Settembre 26, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

Designer indipendenti, ceo e retailer riprogettano il calendario della moda

 

 

CRESCE IL MOVIMENTO

#REWIRINGFASHION

 

Neil BarrettArthur ArbesserChristopher KaneThakoon, Jason WuAmiri (marchio californiano nell’orbita di Otb), AltuzarraPrabal GurungHaider Ackermann e Craig Green sono solo alcuni dei più di 60 designer indipendenti che, insieme a ceo ed executive del retail, dopo una serie di riunioni via Zoom organizzate insieme a BoF hanno dato vita a #rewiringfashion: un movimento, abbinato al sito rewiringfashion.org, che ha stilato un piano d’azione per ritarare tempi e modi del fashion, in modo che il settore inizi già da ora a ragionare come se si trovasse in una sorta di anno zero.

Partendo dal presupposto che «è tempo di rallentare e riscoprire lo storyltelling e la magia della moda», i firmatari individuano tre aree critiche: la prima è un calendario scollegato dalle abitudini ed esigenze del consumatore finale, di conseguenza insostenibile per tutta la filiera; c’è poi il nodo del format delle sfilate, considerato obsoleto; non ultimo, il dilagare degli sconti senza soluzione di continuità né regole, che ha eroso la profittabilità dei marchi.

Riflessioni che prima del Covid restavano sottotraccia ma che ora salgono prepotentemente alla ribalta, come dimostra il proliferare di prese di posizione in questo senso: un filo rosso lega questa iniziativa ad Armani, il primo a scendere in campo con un appello alla revisione di formule e tempistiche, Dries Van Noten che a sua volta sta facendo proseliti sul sito forumletter.org – affiancato dal presidente di Lane CrawfordAndrew Keith, e da Shira Sue, ceo di Altuzarra – e ad Alessandro Michele di Gucci, con i suoi Appunti nel Silenzio pubblicati su Instagram.

Partendo dal primo punto, ossia il calendario, il fatto che le sfilate si svolgano con largo anticipo rispetto alle consegne ha diversi svantaggi a partire dal fatto che favorisce le copie, ma non è certo questo l’unico problema.

La soluzione, secondo i firmatari di #rewiringfashion.org, sta nel presentare uomo e donna in kermesse d’impostazione de-gender, in gennaio/febbraio e giugno.

In pratica, l’anno prossimo i mesi da gennaio a maggio dovrebbero essere dedicati alla creazione delle collezioni SS2022 (comprese le Resort), protagoniste delle buying week nel mese di giugno. La consegna delle Resort avverrebbe tra dicembre 2021 e gennaio 2022 e quella delle collezioni SS2022 a febbraio. In questi mesi si collocherebbero le cosiddette Top-up buying week della primavera-estate, idealmente tra il 15 gennaio e il 13 febbraio 2022, con una parte di Top-up deliveries a prezzo pieno in maggio. Luglio sarebbe il mese degli sconti.

Parlando di FW2022, il calendario si articolerebbe così: creazione delle collezioni e delle Prefall da luglio a dicembre 2021, buying week sempre tra il 15 gennaio e il 13 febbraio 2022, presentazione e Top-up buying week dal primo al 30 giugno 2022, consegne delle Prefall tra luglio e agosto (mentre per la FW2022 si parla di settembre), Top-up deliveries a prezzo pieno in novembre e sconti a gennaio 2023.

Ma in base a quali criteri reinventare i fashion show? Secondo i firmatari di #rewiringfashion avendo come priorità l’engagement dei consumatori, in modo tale che il desiderio nei confronti delle collezioni resti alto fino a quando i prodotti arrivano nei punti vendita. Non esiste però una formula magica per tutti: ogni griffe deve elaborare la sua, quella che più la rappresenta.

Infine gli sconti, che con il lockdown diventano più che in passato un’ancora di salvezza per i retailer, ma sui quali già negli ultimi anni si è molto dibattuto. I negozianti dovrebbero allora tenere duro, evitando già adesso di ricorrere al cosiddetto extreme discounting per la primavera-estate 2020 e concentrandosi più in generale sui mesi di gennaio e luglio, come si diceva, per le vendite a prezzo ribassato. Basta con gli in-season discount, compresi i vari Black FridayCyber Monday e Singles Day.

Solo così, concludono gli artefici di #rewiringfashion, si può «preservare la bellezza, creatività e forza della nostra industria, costruendo business solidi e sostenibili, in grado di superare lo tsunami che ha travolto tutti. Questo è solo il primo passo: speriamo di estendere e affinare questa proposta, insieme ad altri leader. E soprattutto speriamo che ci seguiate» (nella foto, il finale della sfilata FW20/21 di Arthur Arbesser).

Alessandro Sicuro

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DEMERY JAYNE COLLECTION

 

 

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