Settembre 26, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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CAVALLI, IL PIACERE DI TORNARE A ESSERE CAVALLI

La sfilata di ieri mi è piaciuta molto, e non soltanto per gli abiti. Mi ha fatto piacere ritrovare un’atmosfera che appartiene profondamente alla storia di Cavalli: le luci, la scena, il modo stesso di costruire lo spettacolo attorno alla donna. Mi ha riportato alla memoria il Cavalli che avevo visto personalmente molti anni fa, quando Roberto era ancora lì, dentro il suo mondo e dentro quella visione che aveva costruito e reso immediatamente riconoscibile.


Ma oggi l’animatore di questa nuova immagine è Fausto Puglisi, ed è giusto dirlo chiaramente. È lui che ha scelto di riportare Cavalli verso il proprio archivio, verso i suoi codici più forti, verso quella sensualità e quella forza visiva che hanno costruito l’identità della maison. È un’operazione retrospettiva, certamente, ma quando è fatta bene non diventa nostalgia: diventa linguaggio.

Ed è soprattutto qui che ho ritrovato qualcosa che nella moda degli ultimi anni si era progressivamente attenuato: la femminilità. Puglisi non cerca di sminuire la donna, non la rende goffa e non sembra avere paura della sua bellezza. Al contrario, la rende bella, sensuale, consapevole del proprio fascino. Una donna che indossa un abito perché le piace sentirsi femminile, attraente, e che non ha alcun disagio nell’essere osservata. Anzi, le piace essere guardata perché sa di stare bene dentro ciò che indossa.

Anche le fotografie che accompagnano questo articolo nascono da questa lettura. Sono scatti colti in movimento, non immagini costruite in posa e neppure il classico passaggio frontale sulla passerella. Sono stati scelti quei momenti nei quali il soggetto non è consapevole dello scatto: un’espressione del viso, una postura, un gesto, il movimento naturale del corpo mentre l’abito lo segue. Ed è proprio lì che spesso si capisce meglio un vestito, nel modo in cui cade, si apre, accompagna una gamba, una spalla, una torsione. Sono dettagli autentici, non preparati, e in questa collezione mostrano bene quanto Puglisi abbia lavorato sull’abito per valorizzare il corpo della donna, invece di nasconderlo o deformarlo.

E poi ci sono le stampe. Qui Puglisi ha fatto, secondo me, una delle cose più intelligenti: è andato a cercare Cavalli dentro la sua stessa storia. Roberto Cavalli, prima ancora di diventare lo stilista conosciuto in tutto il mondo, nasce come sperimentatore e maestro stampatore. All’Osmannoro quella ricerca era diventata tecnica, produzione, conoscenza, mestiere. Colori, tessuti, pelle, lavorazioni costruite nel tempo. Ed è proprio qui che la storia non può essere tagliata. Perché Cavalli è anche questo.

Perdere strutture e competenze di quel tipo significa perdere non soltanto una produzione, ma una parte del sapere che ha fatto grande il Made in Italy. Stampa tessile, sartoria, calzoleria, pelle, denim: mestieri che richiedono tempo, scuola, passaggio di conoscenze da una generazione all’altra. E che troppo spesso rischiamo di disperdere proprio mentre altri vengono in Italia per impararli.

Per questo mi piace ciò che sta facendo Puglisi. Non sta semplicemente recuperando un archivio. Sta recuperando il mestiere, la cultura e l’origine da cui Cavalli è nato. Sta cercando di capire Roberto Cavalli prima ancora di reinterpretare Cavalli.

Le stampe, l’animalier, il colore, le trasparenze, il denim, le frange, i ricami, gli abiti che seguono il corpo: Puglisi ha rimesso insieme questi elementi senza paura del troppo. Ed è probabilmente proprio questo che ieri ha funzionato.

Fausto Puglisi ha guardato indietro, sì. Ma non per nostalgia. Ha guardato indietro per ritrovare Cavalli.

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Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication

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