Durante la Milano Fashion Week la città cambia ritmo. Sfilate, presentazioni, eventi, showroom, palazzi, spazi industriali, location che cambiano ogni volta. È una moda diffusa, che si sposta continuamente dentro Milano e che costringe operatori, stampa e buyer a rincorrere appuntamenti, orari e indirizzi.
WHITE parte dallo stesso ecosistema, ma ha un’impostazione diversa. Il suo perimetro è più definito, concentrato nel Tortona Fashion District. Si entra, si attraversano gli spazi, si guardano le collezioni, si torna indietro, si confrontano prodotti diversi senza dover ogni volta cambiare zona della città. È una formula più raccolta, più leggibile, e forse proprio per questo più utile per chi vuole capire cosa si sta muovendo davvero nel prodotto.
Per me WHITE è diventato anche un appuntamento costante con Erasmo Buglione di BE Management. Insieme si visitano i padiglioni, si guardano le novità, si incontrano aziende e operatori e si respira quell’aria di moda, industria e tessile che conosciamo bene e che appartiene a un indotto a noi familiare. È uno di quei momenti in cui si capiscono molte cose senza bisogno di grandi spiegazioni: basta vedere i prodotti, parlare con chi li fa, ascoltare quello che si muove intorno.
Ed è qui che WHITE si distingue. Alla Fashion Week il centro della scena è occupato inevitabilmente dalle maison, dai grandi marchi, dalle sfilate, dai direttori creativi, dall’immagine. WHITE lavora molto di più sulla ricerca e sulla selezione: realtà indipendenti, designer emergenti, marchi internazionali ancora poco conosciuti, aziende che cercano distribuzione, buyer, attenzione, posizionamento.
Alla Fashion Week si guarda spesso ciò che il sistema ha già riconosciuto. A WHITE si prova anche a capire quello che il sistema potrebbe riconoscere domani.
È questo che rende interessante la visita. Non si entra soltanto per vedere una collezione, ma per mettere insieme segnali diversi: tessuti, volumi, colori, accessori, contaminazioni, denim, streetwear, tailoring, resort, lifestyle, beauty. Dopo un po’ alcune cose iniziano a tornare, altre invece staccano subito. E proprio lì si comincia a capire dove può andare il mercato.
Il prodotto torna al centro. Oggi vediamo tutto subito. Le collezioni arrivano sui social mentre vengono presentate, le immagini circolano in pochi minuti, i video ancora prima. Quindi il problema non è più vedere. Il problema è capire cosa vale davvero la pena guardare.
WHITE fa questo lavoro. Seleziona, mette insieme, crea confronto. Si possono toccare i materiali, vedere come sono costruiti i capi, parlare con chi li ha fatti, capire il posizionamento, il mercato, il tipo di cliente a cui si rivolgono. Un buyer cerca ciò che può funzionare davvero in negozio, la stampa cerca storie, chi lavora nella comunicazione prova a intercettare linguaggi che magari tra sei mesi saranno già ovunque.
Negli anni WHITE è cresciuto, è diventato più internazionale, più strutturato, più attento ai progetti speciali e alle collaborazioni, ma senza perdere quella funzione di ricerca che lo distingue da una normale settimana della moda. Il centro non è il singolo show. È quello che succede mettendo tante realtà una accanto all’altra.
E oggi questo conta ancora di più, perché molti confini della moda stanno saltando. Uomo e donna si mischiano, il tailoring entra nello streetwear, lo sportswear diventa più sofisticato, il lusso torna a parlare di manifattura, piccoli marchi riescono a costruire identità forti senza avere alle spalle grandi gruppi.
A WHITE queste cose si vedono bene proprio perché convivono nello stesso spazio.
Non tutto quello che si incontra diventerà importante e non tutto funzionerà. Ma è normale. La ricerca serve anche a questo: vedere tentativi, intuizioni, prodotti ancora acerbi, cose che oggi sembrano laterali e che magari tra due anni ritroveremo altrove.
Per questo WHITE non lo considero una semplice appendice della Milano Fashion Week. Vive negli stessi giorni, beneficia della stessa energia internazionale, parla allo stesso sistema, ma fa un altro mestiere. La Fashion Week costruisce il grande racconto della moda.
WHITE cerca ancora quello che vale la pena raccontare.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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