Settembre 21, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

CELLULE STAMINALI. DALLA SALAMANDRA ALLE TERAPIE MODERNE. E’ PIU’ DIFFICILE SCONFIGGERE IL MALE O I PREGIUDIZI E GLI INTERESSI?

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SONO ORMAI VENTI ANNI CHE SEGUO LE RICERCHE DEGLI SCIENZIATI CHE STUDIANO LA STRAORDINARIA CAPACITA’ CHE HANNO ALCUNI ANIMALETTI, I TRITONI (o Salamandre), DI RIPRODURRE AUTONOMAMENTE I LORO ARTI O LA CODA O ALTRE PARTI DEL LORO CORPO. SE GLI ACCADE DI PERDERE L’ARTO, RINASCE IDENTICO PROPRIO COME PRIMA. HO LETTO LIBRI E SEGUITO SEMINARI OLTRE A PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE CHE TRATTANO E STUDIANO QUESTO FENOMENO E  MI SONO POSTO UNA DOMANDA: PERCHE’ QUANDO LE COSE SONO SEMPLICI, RISOLUTIVE E RELATIVAMENTE ECONOMICHE, NON VENGONO MAI ACCETTATE DAI POLITICI E DALLE COMUNITÀ SCIENTIFICHE? LA RISPOSTA APPARE SIN TROPPO SCONTATA, IL BUSINESS…

IL CANCRO, L’AIDS, LE INFEZIONI, LE MALATTIE DEGENERATIVE, L’INFARTO, PERCHE’ NON SI POSSONO CURARE?

LA NATURA E’ PRESSOCHE’ PERFETTA. QUANDO SI NASCE ABBIAMO UN BAGAGLIO DI “INFORMAZIONI” GENETICHE (informazioni = veri e propri programmi di guarigione autosufficIenti del corpo umano), CHE SISTEMA, CURA, COMPENSA, RIPARA OGNI PROBLEMA, OGNI MALATTIA. IN ALTRE PAROLE NOI SIAMO PERFETTI ED AUTOSUFFICIENTI. ALL’INSORGERE DI UN PROBLEMA, IL SISTEMA SE NE ACCORGE E TROVA LA SOLUZIONE INVIANDO PARTICELLE ADATTE ALLA PROBLEMATICA CHE GUARISCONO PERFETTAMENTE TUTTO SE IL PROCESSO SI ROMPE O INTERROMPE, SIGNIFICA CHE ABBIAMO DELLE DISARMONIE ENERGETICHE. DAL MOMENTO CHE NOI, COME TUTTI I SISTEMI EVOLUTI DELL’UNIVERSO SIAMO DEI VERI E PROPRI CENTRI DI ENERGIA DI UNA POTENZA ENORME. SE CONOSCESSIMO IL NOSTRO REALE POTENZIALE RIMARREMO STUPITI. ALCUNI DEI PIU’ IMPORTANTI ELEMENTI SONO LE CELLULE STAMINALI, DEI VERI E PROPRI OPERAI RISTRUTTURATORI DEL CORPO UMANO

IL CUORE:

Il cuore, come è ben noto, è un organo indispensabile ed insostituibile, senza il quale la nostra vita non sarebbe possibile. Questa eccezionale centrale propulsiva del nostro corpo è costituita da cellule incredibilmente robuste che sono in grado contrarsi per tutta la durata della nostra vita. Tuttavia, essendo altamente specializzate nello svolgere la loro funzione ininterrottamente, non hanno la capacità di rigenerarsi. Ecco perché, in seguito al danno prodotto da eventi come un infarto, quest’organo essenziale può difficilmente essere riparato.

I meccanismi che regolano il funzionamento delle cellule cardiache e la loro evoluzione durante lo sviluppo che avviene dall’embrione all’organismo adulto, sono oggetto di interesse di moltissimi ricercatori in tutto il mondo. Recentemente, molti studi si stanno focalizzando in particolare nel trovare un modo per ottenere cellule del cuore a partire dalle cellule staminali o addirittura da semplici cellule della pelle. Queste potrebbero potenzialmente rappresentare una preziosa fonte per la terapia di molte malattie cardiache ad oggi incurabili.

