Novembre 30, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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America Latina. Il nuovo eldorado dell’economia mondiale

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America Latina

Il nuovo eldorado dell’economia mondiale

Colombia,  Cile,   Perù,  Messico

Gli esportatori europei verso mercati in crescita

America Latina! Sono sempre più numerose le imprese  che guardano con interesse all’America Latina e quasi sempre a ragion veduta. Ecco uno sguardo da vicino su un continente che ha ancora in serbo molte opportunità per gli esportatori Italiani.

Negli ultimi anni in America Latina Paesi quali la Colombia, il Cile, il Perù o il Messico hanno conquistato una posizione di primo piano e rivendicano un ruolo più importante nell’economia mondiale. In che misura le imprese svizzere possono trarre vantaggio dalle loro ambizioni?

America del surl’America Latina è un mercato in crescita con ottime prospettive. Lo testimoniano anche i dati dell’economia d’esportazione svizzera: nel 2012 le esportazioni rossocrociate e non solo, verso l’America Latina sono cresciute del 10% e nel 2013 del 6,4%. Si tratta di valori record nel confronto attuale. Tuttavia, lo sviluppo economico non segue la stessa dinamica in tutti i Paesi. Da un lato esiste l’Alleanza del Pacifico con Messico, Costa Rica, Colombia, Perù e Cile quali membri a pieno titolo. Questa Alleanza riunisce, per così dire, le forze economiche liberali dell’America Latina. Dall’altro lato troviamo il Mercosur, con Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Venezuela, che si contrappone all’Alleanza del Pacifico per il suo orientamento protezionista. Le differenze più marcate tra questi due blocchi economici si riscontrano nella crescita del PIL: nel 2012, il prodotto interno lordo dell’Alleanza del Pacifico è aumentato del 4,6%, ovvero due volte e mezza rispetto al Brasile, l’economia di gran lunga più forte tra gli stati del Mercosur. Le disparità sono particolarmente evidenti anche nelle esportazioni. Nel 2012 i Paesi dell’Alleanza del Pacifico hanno esportato beni per un valore di 545 miliardi di dollari, mentre il Brasile solo per 243 miliardi di dollari. Per esempio, soltanto il Messico il 50% in più del Brasile. Il Messico, infatti, non produce soltanto per il mercato interno e riesce ad essere molto più competitivo sul mercato mondiale, il che ovviamente si riflette sulla dinamica di crescita.

Messico, la locomotiva, “Cile, il primo della classe”

Schermata 2014-12-20 alle 05.00.36L’attore più forte in termini di potenziale economico nel quadro dell’Alleanza del Pacifico è per l’appunto il Messico, che in futuro vorrebbe beneficiare ancor meglio e con sostenibilità di questo potenziale. A tal fine, però, deve innanzitutto ridurre la sua dipendenza dagli Stati Uniti. Il 75% delle esportazioni messicane è diretto al grande vicino del nord. Si tratta di un rischio di concentrazione che il Messico vuole eludere con un maggiore orientamento verso sud, ossia verso l’America meridionale, e verso ovest, ovvero verso l’Asia. Per mantenere il trend economico degli scorsi anni, il Messico e gli altri stati dell’Alleanza del Pacifico devono investire ancora di più nelle infrastrutture, soprattutto nelle reti di trasporto, la cui costruzione nelle aree montuose sul versante andino occidentale presenta non poche difficoltà. Un compito che, per così dire, sembra fatto apposta per i fornitori svizzeri. Nella maggior parte dei Paesi sono richiesti ingenti investimenti anche in campo minerario, nel ramo della sanità, nel settore dell’approvvigionamento energetico, nella gestione delle acque e nello smaltimento dei rifiuti. Vale a dire nelle infrastrutture classiche, la cui qualità in ultima analisi determina la direzione in cui proseguirà lo sviluppo economico nei Paesi dell’Alleanza del Pacifico e, in generale, dell’America Latina.

Cile, redditi.
Cile, redditi.

La Svizzera per esempio, ha sottoscritto un accordo bilaterale di libero scambio con tutti gli stati dell’Alleanza del Pacifico. Anche con il Cile il quale, grazie alla stabilità politica ed economica e al buon tasso di crescita (5,6% nel 2012), associati al basso livello di inflazione e al ridotto debito pubblico, si conferma come il primo della classe dell’America Latina. Nonostante le dimensioni relativamente piccole del mercato, il Cile viene sempre più apprezzato dalle PMI europee come porta d’accesso o mercato di prova per il Sud America in virtù del clima favorevole agli investimenti e della facilità dell’accesso al mercato.

