Crisi del lusso, ma c’è chi sale
Nel primo trimestre 2025, il settore moda-lusso registra segnali di rallentamento. Eppure alcuni gruppi – tra cui Prada, Ralph Lauren e Moncler – vanno in controtendenza. Analizziamo perché.
Il 2025 si è aperto con dati preoccupanti per molti big del lusso. La frenata dell’economia cinese, le tensioni geopolitiche e l’inflazione, insieme a un cliente sempre più selettivo, stanno ridisegnando i contorni di un mercato che sembrava invincibile. Alcuni colossi perdono terreno. Altri lo mantengono. Pochi, molto pochi, lo guadagnano.
Kering, ad esempio, ha annunciato un crollo del 14% nel primo trimestre, con Gucci in calo del 25%. Anche LVMH ha segnato una flessione, seppur più contenuta, del 3%.
Eppure non tutti rallentano. Alcuni gruppi mostrano una crescita organica e disciplinata, costruita su strategie chiare, filiere solide e un’identità coerente.
Tra questi, Ralph Lauren ha registrato un aumento dell’utile netto del 28%, dimostrando che rispettare il proprio DNA – estetico e strategico – e gestire con intelligenza una visione globale può ancora dare risultati concreti. Moncler, invece, cresce dell’1%: una progressione contenuta, ma solida e strutturale, sostenuta da ottimi risultati in Asia e da un canale retail diretto ben presidiato.
Ma il caso più emblematico resta quello di Prada.
Nel primo trimestre 2025, il gruppo Prada ha registrato ricavi netti pari a 1,34 miliardi di euro, con una crescita del 13% rispetto allo stesso periodo del 2024. Una crescita significativa, in un contesto difficile.
Il marchio Miu Miu continua la sua corsa, con un incremento dell’89% nel trimestre, trainato da una direzione creativa centrata, dal posizionamento corretto e da un prodotto che sta intercettando la sensibilità del momento.
Non è solo questione di hype – è metodo.
L’organizzazione interna del gruppo Prada è solida e ben collaudata. È il risultato di decenni di lavoro sotto la guida di Patrizio Bertelli: produzione interna, controllo verticale della filiera, ottimizzazione dei processi. Prada non subisce il mercato, lo anticipa. E lo governa.
La direzione creativa, firmata da Miuccia Prada e Raf Simons, non cede all’isteria della tendenza. Propone una visione sobria, colta, riconoscibile. Una moda pensata, strutturata, che dialoga con il pubblico in modo coerente. Un pubblico selettivo, che riconosce e premia la fedeltà a un’identità.
L’integrazione verticale è un altro punto di forza. Il gruppo produce, distribuisce e vende direttamente. Nessuna dipendenza da terzi. Questo si traduce in coerenza narrativa, controllo della qualità e marginalità protetta.
Infine, l’immagine. Prada è uno dei pochi brand capaci di affermarsi trasversalmente, senza snaturarsi. Moda, arte, architettura, sport. Dalla Fondazione Prada a Luna Rossa, dalla cultura visiva al design industriale, ogni scelta contribuisce a consolidare una reputazione culturale forte, autentica, credibile.
I dati parlano chiaro:
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Ricavi netti: +13% (1,34 miliardi di euro)
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Vendite retail: +12%
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Marchio Prada: +7%
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Miu Miu: +89%
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Crescita wholesale: +43%, con una distribuzione più selettiva e strategica
Mentre tanti rincorrono l’attenzione e altri cercano di recuperare terreno, Prada continua a camminare dritto. Con passo silenzioso, ma deciso.
Non è solo una questione di creatività. È una visione. E oggi, nel lusso, la visione è tutto
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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