Uno dei progetti che sto seguendo qui si inserisce proprio in questo contesto. Sto cercando di insegnare alle cellule ad “accendersi”, ovvero ad emettere fluorescenza, quando divengono cellule cardiache, in modo da poter essere identificate. Per far questo ho bisogno di inserirvi una sorta di sensore che conferisca loro questa capacità senza però interferire con le normali funzioni cellulari. Inoltre, una volta identificate e isolate, non vogliamo certo che queste cellule cardiache rimangano fluorescenti, quindi il mio sensore, deve essere dotato anche di un “interruttore per l’autodistruzione”. Tutto questo potrebbe potenzialmente essere realizzato grazie alla tecnologia dei cromosomi artificiali, sviluppata qui al Chromosome Engineering Research Center di Yonago.

Cromosomi di una cellula visti al microscopio. Fra questi è visibile un cromosoma artificiale (il piccolo puntino indicato dalla freccia) che può portare la copia corretta di un gene mutato o può fungere da “sensore”, a seconda degli scopi.

La scorsa settimana, in occasione della visita del mio “italian boss” (come lo hanno simpaticamente definito i miei colleghi giapponesi), abbiamo avuto la preziosa opportunità di incontrare altri gruppi di ricerca della “Tottori University Faculty of Medicine” che studiano il cuore e le cellule che lo costituiscono. Credo valga la pena raccontare un paio di questi incontri.

Abbiamo conosciuto un gruppo di ricerca che sta lavorando sulle cellule staminali di topo (animale classicamente utilizzato come modello per studiare la fisiologia e le patologie umane) per capire come derivare e isolare da queste le famose cellule pacemakers, quelle da cui ha origine il battito cardiaco. Le stesse cellule, nell’uomo, potrebbero potenzialmente essere utilizzate per realizzare dei pacemakers biologici, in sostituzione agli equivalenti apparecchi elettronici, attualmente impiegati in clinica. Fra i primi a scoprire e a descrivere queste cellule pacemakers, c’è proprio un gruppo di ricerca italiano, dell’Università di Milano, che i colleghi giapponesi subito ci hanno citato. Anche per questo, erano ben felici ed entusiasti di conoscere degli “italian researchers”, ospitarci nei loro laboratori e parlarci dei loro studi.

imagesL’attività di ricerca di un altro laboratorio che abbiamo visitato è focalizzata invece sui complicatissimi meccanismi molecolari che permettono alle cellule di replicarsi. Il loro obiettivo è capire perché le quelle del cuore non hanno questa capacità e se vi sia un “interruttore” in grado di riattivarla. La cosa più stupefacente è che per far questo, oltre ai classici topini, studiano una specie giapponese di “newt”, i tritoni, ovvero delle salamandre. La capacità rigenerativa di questi piccoli animali, capaci di ricostruire intere parti del loro corpo, è ben nota e molto studiata. Questo ricercatore giapponese, mentre ci mostrava orgoglioso i loro meravigliosi esemplari, con un manto maculato in rosso e nero, ci spiegava che proprio grazie a questa loro abilità, possono vivere fino a trent’anni (che, per una salamandra, è certamente un bel po’ di tempo) e sono in grado di rigenerare tutti gli organi, compreso il cuore. Così ci hanno mostrato gli esemplari neonati, che quasi assomigliavano a pesciolini; la salamandra più anziana, in una vasca tutta sua con tanto di rocce artificiali, ed infine alcuni esemplari arrivati appositamente in Giappone direttamente dalla Spagna, appartenenti ad una specie simile, che gode delle stesse capacità rigenerative, ma capaci di uno sviluppo molto più rapido. La cosa più stupefacente è che, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe per un organismo le cui cellule si possono moltiplicare così rapidamente, nessuna forma di tumore è mai stata osservata in questi animali. Quali sono le differenze fra i meccanismi molecolari dei tritoni e quelli dell’uomo o degli altri organismi incapaci di rigenerare le cellule cardiache? Forse grazie a questi piccoli e simpatici animali si riuscirà a trovare una risposta a questa importante domanda.

