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Questa mattina Tod’s ha aperto la giornata della Milano Fashion Week con la Primavera Estate 2027 di Matteo Tamburini e, guardando la collezione, la prima cosa che mi è venuta in mente è molto semplice: ci sono marchi che hanno bisogno di essere letti, altri invece si capiscono da come sono fatti. Tod’s appartiene a questa seconda categoria. Non perché debba necessariamente mostrare un logo o un elemento riconoscibile a distanza, ma perché ha costruito nel tempo un modo preciso di lavorare sui materiali, sugli accessori e sulle proporzioni. Ho scelto personalmente questi look perché sono quelli che mi sono piaciuti di più e perché, messi insieme, raccontano bene questa identità senza bisogno di troppe spiegazioni.
Tamburini continua a lavorare su un guardaroba apparentemente semplice, ma in realtà molto controllato. Ci sono pantaloni larghi, bermuda, trench, gonne in pelle, maglie, abiti puliti e volumi rilassati, però nulla sembra lasciato al caso. È proprio lì che Tod’s fa la differenza: nelle rifiniture, nelle borse, nelle fibbie, nelle scarpe, nei pellami, nel modo in cui un accessorio entra nel look senza sembrare aggiunto dopo. A me piace molto questo equilibrio, perché evita quella sensazione di collezione costruita per stupire a tutti i costi e lascia invece emergere la qualità del progetto.
Tod’s viene dalla pelletteria e dalle calzature e questa cultura si sente ancora fortissima. Le borse hanno presenza ma non pesano sul look, le scarpe sembrano sempre pensate insieme all’abito e non a margine, le cinture e le fibbie diventano parte della costruzione generale. È una cura che si vede anche quando il look diventa più morbido o quotidiano. Anzi, forse proprio lì si vede ancora meglio, perché quando togli la spettacolarità resta il lavoro vero: la forma, il materiale, il modo in cui cade un pantalone, il bordo di una giacca, il rapporto tra una camicia e una borsa.
È questo che mi interessa di Tod’s oggi. Non il lusso gridato, ma la precisione. Non l’effetto, ma la continuità di un linguaggio. Tamburini non sembra voler trasformare il marchio in qualcosa che non è; sta facendo un lavoro più sottile, cercando di portare il patrimonio artigianale di Tod’s dentro un guardaroba più leggero, contemporaneo e facile da indossare. E secondo me la collezione funziona proprio quando riesce a fare questo: mantenere riconoscibile il carattere del marchio senza irrigidirlo dentro formule già viste.
Guardando questi look, la sensazione è che Tod’s abbia ancora un vantaggio importante: possiede un vocabolario proprio. Non ha bisogno di spiegarlo ogni volta da capo. Basta osservare una borsa, una scarpa, una fibbia, una lavorazione della pelle o il taglio di un capo per capire che dietro c’è una cultura precisa del prodotto. Ed è forse questa la cosa che mi è piaciuta di più della sfilata di stamani: la sensazione che ogni dettaglio sia lì perché serve, non per riempire la scena.
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