Dopo anni di crescita, listini in aumento e sovraesposizione dei marchi, il settore è chiamato a ritrovare qualità, misura e verità.
Ormai molti lo pensano, e sempre più osservatori iniziano a scriverlo apertamente. Il lusso sta attraversando una fase difficile. Non una crisi improvvisa, non un incidente di percorso, ma il risultato di una lunga stagione in cui il settore ha spinto la crescita oltre il limite naturale della desiderabilità.
Per anni il lusso ha confuso crescita con prestigio, visibilità con autorevolezza, prezzo con valore. Ha allargato i volumi, alzato i listini, inseguito il cliente aspirazionale, moltiplicato loghi, collaborazioni, capsule, aperture, campagne e storytelling. Poi il mercato ha iniziato a raffreddarsi.
Ma il raffreddamento non riguarda soltanto i numeri. Riguarda la percezione.
Quando un prodotto aumenta di prezzo senza aumentare proporzionalmente in qualità, cura, esperienza e servizio, il cliente se ne accorge. Quando un marchio diventa troppo visibile, troppo disponibile, troppo ripetuto, perde una parte della sua forza simbolica. Quando il lusso diventa rumore, smette di essere desiderio.
Oggi tutti parlano di ritorno alla qualità, all’artigianalità, all’esperienza, alla relazione con il cliente. Sono parole corrette, ma spesso vengono usate per evitare quella più semplice e più scomoda: rettifica.
Perché il lusso non può permettersi di ammettere pubblicamente di essersi sovraesposto. Preferisce parlare di nuova strategia, riposizionamento, desiderabilità ritrovata, razionalizzazione dei portafogli, ritorno al prodotto. Ma il senso è chiaro: meno quantità, meno rumore, meno arroganza di prezzo. Più coerenza, più cura, più cultura del prodotto, più verità.
Il problema non è che il lusso abbia venduto. Il problema è che, in alcuni casi, ha venduto troppo dimenticando ciò che rendeva desiderabile essere scelto.
Il lusso non vive soltanto di materiali preziosi, boutique eleganti o campagne spettacolari. Vive di distanza, attesa, riconoscibilità, competenza, servizio, memoria. Vive della sensazione che dietro un oggetto ci sia un sistema di valori, non soltanto una strategia commerciale.
Per questo la fase attuale è delicata. Non basterà abbassare qualche volume, cambiare qualche direttore creativo o ripulire qualche logo. Il punto sarà ricostruire un patto di fiducia tra marchio e cliente.
Il lusso dovrà tornare a meritare il prezzo che chiede. E soprattutto dovrà tornare a produrre desiderio, senza consumarlo.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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