Settembre 21, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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MICHELE IZZO – I CANTI DELLE ANTICHE STAGIONI

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MICHELE IZZO

10629492_1494096854172962_8433874839370954101_oIl libro di poesie di Michele Izzo. Già selezionato durante l’edizione del 25 giugno 2014 del Premio Letterario Nazionale Bukowski, come poesia originale. Emerge nei suoi versi la Natura, l’Amore, la Religione e il loro legame imprescindibile. La natura è un componente  insostituibile della sua lirica. Ogni sentimento è vissuto accanto e in relazione quasi intima e indissolubile con essa. La natura e i suoi elementi percettibili misurano addirittura l’intensità sensitiva di ogni sentimento, l’arte riconosciuta all’autore è proprio nel riuscire a trasmettere questa emozione. Essa è mostrata, altresì, attraverso gli occhi dello scrittore, come testimone e custode immutabile della vita vissuta. I“Canti delle antiche stagioni” è poesia che scaturisce dal cuore, è scrittura immediata, ricerca poetica vera. Un messaggio alchemico  impalpabile diretto principalmente alla pancia che alla mente di chi lo legge.

Alessandro Sicuro

Recensione:

La nostalgia non è ‘faiblesse’, per il poeta che ambisca, facendo leva su di essa, a possedere il tempo andato e10633991_1494097020839612_9079886846796073578_o alla fine evochi il Padre, non casualmente, pregandolo di attendere, ché egli lo raggiungerà: “Aspettami volerò anch’io sulle ali infinite//sarò con te nei giardini di Dio”. Laddove è però intanto il Padre che deve (come) raggiungere lui, fermare lui il tempo, adeguarsi alla condizione del Figlio. I “Canti delle antiche stagioni” è poesia che scaturisce dal cuore; è scrittura immediata, ricerca poetica vera. Sono frammenti, macchie, che ci dicono di un uomo, mestamente poggiante sulla terra, il quale cerca – nelle immagini – di avere sempre “ali” o “ali infinite” ovvero spazi di vita, che tengano a distanza la legge inesorabile del tempo. Meglio, essi ci dicono dell’Uomo, in quanto tale. Immagine ricorrente, immagine-simbolo, è quella del “treno”, che porta e poi porta via, che chiama e rende sottile il confine tra la vita e la morte; ma che sa essere umanamente complice, ché il suo fischio può ammazzare il tempo. Esperienza significativa è l’amore giovanile, amore ‘profano’, che comunque vale il più puro degli amori possibili: se è nelle lacrime del pianto dei giusti che solo possono ‘rinfrescarsi’ le donne, allora le impurità resteranno, in tutto ciò che può essere donato. E si ha così la “donna, spazio divino”, si ha il suo accostamento a cose naturali: “Odore di terre calde il tuo corpo si confonde//con l’erba nei prati.// Vivi con me, nei miei occhi, sulle rive dei fiumi//nello specchio dei laghi, tra le grandi pianure”. Tentativi di conciliazione, nei quali è leggibile forse la dolorosa paura, di non essere capaci di amare veramente. Le liriche raccolte oscillano così fra nostalgie personali e immagini bibliche, queste ultime ritagliate, indotte a uscire dall’Antico, portate sulla terra dei tempi nostri. Che sembrano addirittura il presupposto di quelle, quasi chiamate a tradurre la nostalgia in ‘legge’: è la terra, senza grandi messaggi di speranza. Pure dovrebbe esservi stato un patto originario, fra Dio e gli uomini. già: ma quale? Ed è appunto interessante leggere, per tentare di rispondere.

Paolo Pistone

Prefazione:

I CANTI DELLE ANTICHE STAGIONI

Michele Izzo non usa i pennelli per dipingere il suo mondo su tela come è di consuetudine fare ma stavolta usa le10708684_1494096707506310_9178734345780794417_o parole nel creare la sua opera descrivendo fotogrammi di vita custoditi nella sua memoria. Usa un linguaggio esplicito e comune, ma ben strutturato nella forma e dai contenuti sostanziosi con un’espressività pulita e immediata, usando con parsimonia il linguaggio rimato. In questa silloge egli descrive aspetti di vita, esperienze personali e fatti esistenziali di una società in declino e senza salvezza divina. Una religiosità demoralizzata con una civiltà senza sentimenti che cerca risposte in mancanza di un Redentore che custodisca il vivere nella comunità di un unico popolo; il popolo di Dio, senza distinzioni di razza, di colore e di potere.

Emergono nei suoi versi la Natura, l’Amore e la Religione. La natura è un elemento immancabile e insostituibile della lirica. Ogni sentimento è vissuto accanto e in relazione quasi intima e indissolubile con essa. La natura e i suoi elementi percettibili misurano addirittura l’intensità sensitiva di ogni sentimento. Essa è vista, altresì, come testimone e custode immutabile ed implacabile della vita vissuta.

Le Stagioni sono la chiave del tempo di un’apertura e chiusura di un percorso ciclico. Un inizio e una fine. Ricominciare. Un continuo divenire, di morte e rinascita che esorta la sfida del nuovo giorno.

Nel primo capitolo il poeta ripercorre il suo passato. Ricorda quegli anni di gioventù in cui le giornate erano vissute con spensieratezza e l’amore con leggerezza e quel poco amore tra le braccia di una prostituta era vissuto con gioia. L’incontro con l’Amore plasma il suo cuore. Si manifesta la paura d’amare, emerge una sorta di timore verso il sentimento, rivelato in questi suoi versi: “L’amore di donna è un arma di un guerriero//ti trafigge le spalle risparmiandoti la mente,//ti insegue lungo le valli dorate ti // risparmia il cuore e hai giorni contati.”