In tutti i Paesi si registra una forte domanda di innovazione e tecnologia all’avanguardia, per aumentare l’efficienza e la produttività economica. Inoltre, in America Latina la tendenza al consumo è molto forte. A fronte dell’aumento dei redditi crescono anche le esigenze in fatto di standard di vita e la domanda di prodotti di elevata qualità, bisogni questi che possono essere soddisfatti solo mediante le importazioni dall’estero.

L’euforia sull’Alleanza del Pacifico va a discapito di Brasile e Argentina? Quali sono i punti di forza di questi due Paesi?

Nonostante il boom nei Paesi dell’Alleanza del Pacifico, il Brasile continua a essere il player più importante del Sud America a livello economico. Va ricordato che il Brasile è la sesta economia mondiale, anche se nel 2013 il PIL carioca è cresciuto di un modesto 0,9%. Tuttavia per il 2014 si prevede una ripresa con un aumento dei risultati economici del 2,6%. La pressione esercitata dalla società civile non è di poco peso in questo ambito. I disordini sociali degli scorsi mesi, infatti, sono stati innescati soprattutto da carenze nel trasporto pubblico e nei servizi sanitari che possono essere risolte solo se nei prossimi anni il Brasile investirà massicciamente nelle infrastrutture mediche e nei mezzi di trasporto pubblici. Al contempo bisogna fare tutto il possibile per aumentare la produttività, ad esempio con misure mirate contro la burocrazia che regna imperante nel Paese.

Brasile e Argentina, i giganti del mercato

Nel 2014, in quanto Paese ospitante dei mondiali di calcio, il Brasile è al centro dell’attenzione nel mondo. Ancheargentina-brasile le elezioni presidenziali e parlamentari previste per il prossimo ottobre richiameranno l’attenzione internazionale. Inoltre, assicureranno molti investimenti mirati innanzitutto a conquistare l’elettorato, ma che dovrebbero continuare anche dopo le elezioni, per fugare il pericolo di un’altra ondata di proteste. Nel 2016 farà seguito un altro mega evento, i Giochi olimpici. Il Brasile, quindi, non può permettersi di tirare i remi in barca nei prossimi anni. Per fare bella figura davanti al resto del mondo e non rimanere indietro rispetto alla concorrenza nel proprio continente, il gigante carioca deve concentrarsi più che mai sugli investimenti.

Come abbiamo visto, in America Latina ci sono due coalizioni. Uno scenario interessante. Da un lato ci sono i giganti Brasile e Argentina. Qui va evidenziato soprattutto il potenziale di mercato per i beni di consumo offerto dal Paese del samba, grazie ai suoi 200 milioni di abitanti e al ceto medio in espansione. Purtroppo, però, il Brasile è un mercato molto complesso con numerosi ostacoli di accesso, imposte elevate nonché costi notevoli a carico delle imprese (cost of doing business) a causa della eccessiva burocrazia e del protezionismo diffuso. Un discorso analogo vale per l’Argentina che, con 40 milioni di abitanti, ha un mercato più piccolo e meno vivace in termini di potere d’acquisto rispetto al Brasile, ma in compenso meno competitivo. Tuttavia, sugli affari con l’Argentina incidono negativamente le restrizioni al commercio estero che sotto la presidenza di Cristina Fernández de Kirchner sono diventate ancora più severe.

Dall’altro lato abbiamo i Paesi più piccoli dell’Alleanza del Pacifico, che non possono reggere il confronto con il Brasile sul piano delle dimensioni, ma hanno dalla loro parte un accesso al mercato più semplice e un sistema economico più liberale e più aperto. Insediare un’impresa in Cile, ad esempio, è molto più facile che nei Paesi del Mercosur.

15d406f06ce12f2ac57cb5137d1afc69_XLIn sintesi: per chi punta su mercati dai grandi numeri ed è in grado di fare i conti con ostacoli amministrativi superiori, il Brasile è la giusta scelta. Chi invece reputa importante un accesso semplice al mercato, vuole fare le prime esperienze in Sud America ed è alla ricerca di una piazza d’ingresso da poter utilizzare come hub o mercato di prova dovrebbe orientarsi verso i Paesi dell’Alleanza del Pacifico.

Che cos’ha da offrire l’Uruguay?

