dell’Ue. In realtà c’è bisogno di un potere di negoziazione che noi non abbiamo, nonostante gli spiragli che arrivano dall’Europa; è evidente che le politiche di austerità non stanno funzionando, anzi hanno peggiorato la situazione”.
Alla fine è possibile che sia la stessa Bruxelles a decidere di “condonare” il debito di certi Stati per evitare un default a catena?
“Sicuramente Bruxelles si sta orientando in quella direzione, posto che il debito lo condoneranno solo a certe condizioni. La Grecia, in recessione da 5 anni, ha rinegoziato il debito al 75%. Anche noi dovremmo cominciare a rinegoziarlo subito, prima di diventare ricattabili. Più andiamo avanti, meno potere contrattuale abbiamo. Anche perché negli ultimi 3 anni c’è stata una riduzione del debito presso banche straniere a favore di banche italiane. Noi possiamo cioè rinegoziare il debito estero, ma non quello interno: significherebbe togliere i soldi ai risparmiatori italiani”.
Secondo una ricerca di Confesercenti-Swg l’86% degli italiani pensa che il 2013 sarà peggiore del 2012. Hanno ragione secondo lei?
“Sì, siamo lontanissimi dalla ripresa e secondo me è impossibile dire cosa succederà anche nel 2014. Tutte le previsioni a lungo raggio sono state puntualmente riviste in peggio”.
14 gennaio 2013

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