DA GENNAIO A MAGGIO E-COMMERCE VOLA E SUPERA LE PERDITE DEI NEGOZI FISICI
Tra i settori monitorati dall’Osservatorio di Confimprese-EY sui consumi nella ristorazione, nel non food e nell’abbigliamento durante i primi cinque mesi di quest’anno, quello che se la passa peggio è l’abbigliamento.
Un comparto che archivia il periodo con un -49% sull’analogo periodo del 2019, contro una media del -46%. La ristorazione incassa un -45% e il non food un -40%.
Peraltro, come fanno notare gli esperti di Confimprese-EY, già nel luglio-dicembre 2019 erano state più le ombre che le luci: influenzato da un novembre nero, segnato da consumi in riduzione del 10%, il semestre era stato chiuso con un -4,4%.
Il 2020 era partito in salita, con un -0,6% in gennaio e un -3,4% in febbraio, ma ancora non ci si immaginava a cosa si sarebbe andati incontro con il lockdown: -78% a marzo, -90% in aprile, -57% a maggio.
Per contro, nei cinque mesi gli e-shop hanno segnato un +110%, di cui un +171% in aprile-maggio, mese quest’ultimo in cui l’incremento è stato del 136%.
I trend per aree geografiche indicano andamenti non particolarmente differenziati tra una regione e l’altra: -47% nel Nord Ovest, -46% nel Nord Est e nel Centro, -44% al Sud.
Come sottolinea Mario Maiocchi, consigliere delegato di Confimprese, queste percentuali sono il riflesso di un repentino cambiamento nei modelli di consumo, che non sempre si è dissolto con la fine delle limitazioni normative.
«Mi riferisco in particolare all’accelerata propensione verso i canali digitali – precisa Maiocchi – che impone forti riflessioni da parte degli operatori per affrontare finalmente, con la dovuta attenzione e urgenza, la trasformazione digitale e l’omnicanalità».
Da notare, inoltre, l’incremento dello shopping di prossimità e, a livello temporale, un’inversione di tendenza rispetto ai ritmi pre-Covid, a favore dei giorni infrasettimanali anziché i weekend.
Tra i canali di vendita la maglia nera va al travel (-54%), seguito dai centri commerciali (-50%) e dagli outlet (-48%). Le high street e i centri città limitano la perdita a un pur consistente -45,3%.
«Centri commerciali e outlet hanno sofferto di più, se paragonati ai punti vendita delle città – osserva Paolo Lobetti Bodoni, business consulting leader Italy di EY – in quanto hanno subito la totale chiusura delle loro attività, anche se osserviamo un ritorno all’acquisto nelle ultime settimane».
A livello cittadino, i negozi di periferia o degli agglomerati più piccoli se la sono cavata meglio delle vie centrali, soprattutto in metropoli come Milano (-48%), abitualmente mete di turisti ancora oggi quasi del tutto assenti e penalizzate anche dalla mancanza del flusso di lavoratori negli uffici, vista la diffusione dello smart working.
Stranamente, nel Lazio Roma scivola del 47%, ma Frosinone e Latina stanno peggio, rispettivamente con un -48,7% e un -47,4% (nella foto, ancora poco movimento oggi nella Galleria Vittorio Emanuele di Milano).
Alessandro Sicuro
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