LANIFICIO CERRUTI LA STORIA DI UN’ECCELLENZA ITALIANA TORNA A RIVIVERE

IL LANIFICIO CERRUTI DI PROPRIETA’ DEL FONDO NJORD PARTNERS TORNERA’ A PRENDERE VITA SOTTO LA GUIDA DI PAOLO TORELLO-VIERA.

DOPO LE ESPERIENZE AMERICANE CON ZEGNA, BRIONI, LES COPAINS, PAL ZILERI E ELEVENTY IL SUO RITORNO IN ITALIA.

A farlo tornare in patria, una proposta «alla quale non potevo dire di no», quella di Njord Partners, che lo ha chiamato a prendere le redini del Gruppo F.lli Cerruti, di cui il fondo anglo-svedese (con base a Londra) aveva appena acquisito l’80% delle quote.

«Per me è un cerchio che si chiude – racconta a fashionmagazine.it il manager -. Quando il signor Nino (Cerruti, ndr) aveva 17 anni fece un tirocinio presso la Pettinatura di Romagnano. Durante quel periodo venne a mancare improvvisamente suo padre. Il direttore generale della Pettinatura lo prese così sotto la propria ala, diventando il suo mentore. Quell’uomo era mio nonno».

«Oggi – prosegue – è un onore essere tornato a Biella con questo compito. Nino Cerruti è un’istituzione, uomo di grande fascino, eleganza e, soprattutto, visione. A 88 anni riesce ancora a illuminarti ogni volta che apre bocca».

Appena arrivato, Paolo Torello-Viera non ha voluto disfare la squadra e, dovendo ricorrere agli ammortizzatori sociali per una cinquantina di dipendenti (per sei mesi), ha voluto salvaguardare in primis gli artigiani, «una specie in via di estinzione, che va tutelata e supportata».

«È una rinascita – spiega – in cui partiamo da una base solida. Abbiamo un tesoro tra le mani che dobbiamo riposizionare sul mercato. Dobbiamo riorganizzarci, migliorandoci internamente e dando nuova verve al prodotto. Il mercato sta evolvendo sempre di più verso il comfort. Ok il bel tessuto, ma oggi ci vuole anche la comodità di un capo che puoi mettere in valigia, portare in macchina, aereo o treno e che resti sempre perfetto. Ecco, stiamo andando in questa direzione. Tra qualche mese sarà pronto un nuovissimo tessuto, che per noi potrebbe essere davvero rivoluzionario».

Sul fronte dei numeri, la base da cui partire è un fatturato 2018 pari a 58 milioni di euro. «Gli obiettivi sono ambiziosi – sottolinea il manager – perché vogliamo arrivare a quota 100 nel giro di quattro-cinque anni, puntando sia sul côté tessuti (core business dell’azienda, ndr), in particolare sul su misura, sia sul prodotto finito, attraverso la collezione uomo e donna Il Lanificio».

Ma lo sguardo di Paolo Torello-Viera va oltre: «Se avessi carta bianca – conclude – vorrei riunire sotto la nostra egida tutti i marchi del mondo Cerruti, nostri e non, tra cui Cerruti 1881, che dal 2010 è nell’orbita del gruppo di Hong Kong Trinity (Li & Fung, ndr). Il fatto di controllare al 100% la nostra filiera ci darebbe una grande forza, sia a livello di branding che di distribuzione».

 

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