Ottobre 11, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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Dito su un pulsante rosso: il rischio di un errore che non si può fermare

IL PUNTO NON È TOGLIERE FORZA ALLA RIFLESSIONE. IL PUNTO È CAPIRE DOVE DEVE ANDARE IL PENSIERO.

A proposito dell’articolo di ieri, c’è un punto sul quale continuo a tornare. Ci raccontano che sistemi sempre più potenti potrebbero, nel giro di alcuni anni, diventare una minaccia per il genere umano. È uno scenario che merita attenzione, certamente, ma mentre continuiamo a guardare così lontano io mi domando se non stiamo perdendo di vista quello che abbiamo già davanti agli occhi.

Guardate cosa sta succedendo nel mondo. Ogni giorno un drone attraversa un confine, un missile cade dove non dovrebbe, partono gli aerei, scattano gli allarmi e Paesi armati fino ai denti continuano a misurarsi. In una situazione del genere non serve necessariamente una decisione deliberata per arrivare al disastro: può bastare un errore, una valutazione sbagliata, una risposta troppo veloce o un segnale interpretato male. E più aumenta la tensione, più si riduce lo spazio per correggere ciò che è stato fatto.

È qui che nasce il mio dubbio. Da una parte ci viene chiesto di avere paura di ciò che potrebbe succedere fra dieci anni, dall’altra conviviamo quasi normalmente con pericoli immediati che fino a qualche tempo fa avremmo considerato intollerabili. Allora mi domando anche come venga gestita questa paura, perché la paura non è mai neutra: orienta l’attenzione, sposta le priorità, rende enormi alcuni rischi e quasi invisibili altri. Non sto dicendo che esista necessariamente una regia dietro tutto questo. Mi chiedo però quanto siamo ancora capaci di distinguere tra un rischio reale, un rischio possibile e un rischio raccontato continuamente fino a diventare dominante nella nostra percezione.

Forse dovremmo smettere almeno per un momento di leggere ogni cosa attraverso destra e sinistra, Est e Ovest, amici e nemici. Quando il livello dello scontro diventa così alto, la questione non riguarda più soltanto chi ha ragione o chi ha torto. Riguarda il limite oltre il quale una sequenza di decisioni, reazioni ed errori può diventare incontrollabile.

Ed è questo il paradosso che continua a colpirmi. Temiamo che un giorno qualcosa costruito dall’uomo possa sfuggirgli di mano, mentre l’uomo continua a dimostrare di essere perfettamente capace di creare da solo condizioni nelle quali il controllo diventa sempre più fragile.

Quindi torno alla domanda iniziale: dobbiamo davvero aspettare dieci anni perché qualcosa metta in pericolo il genere umano?

O forse dovremmo cominciare a guardarci meglio intorno e domandarci se, nel frattempo, non ci stiamo già pensando da soli?

 

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication

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