IL RAMO DI MANDORLO IN FIORE

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UNA DELLE OPERE CHE MI HA COLPITO DI PIU’
VAN GOGH ICONIZZA COSI’ LA NASCITA DEL NIPOTE. LA VITA, LA SPERANZA, L’ENERGIA CHE CRESCONO VERSO L’ALTO

Il Ramo di mandorlo in fiore o Ramo di mandorlo fiorito è un dipinto a olio su tela (73.5×92 cm) realizzato dal pittore Vincent van Gogh a Saint Rémy nel 1890. La tela fu un regalo che lo stesso pittore fece al fratello Theo Van Gogh e alla moglie Johanna Bonger per la nascita del loro figlioletto, di nome Vincent Willem. “Quello stesso museo, qui dove mi trovo io adesso, fu fondato dallo stesso nipote di Van Gogh.”
L’opera fu sicuramente ispirata dalle stampe giapponesi, probabilmente la prima di una serie che Vincent non riuscì a terminare perché sconvolto da una crisi.

Il dono che Vincent Van Gogh ha fatto al nipote, il piccolo porta proprio il suo nome Vincent Willem. Suo fratello Theo -al quale era legatissimo- gli aveva dato il dono piu’ bello.

Van Gogh si trovava nella casa del suo dottore quando decise di strappargli dal giardino quel ramo di mandorlo fiorito. Un solo ramo che custodì gelosamente durante il tragitto per tornare a casa, nella tasca del suo cappotto di lana, proteggendolo con una mano per non far perdere neanche un petalo.  Il primo pensiero una volta arrivato, fu quello di poggiarlo in un bicchiere di vetro e iniziare a dipingerlo.

Ripeté il soggetto un’infinità di volte cercando di rendere eterna quella bellezza. Si sà che le cose belle durano sempre troppo poco. In quel freddo inverno quel mandorlo rappresentava il primo accenno di primavera. Significava l’arrivo della stagione più attesa, la speranza, il calore, la schiarita. Proprio ciò che significava la nascita del piccolo Vincent.

Pensò subito a lui, a disegnare una tela dolcissima, ispirata dai colori caldi e dai pastelli. L’azzurro profondo, il bianco candido, la luce morbida, le sfumature dei boccioli rosa. Si ispira senz’altro alle stampe giapponesi conosciute a Parigi. Nel Sud della Provenza, dove si trovava, dipingere all’aperto e osservare il paesaggio lo ispirava molto. La bellezza lo tranquillizzava, la natura lo faceva stare meglio. Era l’umanità che lo aveva deluso, la cattiveria e l’incompatibilità degli uomini. Ma non tutti, c’era suo fratello Theo l’unico che lo amava profondamente e adesso suo figlio, a cui si sentiva legato già prima di conoscerlo.

“Ho iniziato subito una tela per il figlio di Theo, da appendere nella loro camera da letto, una tela azzurro cielo, sulla quale si stagliano grandi fiori di mandorlo bianchi. nella foto ,Vincent, Willem, Van Gogh nipote dell’artista.

La tela è l’ultima opera serena di Van Gogh. Suo nipote nasce il 31 gennaio del 1890, a luglio Vincent morirà. Quella nascita ha significato speranza. A quei rami di mandorlo ha legato tutto il suo amore, i desideri di un futuro felice, di una famiglia sempre più unita. Augura serenità per se stesso e per il suo nipotino. Ma Van Gogh si sente fragile e delicato proprio come quei boccioli, inizia a crollare a poco a poco. La malattia prende il sopravvento, egli non trova affatto pace. Si trova lontano da quella famiglia, dai suoi affetti unici e cari. Si sente solo e incompreso.

“Il ramo di mandorlo è, forse, il dipinto migliore che ho fatto, quello a cui ho lavorato con più pazienza e con più calma

Il Ramo di mandorlo in fiore racchiude tutto l’amore puro e felice che Van Gogh ha provato in una breve parentesi di felicità. Conserva tutta la sua illusione, l’irraggiungibile serenità e l’amore forte di uno zio per il proprio nipote, che nessuno avrebbe mai cancellato. 

Da una lettera della cognata a Van Gogh: “al bambino piace guardare i quadri dello zio Vincent e sembra affascinato dal ramo di mandorlo in fiore, appeso sopra il suo lettino“.

 

 

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