Dicembre 3, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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LA SCURE DELLA PANDEMIA TAGLIERA’ IL 15% DEL MERCATO MONDIALE DELL’ABBIGLIAMENTO

LA SCURE DELLA PANDEMIA TAGLIERA’ IL 15% DEL MERCATO MONDIALE DELL’ABBIGLIAMENTO PARI A 297 MILIARDI DI DOLLARI I PIU’ COLPITI SARANNO I PAESI OCCIDENTALI.

IL PRIMATO CHE NE SCATURIRA’ SARA’ CHE LA CINA TOGLIERA’ LO SCETTRO AGLI USA DEI PRIMI DEL MONDO

E PER L’EUROPA QUALI SCENARI SI PREVEDONO?

 

La crisi per la pandemia ha cambiato gli scenari. Il Covid-19 spazzerà via il 15% del mercato mondiale dell’abbigliamento, ovvero una cifra pari a 297 miliardi di dollari, ma a essere colpiti più duramente saranno i Paesi occidentali. Con una prima, fondamentale conseguenza: la Cina toglierà agli Stati Uniti il primato di più grande market del settore entro il 2023.

A decretarlo è un’analisi di Global Data, che nei prossimi tre anni prevede un rimpasto delle posizioni sullo scacchiere internazionale, nel 2019 caratterizzato da una gerarchia dominata dagli Stati Uniti, seguiti da Cina, Giappone, Germania, India, Italia, Regno Unito, Russia, Francia e Corea del Sud.

Un ordine destinato a essere scompaginato, con il Dragone pronto a salire in vetta alla classifica, grazie a una maggiore reattività e alle più forti ripercussioni del virus sulle economie di Usa ed Europa.

«Prevediamo che i mercati Apac in via di sviluppo, tra cui Cina, India e Corea del Sud – fanno sapere dalla società – miglioreranno la loro posizione nei dieci mercati globali dell’abbigliamento entro il 2023, in quanto quelli occidentali maturi perdono terreno».

La tegola Covid-19 pesa soprattutto sugli States, perché il 42% delle perdite riguarderà proprio quest’area, dove nei prossimi mesi altre realtà del settore saranno obbligate a ricorrere al Chapter 11, come ipotizza lo studio.

A corroborare il sorpasso della Cina sugli Usa è anche una diversa risposta della domanda: «Sebbene la ripresa sui mercati Apac sia già iniziata – osserva Vijay Bhupathiraju, , retail analyst di GlobalData – le vendite di abbigliamento impiegheranno un po’ a risalire, causa la frenata nella fiducia dei consumatori, la crisi del turismo, la minaccia di una imminente recessione globale e gli alti tassi di disoccupazione».

«Tuttavia – precisa – le perdite sinora accumulate saranno in parte compensate dalla “revenge spending” dei consumatori. Alcuni marchi in Cina stanno riscontrando un ritorno delle vendite dei negozi dall’80 al 100% dei livelli pre-Covid-19».

Risultato: da qui a tre anni l’attuale graduatoria si ribalterà, con Cina in testa e a seguire Stati Uniti, Giappone, India, Germania, Regno Unito, Italia, Russia, Corea del Sud e Francia.

Questo non significa che l’ex Celeste Impero avrà vita facile e non abbia davanti a sé importanti sfide. Basta ricordare che un recente sondaggio condotto da Oliver Wyman ha calcolato che nel 2020 il mercato cinese dell’abbigliamento subirà una contrazione di 60 miliardi di dollari, pari al 15% (nella foto, Shanghai in uno scatto di shanghaibowen da Pixabay).

 

Alessandro Sicuro

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