“E se leggessimo i Campi Flegrei come leggiamo Giza attraverso l’uso dei SAR satellitari combinati con il software fononico sviluppato dall’ing. Filippo Biondi? “
Tecnologie fononiche e radar satellitari: una nuova frontiera per esplorare la caldera e le falde acquifere, permettendo alla scienziata Tiziana Vanorio della Stanford University di valutare se la sua teoria possa essere applicata senza limitazioni.
PREAMBOLO
Ci sono domande che la scienza ufficiale tarda a porsi. Non per mancanza di strumenti, ma per rigidità metodologica. Le ipotesi visionarie, quando ben strutturate, non sono mai nemiche della scienza: ne rappresentano la frontiera. Ed è proprio su questa linea sottile che si muove il pensiero che segue.
Immaginiamo di poter osservare l’invisibile: cavità, strutture, pressioni sotterranee… non attraverso trivellazioni invasive, ma leggendo le vibrazioni dei materiali, leggendo gli spettrogrammi del sottosuolo. È ciò che ha fatto il team di ricerca indipendente guidato da Dott. Corrado Malanga, Ing. Filippo Biondi, Dot. Armando Mei e Nicole Ciccolo con il Progetto Chefren, applicando una particolare versione della tecnologia SAR (Synthetic Aperture Radar) sull’altopiano di Giza. I risultati? Stanze, corridoi, pozzi verticali, camere nascoste, tutte rilevate senza smuovere un solo granello di sabbia.
Ora, la domanda: e se provassimo a rivolgere la stessa tecnologia verso la caldera dei Campi Flegrei?
le grafiche ipotizzate dagli studi del sottosuolo fanno emergere questo ma immaginate di fare una radiografia in 3D al territorio o meglio una Tac..
IL CONTESTO: I CAMPI FLEGREI E IL LORO CUORE VIVO
I Campi Flegrei non sono solo un luogo geologicamente attivo: sono una tensione perenne tra superficie e sottosuolo. Bradisismo, emissioni di gas, faglie sismiche, sollevamenti, microfratture: tutto qui parla di una pressione che cerca spazio. L’immagine che più si avvicina alla realtà geologica attuale è quella di una pentola a pressione: una camera magmatica profonda, una falda acquifera surriscaldata, uno strato poroso di tufo giallo che funge da “tappo dinamico” e alcuni vecchi pozzi (come quelli AGIP degli anni ’80) che potrebbero aver alterato l’equilibrio del sistema.
In questo scenario complesso e stratificato, la possibilità di “vedere” sotto, senza scavare, diventa non solo affascinante, ma urgentemente necessaria.
IL MODELLO: IL PROGETTO CHEFREN E LA SAR FONONICA
Il Khafren Research Project, presentato alla stampa internazionale nel marzo 2025, ha illustrato un metodo del tutto innovativo: l’uso di dati SAR satellitari combinati con un software fononico sviluppato da Filippo Biondi. Questo algoritmo trasforma le riflessioni radar in informazioni vibrazionali, capaci di mappare:
- Microstrutture interne a materiali densi;
- Vuoti, corridoi, camere nascoste;
- Pozzi verticali fino a 600–1000 metri di profondità.
I risultati, ottenuti con dati open source da Capella Space e Umbra, hanno portato alla ricostruzione 3D di strutture sconosciute sotto le piramidi di Giza, rivelando pozzi, cilindri cavi, camere cubiche, percorsi a spirale e connessioni geometriche sotterranee.
Ma il vero punto è questo: tutto ciò è stato ottenuto senza scavi, senza vibrazioni artificiali, senza penetrazione fisica nel suolo.
L’IPOTESI APPLICATIVA: USARE LA TECNOLOGIA SAR SUI CAMPI FLEGREI
Cosa accadrebbe se questo stesso paradigma fosse traslato sul campo vulcanico flegreo?
- Si potrebbe creare una mappatura vibratoria tridimensionale della falda acquifera e dei canali di pressione;
- Rilevare cavità o zone di accumulo di gas, vapore o liquidi pressurizzati;
- Identificare eventuali “camere secondarie” o anomalie strutturali invisibili alle tecniche convenzionali (gravimetria, tomografia sismica, ecc.);
- E – ipotesi ancora più radicale – confrontare nel tempo le micro-vibrazioni del sottosuolo per rilevare mutamenti pre-eruttivi, oggi difficilmente decifrabili.
Ovviamente, la sfida maggiore riguarda la profondità: mentre Giza lavora su scale da centinaia di metri, i Campi Flegrei si estendono per chilometri. Tuttavia, è altrettanto vero che le dinamiche bradisismiche si manifestano spesso entro i primi 2 km, ovvero una fascia potenzialmente esplorabile con una tecnologia SAR adattata.
VISIONE O FOLLIA?
Per alcuni, parlare di applicare tecnologie non accademiche a uno dei vulcani più pericolosi del mondo potrà sembrare provocatorio. Per altri, è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno: un pensiero laterale, strutturato e multidisciplinare, che combini vulcanologia, ingegneria radar, analisi vibrazionale e osservazione satellitare.
Il pensiero scientifico – quello autentico – non nasce dai dogmi, ma dalle domande ben poste. E questa, oggi, è la domanda:
E se leggessimo i Campi Flegrei come leggiamo Giza?
Forse, da quella lettura, potremmo scoprire non solo cavità o pressioni latenti, ma anche un nuovo modo di intendere la prevenzione del rischio vulcanico: non più fondato sul semplice controllo, ma sull’ascolto profondo della Terra.
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