Novembre 26, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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MARTA ELENA CASANOVA CI PARLA DI ALBERTO BURRI

Aurelio-Amendola-Alberto-Burri-Città-di-Castello-1976

Ricorre quest’anno il centenario dalla nascita di Alberto Burri, artista che insieme a Lucio Fontana ha dato il maggior contributo italiano al panorama artistico internazionale del secondo dopoguerra.

ALCUNE DELLE SUE OPERE

Alberto Burri, Sacco e oro, 1953

“La materia è memoria” diceva Henri Bergson, un’affermazione che pare riassumere perfettamente l’opera di Alberto Burri, poeta della materia, lirico dei materiali poveri elevati a forme di suprema bellezza.

Nato nel 1915 a Città di Castello, nel 1940 si laureò in medicina, facendo la sua prima esperienza come medico proprio durante la seconda guerra mondiale.

Nel 1943 fu catturato in Tunisia dagli Alleati e trasferito in un campo di prigionia nel Texas, dove iniziò a dipingere, scoprendo così la sua vera vocazione. L’arte fu dunque per Burri una tarda epifania, una sorta di necessità ed un balsamo lenitivo di fronte agli orrori della guerra.

“La mia vita è il mio messaggio”, con queste parole testimoniava la sua urgenza espressiva che lo accomunò a molti artisti del suo tempo.
Tornato in Italia, Burri abbandonò la medicina per dedicarsi completamente alla pittura: in un paese lacerato e frustrato dalla sconfitta, egli si immerse eroicamente nella materia dei propri quadri, cercando nel processo creativo l’autenticità di un’origine che la vita normale non poteva dare.

Alberto Burri, Sacco nero e rosso, 1955

Fin dall’inizio la sua ricerca si svolse nell’ambito di un linguaggio astratto: non rappresentò, ma fece, non concedendo assolutamente nulla al figurativo in senso tradizionale.

La scoperta della materia fu un processo graduale; essa prese le mosse dalla stessa materia pittorica e dall’esigenza di attribuirle una consistenza più corposa, densa, grumosa, mescolandola talvolta al catrame, al vinavil o alla cementite.

Burri sentiva l’urgenza di intensificare il rapporto con il coagulo pittorico, inscenando una sorta di confronto fisico con la materia rappresa ed incrostata.

Con gli anni Cinquanta ecco affacciarsi la grande novità: alla materia fluida e spalmabile viene sostituita, o accostata, una materia oggettuale e non plasmabile, una materia-detrito che diviene protagonista dell’opera.

L’incastro tra elementi pittorici ed inserti materici si realizzò come per incrostazione, in un magma indistricabile ed indivisibile: movimenti di segni e di forme, accumulati in complessi movimenti labirintici.

Alberto Burri, Rosso plastica, 1966

La tela di sacco ed il lacerto di stoffa diventarono così elementi inevitabili della composizione, assumendo un ruolo di primo piano nella “grande famiglia” materica di Burri.

Di qui il passo verso la successiva evoluzione fu breve: spezzati oramai i legami con la struttura canonica del quadro, Burri farà della materia l’oggetto della sua arte.

La notorietà per Burri giunse, infatti, con quei famosi sacchi attraverso i quali viene universalmente identificato: come Morandi fu “quello delle bottiglie”, Fontana“quello dei tagli”, così Burri divenne tale in quanto “quello dei sacchi”.

Immagini fuorvianti e, spesso, riduttive, ma che denotano la forte coesione tra arte e vita presente in questi tre grandi artisti, la cui immagine finì col sovrapporsi a quella dei loro soggetti più noti.

“Un paio di calzini non sono meno adatti a fare un dipinto di legno, chiodi, trementina, olio e stoffa”, la celebre affermazione del 1959 di Rauschenberg, arrivò con circa un decennio di ritardo rispetto all’esperienza di Burri, autore d’inventiva inesauribile ed anticipatore di espressioni artistiche che, in seguito, si affermeranno come nuovi linguaggi codificati.

Alberto Burri, Sacco e rosso, 1956

I sacchi, in particolare, sono da annoverare come le opere di più alto livello del secondo dopoguerra per intensità tematica ed emozionale: la tela grezza del sacco corrotta, bruciata e drammaticamente espressiva, racconta un universo fatto di individualità e di scavo prospettico. Burri fu in grado di elevare la materia ad elemento filosofico: attraverso la destrezza del suo ingegno unì reliquie corrose e miserabili , sottraendole al nulla della quotidianità.

Raggiunta la notorietà a livello internazionale con i sacchi, Burri non si adagiò sugli allori, continuando a sperimentare sempre nuovi materiali, in una sublimazione poetica dei rifiuti, residui solidi dell’esistenza cosmica.

La ricerca di nuovi materiali si affiancò a quella di nuove tecniche: dalle plastiche alle combustioni, dove l’usura che segna i materiali non è più quella della vita, ma un’energia esterna che assume un valore metaforico primordiale.

La cedevolezza del medium e l’uso ad essa appropriato del fuoco sembrano animare la materia di un significato attivo: una sorta di teatro astratto della violenza, generatore di inferni corrosi e deteriorati.

Alberto Burri, Combustione, 1964

Nella visione di Burri è sempre presente, come un sottile filo rosso che unisce la sua arte, il concetto di consunzione che raggiungerà la sua manifestazione universale nella serie dei cretti.

In queste opere, realizzate con una mistura di caolino, vinavil e pigmento fissata su cellotex, raggiunse i vertici della purezza espressiva.

Nelle serie in nero ed oro, ad esempio, egli riuscì a dare una vitalità arcana, quasi spiritata, all’intera rappresentazione, toccando le vette della lirica metafisica e della sintesi formale.

