Ottobre 21, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

APPUNTI DAL SILENZIO DI ALESSANDRO MICHELE

CON QUESTI POST SU INSTAGRAM L’ A.D. DI GUCCI ANNUNCIA UNA NUOVA ERA “UN NUOVO MODO DI RACCONTARE I PROGETTI DOVE LA PAROLA D’ORDINE, FARE PRESTO, SARA’ SOSTITUITA DA ANDARE AL PASSO DELL’ANIMO UMANO. SI DOVRA’ USCIRE DAGLI SCHEMI DETTATI DAL COMMERCIO SFRENATO, AL RISTABILIRE NUOVE REGOLE NELLE QUALI LE PERSONE SONO POSTE AL CENTRO DI TUTTO”.

 

 

APPUNTI DAL SILENZIO

Con intima sincerità, il Direttore Creativo Alessandro Michele condivide con la Gucci Community le pagine scritte nella sua casa di Roma durante gli ultimi mesi.

“ In questo silenzio, che è una cosa vivente, il mio ascolto abbraccia tutte le persone straordinarie con cui sono connesso. La ricalibrazione del tempo, per stabilire il ritmo a livello umano, vuole essere una promessa di cura rianimata verso questa straordinaria comunità di scopi a cui appartengo con orgoglio. È il mio progetto, pro-jectum: l’arte di estendere l’esistenza in futuro. Un futuro plurale, in cui “noi” fornisce una base. Un futuro che contiene l’abbraccio che oggi non possiamo darci l’un l’altro, ma al quale torneremo con una comprensione ampliata”.

 

 

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ROMA 27 APRILE, 2020 – IL MOVENTE DI UNA SCELTA

Il cambiamento che immagino passa innanzitutto attraverso la capacità di ricontattare le ragioni più profonde che mi hanno spinto ad entrare nel mondo della moda. Sento il bisogno di rinnovare un patto, depurando l’essenziale dal superfluo. Avverto la necessità di riaccostarmi, in maniera autentica, al movente di una scelta. A quell’insieme di motivi che hanno costruito il mio andare. Ho capito, nel tempo, che questi motivi hanno nomi e intensità diverse, ma si addensano tutti fatalmente intorno ad una stessa urgenza: la possibilità di raccontare. E’ questa possibilità, così ancestrale e potente, che mi ha sempre permesso di costruire varchi espressivi, di dare spazio a quel nucleo di inesprimibile che agita i miei sogni, di celebrare la nostalgia dell’imperfezione, di omaggiare la bellezza che fiorisce di forma in forma. E’ questa possibilità che mi consente di afferrare, con morsi d’infinito, il quotidiano innamoramento dell’esistenza.

 

ROMA 7 APRILE, 2020 -­‐ SU CIÒ CHE NON VORREMMO TORNASSE UGUALE

Oggi che la devastazione ci ha trovato impreparati, dobbiamo poter riflettere su ciò che non vorremmo tornasse uguale. Perché il rischio più grande, per il nostro domani, è quello di abdicare ad ogni reale e necessaria discontinuità. La nostra storia è, purtroppo, costellata da crisi che non ci hanno insegnato nulla. Di crolli economici e devastazioni sociali che sono state affrontate imponendo le stesse ricette che le avevano generate. Di ferite che non hanno avuto la capacità di rigenerare il pensiero. Di lutti che non abbiamo saputo abitare per cambiare noi stessi e i nostri rapporti. Questa crisi rappresenta, dunque, un banco di prova fondamentale. Prova nel senso di dolore, fatica, pericolo. Ma anche nel senso di valutazione e giudizio. Perché è proprio nel dolore che abbiamo la possibilità di guardare criticamente al nostro recente passato. All’elenco di debiti, di incomprensioni, di stonature, di errori. Ai passi falsi e all’incoscienza. Alla mancanza assordante di pensieri che non abbiamo avuto il coraggio di formulare. Questo presente consegna, dunque, ad ognuno di noi delle responsabilità importanti. Ciascuno può esercitarle, rispetto al proprio ruolo e al proprio agire, per contribuire a una costellazione di cambiamenti molecolari e diffusi. Nel mio piccolo, avverto impellente la necessità di cambiare molte cose del mio lavoro. In fondo l’inclinazione al cambiamento ha sempre contraddistinto la mia vita professionale, marcandola con una naturale e gioiosa irrequietezza creativa. Ma questa crisi è come se avesse amplificato tale urgenza trasformativa, rendendola non più differibile.

 

ROMA 29 MARZO, 2020 -­‐ CI SIAMO SCOPERTI PICCOLA COSA

In questi giorni di confinamenti, dentro un tempo sospeso che fatichiamo a immaginare libero, provo a interrogarmi sul senso del mio agire. E’ un’interrogazione per me vitale e urgente, che mi obbliga a un ascolto sottile, a un sostare attento. E’ il tentativo di nominare, con la precisione dell’amore, le mie paure e i miei desideri. E’ la possibilità di sfidare l’afasia che ogni trauma impone. In fondo, la tragedia che stiamo vivendo sta aprendo nuovi spazi di riflessione. Non avremmo mai potuto immaginare di poterci sentire così legati alla vita da un vincolo di tremore e di tenerezza straziante. Non avremmo mai potuto pensare di ricontattare, in maniera così profonda, la fragilità del nostro destino creaturale. Il nostro bisogno di reciprocità. Ci siamo scoperti piccola cosa. Un miracolo di niente. Abbiamo soprattutto capito di essere andati fuori misura. Le nostre azioni spregiudicate hanno incendiato la casa che abitiamo. Ci siamo creduti altro rispetto alla natura, più furbi e onnipotenti. L’abbiamo addomesticata, dominata, ferita. Abbiamo scatenato Prometeo, e sepolto Pan. Quanta superbia ci ha fatto smarrire la sorellanza con le farfalle, i fiori, gli alberi e le radici. Quanta spregiudicata avidità ci ha fatto perdere l’intesa e la cura, la connessione e l’appartenenza. Abbiamo terremotato la sacralità della vita, dimentichi del nostro essere specie. Alla fine, ci è mancato il respiro.

 

Alessandro Sicuro

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@DEMERYJAYNECOLLECTION

 

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