Vista su alcuni degli edifici che ospitano i laboratori di ricerca della “Tottori University Faculty of Medicine”

Credo che conoscere, discutere ed avere uno scambio con altri ricercatori, in particolare in un contesto internazionale, con persone che lavorano e vivono in una realtà completamente diverse, sia un’occasione unica di crescita e di arricchimento, che può aiutare a vedere un problema sotto diversi punti di vista, ad avere nuove idee e talvolta ad aprire la mente a nuovi modi di pensare.

SALAMANDRE IL SEGRETO DELLA RIGENERAZIONE SPONTANEA

Questi animali ricostruiscono intere parti del loro corpo grazie alle staminali adulte e non embrionali.
Rigenerare, senza la benché minima cicatrice, arti mutilati, polmoni e midollo spinale danneggiati, e anche parti del cervello. Di queste meraviglie è capace la salamandra axololt (Ambystoma mexicanum), originaria del Messico Centrale, grazie a cellule molto simili a quelle staminali adulte dei mammiferi, che possono ricreare il tessuto cui appartengono. La scoperta, rivelata sulle pagine di Nature, è opera di un gruppo di ricercatori dell’Università delle Florida, del Max Plank Institute e dell’Università Tecnica di Dresda. Negli studi condotti finora sembrava che fossero, invece, cellule simili a quelle embrionali a provvedere alla rigenerazione.
Quando un axolotl perde, per esempio, una zampa, si forma un piccolo rigonfiamento sulla terminazione dell’arto, chiamato blastema. Appena tre settimane dopo, l’animale (la cui vita media è di circa 12 anni) può contare su una nuovo arto totalmente funzionante. Per capire il processo di rigenerazione, i ricercatori hanno utilizzato un marcatore genetico fluorescente, la proteina Gfp (Green fluorescent protein) in tessuti geneticamente modificati.
Gli scienziati hanno prelevato specifiche parti o organi dalle salamandre transgeniche marcate con la Gfp, le hanno impiantate in animali normali e successivamente hanno tagliato un pezzo del tessuto innestato per osservare il processo di rigenerazione. Hanno potuto così determinare il destino delle cellule fluorescenti nel blastema e scoprire che le cellule provenienti da uno specifico tessuto sono in grado, con pochissime eccezioni (cellule della pelle e cartilagine), di ricreare solamente cellule e tessuti dello stesso tipo. Il blastema che si forma, cioè, contiene cellule staminali che sembrano conservare una “memoria” della loro provenienza e che agiscono di conseguenza.
Queste recenti scoperte riconducono la straordinaria capacità rigenerativa di questi animali a cellule staminali molto simili a quelle presenti, in piccole quantità, nei tessuti adulti dei mammiferi. “Il processo ricorda più di quanto credessimo quello che operano le nostre cellule adulte nel riparare una frattura”, ha spiegato Malcom Maden, docente di biologia all’Università della Florida, “e questo alimenta la speranza di poter apprendere un giorno la capacità di rigenerare i diversi tessuti nell’essere umano”.
Riferimenti: Nature doi:10.1038/nature08152

GLI ARTI:

Nel 2007 Discovery Channel trasmise un documentario nel quale narrava la storia di un veterano di guerra, Lee Spievack, che aveva perso una porzione della prima falange di un dito, recisagli da una pala di un modellino di aeroplano. Il fratello di Spievack, chirurgo a Boston, gli aveva inviato una polvere “magica”, dicendogli di spargerla sulla ferita, avvolgere la mano con della plastica e applicare la polvere un giorno sì e uno no fino a quando non avesse terminato la quantità che gli aveva mandato. Dopo quattro mesi la falange di Lee si era rigenerata: unghia, osso, muscolo… tutto quanto, come si vede qui accanto. Evito di mostrarvi immagini della falange prima della rigenerazione; le trovate in Rete.

IN ITALIA ABBIAMO AVUTO MOLTI GENI, PURTROPPO PER NOI, O SONO SCAPPATI IN AMERICA O SONO MORTI DI CREPACUORE.