Alberto Burri, Nero e oro, 1993

Per Burri la materia non fu altro che un equivalente del colore, un colore particolare che ha un peso tutto suo proprio, un peso che è prova della sua identità. La materia è colore, ma anche ricordo: la materia ci parla di un prima, di un suo passato utilizzo prima di essere immortalata nella fissità dell’opera d’arte.

L’arte, con Burri, perse definitivamente la funzione mimetica della realtà: l’arte non illustra la vita, ma è vita essa stessa e, come tale, possiede un suo proprio spirito che depone sacchi, accosta frammenti di collages, intreccia i fili delle imbastiture, brucia plastiche, salda ferri, in una metamorfosi continua ed inarrestabile.

Alberto Burri, Bianco, 1952

Alberto Burri, Bianco, 1952Alberto Burri

Alberto Burri


Alberto Burri
, artista che insieme a Lucio Fontana ha dato il maggior contributo italiano al panorama artistico internazionale del secondo dopoguerra. Burri è nato a Città di Castello ( nel 1959, in provincia di Perugia, zona che già di per sé merita una visita.

Nella sua vita artistica Burri ha spaziato dalla pittura alla scultura avendo come unico fine quello dell’indagine sulle qualità espressive della materia. Da qui un posto di rilievo nella tendenza all’informale. Il linguaggio dell’artista è astratto, ottenuto tramite colori ad olio, smalti sintetici, catrame. La sua serie più nota è certamente quella dei “sacchi”: sulla tela uniformemente tinta di rosso o nero incollava sacchi di questo materiale, che in seguito ha sostituito con stoffe e indumenti. In sostanza Alberto Burri guardava alla sublimazione poetica dei rifiuti. Questo sino al 1957, anno in cui ha iniziato la serie delle combustioni, dando così una svolta significativa alla sua arte, introducendo il fuoco tra i suoi strumenti, bruciando legni e plastiche per poi realizzarci opere d’arte.

E ora, veniamo al dunque. Perchè ne parliamo oggi su CHOOZEit. Ne parliamo perché proprio per l’ importante ricorrenza sono stati organizzati svariati appuntamenti, che siamo sicuri saranno apprezzati dagli amanti dell’arte. Burri era molto legato a Città di Castello, più volte aveva dichiarato l’intenzione di regalare a questa e ai suoi cittadini i suoi lavori. Nel 1987 è nata la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, che ha proiettato il piccolo centro umbro in una dimensione internazionale. Il centenario è perciò un’importante occasione per festeggiare e ricordare questo personaggio, tramite iniziative che si spingeranno oltre l’aera geografica, sino a New York.

Vediamo quali e dove sono gli appuntamenti da non perdere.

Città di Castello:

Due convegni internazionali a Città di Castello

Il 26 e il 27 giugno 2015 a Città di Castello si terrà il convegno “Estetica ed Etica nell’arte odierna”: artisti appartenenti a diversi paesi, generazioni e tendenze di linguaggio, s’incontreranno a Città di Castello per interrogarsi e discutere sullo stato dell’Arte Contemporanea, ponendo, a partire dalla propria opera, esempi e problemi da affrontare relativi alla condizione artistica in questa fase critica delle società contemporanee.

A novembre, l’opera e la figura di Burri saranno al centro di un Convegno internazionale dal titolo “Materia Forma Spazio. La pittura di Alberto Burri” promosso dalla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia.

Sicilia:

Il completamento di una grande opera urbanistica di Burri in Sicilia.

Gibellina (Valle del Belice) è stata distrutta dal sisma del 1968. Artisti di chiara fama hanno poi risposto all’appello per la fondazione della nuova città in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere monumentali. Burri aveva invece deciso di intervenire sui ruderi della vecchia Gibellina. I resti della città sono stati inglobati nel cemento riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco ha coperto come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le fenditure del “Cretto” l’evento distruttivo e offrendo alla comunità un nuovo inizio. Nel Centenario della nascita di Burri, la Regione Sicilia in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ha deciso di completare questa grande opera di Land Art, senza eguali nel panorama artistico internazionale.

New York

Il 9 Ottobre 2015, avrà luogo l’apertura della mostra antologica retrospettiva delle opere di Alberto Burri presso il Solomon Guggenheim Museum di New York, a cura di Emily Braun. La mostra, con oltre cento opere, sarà la più ampia ed esauriente mai realizzata negli Stati Uniti da un museo di arte contemporanea. La Fondazione Burri collaborerà attivamente a questo progetto.  Info: www.burricentenario.com/home/i-musei-burri/

Marta Elena Casanova

300x300Marta Elena Casanova è nata a Genova ma vive a Milano, città che ama, e per questo nel 2010 ha deciso di aprire il Blog SopravviviMilano.it , dove dispensa consigli su come sopravvivere, bene, nel capoluogo lombardo.

Laureata in Storia dell’Arte al D.A.M.S. di Torino, è giornalista, e dopo qualche anno passato tra redazioni di moda, si occupa adesso di arte e libri.

Collabora con giornali online e per RocknRollRadio conduce il programma settimanale Shokking Culture, in cui segnala eventi culturali in Italia e chiacchiera con scrittori.

Per il programma televisivo Live In Style ( 7Gold) realizza i servizi di cultura.

Durante il tempo libero ama andare in giro per mostre e musei e viaggiare per mare. Ama anche, e molto, fare shopping: così, unendo passione per abiti e letteratura, a novembre 2014 ha pubblicato Che libro mi metto oggi? pubblicato da Editrice Bibliografica.

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