Ma allo stesso tempo egli insegue l’amore, ne sente la necessità. Sconfigge le paure, scopre le ombre e raccoglie quei pensieri sparsi al vento: ” Corri donna sulle rive dei fiumi lungo le strade//tra le grandi pianure.//Vivi donna, spazio divino, circondami di gioia e di//ali infinite.”

Il secondo capitolo è dedicato in gran parte alla religione, con omaggi ai profeti.

L’autore non si interroga su fatti personali, ma sull’umanità. Il rapporto tra uomo e Dio.

I suoi versi divengono una sorta di narrazione storiografica. Ci riportano ai tempi della Genesi. Dal principio ai giorni nostri. Fin dalla creazione dell’uomo ci fu l’alleanza con il Divino. Aveva imposto la sua “Parola” e le cosiddette “Leggi” in modo caritatevole per favorirne la conoscenza, la comprensione, l’interiorizzazione verso il cammino giusto per una convivenza di fratellanza. Ma il disegno di Dio ebbe altri riscontri quando l’uomo venendo a conoscenza della differenza tra il bene e il male, preferì ideare le proprie leggi. Qui emerge la personalità dell’autore, quando una forsennata ricerca della verità lo porta a scavare nel profondo dell’anima e una ricerca analitica e scientifica su trattati biblici lo porta a osservare con occhi diversi: Angelo-Demone. La sua parte angelica, dell’uomo onesto, leale, altruista per amore del prossimo e l’altra parte di demone favorevole al Dio guerrafondaio. Il Dio di Ezechiele, di Noè, per la distruzione di uomini corrotti, ingiusti, per non permettere il proliferarsi dei cosiddetti “uomini persi” citati più volte dall’autore. Dalle tavole di pietra, all’inchiostro su carta, continua a tramandarsi la parola di Dio e nonostante questi si sia servito degli Uomini e continui a servirsi di messaggeri religiosi per guidare il popolo verso il cammino giusto e di fede, l’umanità continua a essere divisa: tra i giusti e gli ingiusti, tra pace e guerra, tra umiltà e arroganza, tra amore e odio, tra sottomissione e abuso di potere. È su questo che s’interroga e riflette l’autore nell’osservare gli aspetti della vita come riflessi in uno specchio dove un lato diventa inverso In questi casi grida l’anima del poeta e urla la sua presenza quando il potere è in mano all’uomo corrotto e che canta la sua vittoria senza pagarne la colpa e chi sceglie il cammino della luce si ritrova ad essere un martire, sottoposto a prove e ingiustizie, un “Uomo solo”. Il quale però trova la forza di rialzarsi nelle sue cadute, quando si sente abbandonato e si aggrappa a quel filo di speranza nell’attesa di un domani, quel domani in cui aspetta la sua ricompensa, che forse non arriverà; ma egli si consola con quel posto in cui la sua anima troverà pace, se ci sarà un “Paradiso” ad attenderlo. Lo stesso posto in cui non potrà accedere “l’uomo perso”

Nunzia Valenti

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(dalla postfazione di Stefano Bindi)

Sembrano modellarsi sulla vicenda e sul clima del libro di Osea i versi che Michele Izzo raccoglie nella silloge intitolata ‘I canti delle antiche stagioni. La raccolta infatti alterna poesie dedicate a episodi biblici, tutti accomunati dal pensiero di un Dio che si piega sull’uomo per accoglierlo, per raccoglierlo: ‘El Shadday’, ‘La Genesi’, ‘Le leggi’, ‘Ezechiele’, a testi rivolti ad affetti privati, come le immagini di donne capaci di regalare amori fuggenti e gioie del momento (‘Il canto delle antiche stagioni’, ‘Il canto di Angelina’). Occasioni di una umanità dolorante e percorsa dall’ansia di un bene che si dà a frammenti, come a frammenti si dà il Padre del Primo Testamento, come a frammenti si dà l’amore.” (dalla postfazione di Stefano Bindi)

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(da : I finalisti della I° edizione “Premio Letterario Nazionale Bukowski”)

mercoledì, 25 giugno 2014, 11:23 Sono stati proclamati i finalisti del “Premio Letterario Nazionale Bukowski”, il primo a essere intitolato al controverso scrittore americano e organizzato da Associazione Culturale I soliti ignoti in collaborazione con Giovane Holden Edizioni, con il patrocinio del comune di Viareggio e della Provincia di Lucca. Sezioni a concorso: romanzo inedito, racconto inedito, poesia inedita; tema degli elaborati “la donna” intesa come autrice e/o protagonista dell’opera. Circa 600 i partecipanti. http://www.lagazzettadiviareggio.it/l-evento/2014/06/i-finalisti-della-i-edizione-premio-letterario-nazionale-bukowski/

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Librerie on line:

Mondadori :…http://www.inmondadori.it/I-canti-delle-antiche-stagioni-Michele-Izzo/eai978886206265/

Amazon:…….http://www.amazon.com/canti-delle-antiche-stagioni-vol/dp/8862062656

Fernandez:….http://www.libreriafernandez.it/libreria/catalogo/libro/9788862062657/Michele-Izzo-I-canti-delle-antiche-stagioni-vol-1

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