Settembre 30, 2022

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ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

BOTTEGA VENETA IL DEBUTTO DEL GIOVANE CREATIVO MATTHIEU BLAZY

 I TITOLI DEI GIORNALI

Vanity Fair : “Bottega Veneta, bravissimo il primo (di Matthieu Blazy). Il meglio della quarta giornata di Milano Fashion Week. Il debutto in passerella del nuovo direttore creativo del brand. Anche Julianne Moore gli applaude”…

MF Fashion: “Bottega Veneta, analisti accolgono il nuovo direttore creativo”…

Vogue : “Matthieu Blazy, un’attesa ben ripagata da una collezione autunno inverno 2022-23 che dà vita a una nuova idea di minimalismo” …

Matthieu Blazy esordisce in Bottega Veneta, marchio che aveva subito discutibili stravolgimenti negli ultimi mesi, quando era ancora guidato da Daniel Lee, che da un lato ha dato all’azienda risultati notevoli anche in tempi di covid, e dall’altro, con l’abbandono dei social network, notevoli perplessità”. Per il suo debutto in Bottega Veneta ha  preferito non alterare lo status quo ereditato dal suo predecessore. La sfilata autunno inverno 2022 del marchio, tra le più attese alla Milano Fashion Week, un successo annunciato. 

L’uomo e la donna che ci troviamo di fronte hanno un guardaroba aggiornato, leggermente più lezioso rispetto a quello degli anni passati. Sullo styling prevalgono i pezzi unici, di cui dobbiamo convincerci che sono talmente belli da non avere bisogno di aggiunte: mini-abiti di paillettes delicatissime nelle nuance del rosa confetto e del giallo canarino o del verde kiwi, di cui riproducono ironicamente la texture interna; gonne a pannello che scendono fin sotto al ginocchio con strutture di frange anziché di crinolina; la semplicità del basico, della camicia e della canottiera bianca, il minimalismo che è la lezione dei Novanta, su un pantalone dritto in pelle. Gli accessori sono ancora il focus, il cuore pulsante della maison: all’intrecciato, che scorgiamo qua e là tra le silhouette della sella, del secchiello, e della pochette in più grandezze, cede il passo a lavorazioni lisce; gli oggetti del desiderio sono gli stivali alti, sopra al ginocchio, con e senza il tacco e le décolleté di pelo. Interessante la ricerca nella maglieria, tanti i cappotti.

Il set up, un vero e proprio cantiere, è la sintesi delle esperienze recenti: c’è quel sapore underground che sa di città in fermento, quella ruvidezza della periferia che si vuole mettere il vestito del futuro, fatto di cemento ancora da spazzolare sui mattoni a vista, e acciaio, che rigorosamente e meticolosamente raccolto in discarica, riciclato e pressato si è trasformato nelle sedute pouf (feticcio di design che potrebbe diventare da collezione o che potremmo ritrovare nelle boutique) da cui gli ospiti hanno seguito l’evento dal vivo.

Le luci e le atmosfere sono quelle statiche, fredde, che illuminano i cantieri, qualche ponteggio è ancora montato qua e là. Manca forse la scena musicale della Techno di Detroit e Berlino, ma c’è una Milano che rassicura e, forse ne abbiamo tutti bisogno.

 

 

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Alessandro Sicuro

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