IL CASO STAMINA  DEL DOTT. VANNONI RICORDA IL CASO DI BELLA E VI RACCONTO PERCHE’:

AI MIEI TEMPI, I CINQUANTENNI INIZIANO SEMPRE COSI I LORO RACCONTI,  CI FU UN’ALTRA GRANDE BATTAGLIA TRA I SOSTENITORI DI UNA CURA RIVOLUZIONARIA, LA CURA DEL DOTT. “DI BELLA” CONTRO IL TUMORE, MA I DETRATTORI TRA CUI LA MINISTRA DI ALLORA ROSY BINDI, LA QUALE ORDINO’ UNA SPERIMENTAZIONE ED UN TEST GIUSTO PER DISCREDITARLA E CHIUDERE L’ARGOMENTO. MA SENTITE NEL DETTAGLIO COME E’ ANDATA:

TRIONFO POST MORTEM DEL PROF. DI BELLA: ORA HANNO SCOPERTO CHE LE STATINE SONO ANTITUMORALI, LUI LE USAVA DA 40 ANNI! 

Importante “scoperta” scientifica, comunicata con clamore mediatico da eminenti ricercatori svizzeri e americani, una partnership tra l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia (ETH) e la University of California a Berkeley.
Le ricerche hanno dimostrato che le statine, farmaci anticolesterolo, controllano la crescita tumorale perché inibiscono la crescita di nuovi vasi linfatici, così si possono prevenire le metastasi.
Il Prof. Di Bella l’aveva scoperto più di 40 anni fa, infatti la somatostatina e la longostatina sono tra i farmaci principali del protocollo MTB. 
Ringraziamo l’ineffabile ex Ministro della Sanità, Rosy Bindi, che ostacolò in tutti i modi il prof. Di Bella!
Noi i geni li facciamo morire di crepacuore, gli altri mettono sugli altari chi copia le loro scoperte!
E chi ci ha rimesso, più di tutti, sono stati i malati! 

STESSO COMPORTAMENTO DELLA ATTUALE MINISTRO DELLA SANITA’ LORENZIN CHE HA ORDINATO LA FINE DELLA SPERIMENTAZIONE DEL METODO STAMINA.

Metodo Stamina bocciato, Vannoni: “Lorenzin vero pericolo per i malati”

“Non è il metodo Stamina a essere pericoloso per i malati, bensì il ministro Lorenzin e chi sta gestendo questa situazione”: non si è fatto attendere il commento del presidente di Stamina Foundation dopo lo stop alla sperimentazione.

Metodo Stamina bocciato, Vannoni: “Lorenzin vero pericolo per i malati”.

La decisione era nell’aria da giorni ma oggi è diventata ufficiale: il Ministero della Salute ha bocciato il metodo Stamina di Davide Vannoni. Una decisione di fermare la sperimentazione che arriva in seguito al parere contrario espresso nei giorni scorsi dalla commissione di esperti scelti dal Ministero della Salute. E che ha spinto Beatrice Lorenzin a parlare di un metodo pericoloso per la salute dei pazienti. Parole che hanno immediatamente portato Davide Vannoni, il presidente di Stamina Foundation, a rispondere: “Non è il metodo Stamina a essere pericoloso per i malati, bensì il ministro Lorenzin e chi sta gestendo così male questa situazione, a fronte di una legge votata dal Parlamento che stabilisce l’avvio della sperimentazione”. Vannoni, in seguito alla bocciatura del suo metodo che si basa sulle cellule staminali mesenchimali, ha spiegato che ora l’obiettivo è quello di attuare la sperimentazione all’estero, possibilmente negli Stati Uniti.

In Italia – ha spiegato Vannoni – “aspetteremo politici più illuminati”. Per Vannoni le ragioni della bocciatura sono insignificanti, non hanno senso: “Ci dicono che non è prevista valutazione donatori, ma è  ovvio che a Brescia i donatori sono stati sottoposti a controlli rigorosissimi. Leggo questo documento insensato coi brividi sulla schiena, anche un biologo del primo anno dell’università si renderebbe conto dell’inconsistenza scientifica di questo documento”. In merito alla sperimentazione all’estero, l’ideatore del metodo Stamina ha spiegato che al momento il dialogo è molto stretto soprattutto con Camillo Ricordi, docente all’università di Miami in Florida, dove dirige il Centro trapianti cellulari e il Diabetes Research Institute.

Alessandro Sicuro

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