L’Uruguay è piccolo, conta poco più di tre milioni di abitanti, ma si trova in una posizione strategica molto conveniente tra Brasile e Argentina, i due colossi del Mercosur. Ma, soprattutto, l’Uruguay è di gran lunga il Paese più liberale ed aperto sotto il profilo economico tra tutti gli stati del «Mercato Comune del Sud».

Uruguay, il gioiellino

Nelle classifiche economiche l’Uruguay si piazza al primo posto, o almeno nei primi tre, tra i Paesi dell’Americauruguay350 meridionale. In pratica, si trova allo stesso livello del Cile, il più virtuoso del continente. Ecco che cos’ha inoltre da offrire l’Uruguay: un mercato piccolo, coeso e quindi facile da penetrare. Due milioni di abitanti su tre, infatti, vivono nella capitale, Montevideo, o nei suoi sobborghi. Al momento in Uruguay sono in corso o in programma molti progetti di grandi dimensioni finalizzati a posizionare meglio il Paese, ancora fortemente dipendente dall’agricoltura, come piazza industriale, in particolare per il comparto minerario e i servizi nel settore finanziario e IT.

Di primo acchito i Paesi dell’America Centrale non sembrano affatto la destinazione primaria per le PMI europee. Ciononostante con determinate strategie e in alcune situazioni, l’internazionalizzazione verso il Centro America può avere senso: per i campioni dell’export che hanno già coperto i mercati maggiori, ad esempio, Paesi quali Panama o Costa Rica con un reddito pro-capite relativamente elevato sono mercati complementari decisamente interessanti.

America Centrale – grande varietà su piccola scala

pana-MMAP-mdAnche un hub a Panama è conveniente, soprattutto dal punto di vista logistico. Il Paese è politicamente stabile e offre un enorme vantaggio valutario poiché la moneta locale, ilpanamacanale balboa panamense, è legato al dollaro. Oppure si segue una strategia sistematica di nicchia, puntando ai segmenti inesplorati, ovvero dove il prodotto offerto non è ancora in commercio. Naturalmente, il potenziale di mercato non è paragonabile a quello del Brasile, ma in compenso i margini sono più alti vista l’assenza di concorrenza. E non da ultimo i Paesi con bassi salari come il Nicaragua si confermano sempre di più quali sedi produttive ideali per i settori ad alta densità di manodopera, grazie anche a numerose zone di libero scambio.

L’America Latina dispone della forza e della dinamicità nonché della stabilità politica ed economica necessarie per continuare a crescere in modo duraturo?

 latinoamerica_camuflada_con_sus_banderas__335798_t0_bLa risposta e’ affermativa ma non è possibile dare un responso sommario. Gli oltre 20 Paesi del continente sono troppo diversi tra loro quanto a dimensioni, forza economica o storia. Prendiamo per esempio il Brasile. Il Paese si trova ad un bivio. Sul fronte dello sviluppo economico è un bel passo avanti rispetto agli altri stati sudamericani. Le pretese della popolazione non sono mai state così alte. Le aspettative nei confronti del Paese come piazza economica ed industriale crescono di anno in anno. E tutto il mondo sta a guardare. I Mondiali di calcio, le Olimpiadi, così come l’importanza economica crescente o lo status di BRICS, tutto ciò pone degli obblighi e delle responsabilità, in primo luogo per quanto riguarda un migliore posizionamento nell’economia internazionale. Perché, a lungo andare, nessuno stato può sopravvivere solamente con il commercio interno e i consumi nazionali, nemmeno il Brasile. L’unica via per il progresso è aprire e liberalizzare ulteriormente il mercato, investire di più nelle infrastrutture e migliorare la produttività. Le prospettive in tal senso sono rosee o quanto meno non sono negative. Il governo brasiliano ha compreso il segno dei tempi. Nei prossimi due anni si vedrà se sarà anche grado di trarre la lezione giusta.

Per gli stati dell’Alleanza del Pacifico, in particolare, si prevede un futuro molto promettente. Da quasi vent’anni sono tutti stabili politicamente. Tuttavia, sono necessari ancora alcuni provvedimenti per incrementare il valore aggiunto a lungo termine. In altre parole, l’America Latina non dovrebbe concentrarsi unicamente sull’esportazione di materie prime, bensì investire in modo sostenibile nello sviluppo di industrie e servizi. Anche e soprattutto in vista di un ruolo più importante nell’economia mondiale e della creazione di ulteriori posti di lavoro per garantire la stabilità economica, politica e sociale. Questo processo è già in corso e deve essere portato avanti.

Alessandro Sicuro

by sure-com

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