Febbraio 9, 2023

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ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

NFT DEL FASHION, UN ‘TESORO’ DA 245 MILIONI $

Dune, la piattaforma di analisi blockchain, risulta come il settore degli Nft della moda ha accumulato collettivamente oltre 245 milioni di dollari (circa 226 milioni di euro), grazie a protagonisti dello spazio virtuale come Tiffany, Adidas e Nike. Lo rivela un articolo di Jing Daily dove si analizza il fenomeno cercando di capire se il mercato sia di fronte ad una definitiva affermazione del fenomeno Nft o invece ci si prepari ad una nuova bolla desitnata a dissolversi.
Secondo la testata, i non-fungible token (Nft), certificati di proprietà su opere digitali, sembrerebbero essere ancora un mercato dal forte potenziale, capace di capitalizzare cifre importanti, nonostante quest’ultimo fatichi a trovare un riscontro positivo da molti consumatori, che alla vista della parola Nft rimangono ancora ‘spaesati’.
Tornando ai dati, nonostante il calo dell’interesse verso i beni digitali più chiacchierati e discussi del momento, con un’analisi sulle performance degli Nft riportata dal Wall Street Journal lo scorso maggio, che metteva mette in evidenza un primo trimestre 2022 in flessione del 50% sulle vendite, ad oggi molto brand sono riusciti a portare a casa grossi profitti. Le sole vendite di token di Dolce & Gabbana, riporta la testata cinese, hanno generato 23,68 milioni di dollari, mentre Rtfkt e Nike continuano a battere record con i loro sold out. Il gigante dello sportswear, grazie alla vendita di Nft, ha infatti generato ricavi per 91,2 milioni di dollari in royalties e ha portato altri 93,1 milioni di dollari in entrate, con vendite che ad oggi ammontano a oltre 184,31 milioni di dollari. Già lo scorso maggio, risultava infatti come avesse sorpassato brand come Gucci e Tiffany, ma anche la competitor Adidas.
Il vero successo degli Nft iniziò ebbe inizio nel 2021, anno del boom dei non-fungible token, quando questo mercato aveva sfiorato la vetta dei 24,9 miliardi di dollari, rispetto ai soli 94,9 milioni del 2020, e quando gli Nft rappresentavano ancora un segmento fortemente di nicchia o solo per appassionati high-spending. Il fenomeno, acclamato come la prossima grande novità della moda di lusso, ha da subito visto protagonisti la maggior parte dei brand del lusso, che hanno approvato grossi investiti, ma anche le istituzioni della moda. Tra le ultime, ad esempio, il Council of Fashion Designer of America (Cfda) ha presentato una prima collezione esclusiva di Nft per festeggiare il 60esimo anniversario della sua fondazione, con abiti digitali in 3D messi all’asta a partire da 15mila dollari o 25 mila dollari, e il cui ricavato è stato devoluto alla Cfda Foundation. Un modo, ‘quello di avviare esperimenti Nft’ nella moda, per essere certamente pronti ad un effettivo decollo del mercato.
Nonostante le molteplici iniziative però, i consumatori sembrano non essere ancora convinti. Questo perché gli Nft rimangono in principio un fenomeno complesso da spiegare, difficilmente traslabile nella routine quotidiana, di cui non si ha una chiara misura del valore e dove possibili investimenti significano incanalare denaro in un mercato altamente volatile. Elementi che portano a domandarsi se il fenomeno Nft dovrebbe fare qualche passo indietro, evolversi, oppure rendersi più ‘accessibile’ nei confronti del consumatore finale.
“Ritengo che la comunità del lusso NFT dovrà immergersi in profondità nell’utilità e rivedere il passato per costruire il futuro”, spiega a Jing Daily Giovanna Graziosi Casimiro, Head of Metaverse Fashion Week. “Perché senza incorporare le tecnologie precedenti, non saremo in grado di consolidare una tecnologia coerente per le generazioni a venire”.
“Le attuali condizioni di mercato rappresentano sicuramente una sfida per i marchi che stanno lanciando gli Nft nel 2023, ma credo che molti marchi continueranno ad andare avanti con la sperimentazione, le attivazioni e lo sviluppo di comunità Web3”, afferma alla tesata Cathy Hackl, fondatrice e Chief Metaverse Officer della società di consulenza Journey. “Vedo che i marchi fanno un passo indietro rispetto agli Nft e si concentrano maggiormente sul gioco. Quelli che sono ancora in piena corsa per gli Nft stanno spostando la loro narrazione verso l’uso di termini come collezionismo digitale, gemelli virtuali abilitati all’Nfc, moda connessa, programmi di fidelizzazione e comunità web3 e non usano più il termine Nft”.
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