Dicembre 5, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

La nuova immagine di Gucci interpretata da Alessandro Michele nella collezione pre-fall 2016

Il ritorno alla letteratura di genere, romanzi rosa e noir contro saggistica e narrativa old style.

Le icone cinematografiche tra i miti che dal secolo scorso riecheggiano a influenzare la cultura e lo stile. Hitchcock, Kubrick, Cormac McCarthy, Philip K. Dick.

La nuova immagine di Gucci interpretata da Alessandro Michele nella collezione pre-fall 2016

Un nuovo modo di vedere la propria immagine new vintage con un occhio al passato ma consapevoli del presente e del futuro.

La letteratura di genere nasce nel diciottesimo secolo con quelli che oggi chiameremo romanzi rosa che si differenziavano profondamente dalla narrativa classica per un linguaggio popolare e meccanismi sempre uguali che portavano a concentrarsi non tanto sul contenuto quanto sull’aspetto formale. Per tutto l’ottocento e il novecento la letteratura di genere si è articolata, irrobustita e ulteriormente popolarizzata fissando molte delle forme che peraltro oggi riescono meglio a raccontare il contemporaneo: l’horror, la commedia, il mèlo, la fantascienza, il crime, il thriller, il giallo, il noir.

Il cinema hollywoodiano ha immediatamente compreso che strutturare un racconto attraverso tratti e segni riconoscibili era la chiave del successo e ha forgiato la sua gigantesca azione di popolarizzazione di contenuti intorno al sistema del genere.

Narrativa di genere o cinema di genere hanno assunto velocemente, grazie proprio al loro linguaggio popolare, una connotazione negativa ma molti dei più luminosi esempi di autorialità stanno dentro uno dei generi sopra menzionati: Hitchcock, Kubrick, Cormac McCarthy, Philip K. Dick per citarne alcuni.

Il mondo della moda, ne abbiamo parlato molte volte, sta subendo un terremoto epocale che dal nostro modesto punto di vista è peraltro appena cominciato. Segni positivi di questo tsunami sono la forte deviazione di molti marchi verso una narrazione che si può senza dubbio definire di genere e quindi popolare per quanto possa, ad una prima visione, sembrare il contrario.

Alessandro Michele per esempio ha appena sfornato un’esplosiva pre-fall 2016 per Gucci in cui non credo sia interessante tentare di risalire alle centinaia di riferimenti visivi quanto penso che possa essere un esercizio utile vederne la contiguità con tre generi narrativi estremamente precisi: la commedia romantica, il mèlo, l’horror e quindi comprenderne la matrice popolare.

La commedia romantica è, per capirci, un’allegra storia d’amore con una divisione iniziale e una riunione finale. Leggera, spensierata, colorata, ottimistica ma che può, a volte, portare a riflessioni amare.

Film di riferimento: Io e Annie, Woddy Allen, 1977 / Harold and Maude, Hal Ashby, 1977

Il mèlo è l’eccessiva drammatizzazione della vita quotidiana. Storie che spesso finiscono male e dove le emozioni sono amplificate fino all’inverosimile. Siamo dalle parti dei toni pallidi e lividi, delle poltrone a fiori, degli chiffon strappati.

Film di riferimento: tutto Douglas Sirk e Powell + Pressburger / Le lacrime amare di Petra von Kant, Rainer Werner Fassbinder, 1972

L’horror è il tentativo di rendere visibile ciò che è invisibile, indicibile, inconcepibile. È il regno della libertà espressiva ma anche della violenza e della morte, dei colori saturi, dell’espressionismo, della decadenza.

Film di riferimento: Suspiria, Dario Argento, 1977 / Don’t look now, Nicola Roeg, 1973

La connessione di questi tre elementi rende la narrazione di Alessandro Michele così popolare. Tutti riconosciamo inconsciamente (o consciamente) questi elementi dentro le sue collezioni anche se, all’apparenza, non riusciamo a distinguerli. La ripetitività fa il resto, ci porta ogni volta dentro una wunderkammer da cui sappiamo che usciremo vivi.

Il meccanismo del genere, usato anche per Valentino per esempio, è apparentemente la negazione dell’innovazione proprio perché usa segni noti e ripetitivi ma è oggi quanto di più vicino esista ad una nuova narrazione popolare della moda e quindi al mercato. Un meccanismo alternativo all’intellettualismo incomprensibile alle masse di Miuccia Prada o Raf Simons ma anche all’eccesso di personalizzazione di Karl Lagerfeld.

Popolare è un aggettivo apparentemente molto distante dal concetto di lusso ma è attraverso i miti, il racconto popolare per eccellenza, che sono passati e continuano a passare i grandi temi per aiutare il mondo a capire la contemporaneità e a sopravvivere. Forse Alessandro Michele sta raccontando a tutti qualcosa sul presente che, dopo molto tempo, è di nuovo comprensibile.

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