Luglio 28, 2021

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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VALENTINO A VENEZIA L’HAUTE COUTURE NELLE GAGGIANDRE RINASCIMENTALI

La Maison torna alle sfilate dal vivo, nel cuore della Darsena

Valentino sceglie Venezia, non Parigi, non Roma, non Milano, per presentare la sfilata Haute Couture autunno inverno 2021/2022.

Primo evento con pubblico della Maison – a febbraio la collezione prêt-à-porter aveva sfilato all’interno del Piccolo Teatro di Milano, per dare un segnale di urgenza sul sostegno ai luoghi dell’arte – lo show va in scena nella cornice de Le Gaggiandre, tettoie acquatiche costruite nel 1500 per il ricovero delle barche. Con una piccola corte di ospiti vestiti di bianco, in passerella esplodono colori, forme e segni.

Valentino

Lo scopo dichiarato è quello di trasformare delle idee in oggetti. Un processo caro all’arte e processabile, secondo il direttore creativo Pierpaolo Piccioli, solo attraverso la Couture, collezione moda spogliata dalle necessità di scopo e di funzione. Un impegno che non può essere svolto da una sola persona, ma da realizzare grazie al lavoro a più mani di artisti e artigiani.

Valentino a Venezia con la sfilata Couture

La Darsena, simbolo del “fare” del Rinascimento, il tramonto di un’estate italiana, la voce dell’artista londinese Cosima accompagnata da un pianoforte, gli ospiti che tornano a viaggiare per inseguire la moda nelle sue spinte creative… La sfilata Haute Couture autunno inverno 2021/2022 di Valentino a Venezia è orchestrata per parlare di ripartenza, di apertura dopo le chiusure. E del valore dell’evento stesso, per mesi sostituito da alternative digitali che hanno dato modo di spaziare con nuovi metodi e spunti, ma che sono giudicate solo parzialmente efficaci.

«Venezia era parte della visione che avevo avuto sin dal principio: era l’unico posto al mondo nel quale presentare una collezione del genere e inoltre si tratta di un contesto nel quale non aggiungere o togliere nulla: la luce e la potenza di Venezia sono la cornice perfetta nella quale immergere il mio lavoro», ha scritto il direttore creativo nelle note della sfilata.

Tutto questo è espresso soprattutto attraverso gli abiti: 84 look tra femminili e maschili, realizzati dall’Atelier romano di Valentino. Il colore è protagonista e la sua intensità, che sia nei viola, nei rosso fragola, nei verde menta o nei turchese, ricorda quello delle collezioni di Alta Moda di Yves Saint Laurent e di Christian Lacroix, negli anni ’80.

È proprio il colore a regalare l’effetto “wow”, su modelli estremamente facili da portare – microabiti a palloncino per lei, completo pantalone sartoriale e camicia a maniche corte lui – come su abiti scenografici, pronti per i prossimi red carpet.

Valentino

Il finale della sfilata Haute Couture autunno inverno 2021/2022 di Valentino

La collaborazione con gli artisti

Ma la spettacolarità non è tutto per una sfilata Haute Couture, o almeno non più. Per Piccioli e per Valentino diventa l’occasione e la piattaforma per dare voce agli artisti. Protagonista, infatti, una selezione di pittori che per settimane ha lavorato fianco a fianco con le sarte dell’atelier Valentino nella creazione dei look.

Scelti insieme a Gianluigi Ricuperati, scrittore, direttore di Domus Academy e curatore del programma culturale di MIA Fair, sono: Joel S. Allen, Anastasia Bay, Benni Bosetto, Katrin Bremermann, Guglielmo Castelli, Maurizio Cilli, Danilo Correale, Luca Coser, Jamie Nares, Francis Offman, Andrea Respino, Wu Rui, Sofia Silva, Alessandro Teoldi, Patricia Treib, Malte Zenses. E con la partecipazione di Kerstin Bratsch.

Valentino

L’abito che chiude la sfilata e che comprende le opere di Jamie Nares, realizzate in 700 ore di lavoro su 107 metri di tessuto

Alla ricerca di una lentezza possibile

Valentino Des Ateliers, dunque, si traduce in un nuovo approccio alla Couture, la linea più alta dei brand del lusso che durante l’emergenza sembrava aver perso di qualsiasi significato. Nessun evento cinematografico per il quale far indossare quegli abiti alle celebrities, quindi nessuna visibilità. Quale poteva mai essere lo scopo di una serie di abiti il cui numero di clienti raggiunge a stento qualche migliaio?

La risposta di Pierpaolo Piccioli corrisponde, appunto, a un utilizzo diverso dell’alta moda, svincolata da rigide regole commerciali che assediano invece il prêt-à-porter, sempre più legato a tempistiche strette, lanci continui e collaborazioni che alimentino la richiesta dei consumatori.

L’Haute Couture post-pandemia è, dunque, più che mai la fucina del saper fare, così come hanno raccontato gli altri grandi brand durante la Paris Fashion Week appena conclusa, dal focus sulla materia di Dior alle repliche di Balenciaga. E così come per altri protagonisti della moda contemporanea – uno su tutti Alessandro Michele, il cui processo creativo coinvolge sempre di più input esterni, dal festival con Gus van Sant al mash-up con Demna Gvasalia, ma ora anche Kim Jones da Fendi con regia di Luca Guadagnino – per Pierpaolo Piccioli il futuro del saper fare è un’idea collettiva.

 

 

 

 

 

 

Alessandro Sicuro

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