Settembre 21, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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IL FAR EAST TIENE ECCETTO LA CINA CHE REALIZZA L’ENNESIMO TONFO -6%

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TIMORI SUL CREDITO E SULLA PRODUZIONE IN NETTO CALO INNESCANO I SELL-OFF DI SHANGHAI

L’EUROPA TENTA IL RIMBALZO SU SCIA DI WALL STREET MA SEMBRANO ESSERE RIPOSIZIONAMENTI

Dopo la seduta negativa di mercoledì, l’Asia ha riaperto in recupero per gran parte dei principali mercati, ma complessivamente la giornata è stata in tono negativo a causa del sell-off tornato ad abbattersi sulle piazze della Cina continentale che ha trascinato al ribasso anche Hong Kong. In una seduta guidata ancora una volta dal petrolio Wall Street era riuscita a chiudere in territorio positivo (il Nasdaq è stato il migliore degli indici Usa, con un guadagno dello 0,87%) mercoledì, grazie a dati positivi sulla domanda di carburanti che hanno controbilanciato i timori derivanti da scorte di greggio salite a livelli record. Ma se in overnight i corsi del petrolio avevano guadagnato circa l’1% in Asia sono tornati a perdere terreno. Il risultato è stata una moderata flessione per l’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Tokyo ha recuperato terreno grazie all’indebolimento dello yen, sceso dai massimi degli ultimi 15 mesi intorno a cui si muoveva mercoledì. Il Nikkei 225 ha registrato un progresso dell’1,41% (ancora meglio ha fatto l’indice più ampio Topix, apprezzatosi dell’1,79%). Tra i singoli titoli da segnalare il tracollo di Sharp. Il titolo ha chiuso con un crollo del 14,37% (ma in intraday la perdita era stata persino superiore), dopo che il quotidiano Nikkei ha riportato che il board della conglomerata, riunito in un meeting straordinario, avrebbe alla fine optato per l’offerta di Hon Hai Precision Industry, l’azienda di Taiwan nota (e non sempre in positivo viste le polemiche sulle condizioni di lavoro nelle sue fabbriche cinesi) come Foxconn, che avrebbe messo sul piatto 700 miliardi di yen (5,66 miliardi di euro) per il salvataggio del gruppo da tempo in crisi. A Seoul, il Kospi ha segnato un progresso dello 0,32% al termine delle contrattazioni.

Copione di tutt’altro genere in Cina. Alla fine della seduta lo Shanghai Composite ha segnato una perdita del 6,41% portando a oltre il 22% il deprezzamento da inizio 2016. Appena meglio ha fatto lo Shanghai Shenzhen Csi 300, scivolato del 6,14% al termine degli scambi, mentre è stato addirittura del 7,34% il crollo dello Shenzhen Composite, già in negativo mercoledì (seppure di appena lo 0,12%). Hong Kong è stata trascinata al ribasso dal sell-off di Shanghai e avvicinandosi alla chiusura l’Hang Seng è in declino di circa l’1,50% (decisamente peggio fa l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, che perde intorno al 2,30%). A Sydney, invece, l’S&P/ASX 200 che aveva lasciato sul terreno il 2,10% mercoledì nella peggiore performance della regione, ha chiuso una seduta sostanzialmente piatta (il guadagno si è limitato allo 0,13%) ma comunque in positivo.

A. S.

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