Perche’ l’ennesima modifica all’algoritmo di Facebook

 

Facebook: Mark Zuckerberg oggi a Roma

La perdita eccessiva di utenti e la migrazione verso nuovi social?

L’inattività di molti utenti pigri che non aggiornavano il loro profilo?

L’eccesso di pseudo conversazioni che mascheravano pubblicità?

Ecco la coraggiosa scelta di Mark : Più amici e meno aziende, ecco perché Facebook modifica l’algoritmo

Zuckerberg cambia ancora il meccanismo del News Feed. Privilegiando gli aggiornamenti delle persone con cui interagiamo. Una scossa alla socialità di utenti pigri. Ma editori e pubblicità devono adattarsi.

  • FEDERICO GENNARI SANTORI

Ci risiamo: Facebook cambia l’algoritmo del suo News Feed. La modifica è pronta a essere attivata in tutto il mondo nell’arco di qualche mese. Stavolta il sistema che stabilisce quali contenuti gli utenti vedono sulla home page del social network viene ristrutturato in modo da privilegiare gli aggiornamenti degli amici, che appariranno con maggior frequenza rispetto a quelli delle pagine aziendali.

EDITORI E MARKETER IN ALLERTA. Ora, dunque, a guadagnarsi la pole position saranno i post dei profili con cui siamo in contatto e quelli che ricevono più commenti, siano essi di account o pagine. «Secondo alcuni sondaggi la nostra community ritiene che i contenuti pubblicati dalle pagine stiano nascondendo quelli più personali». Così Mark Zuckerberg ha motivato la svolta, che ha immediatamente fatto saltare sulla sedia editori e marketer di tutto il mondo.

Vogliamo aiutare le persone a rimanere in contatto e avvicinarle agli amici importanti. E assicurarci che il tempo speso su Facebook sia ben speso

MARK ZUCKERBERG

Un inaspettato ritorno alle origini, come molti lo hanno definito. O, comunque, allo scopo con cui Facebook è nato e che ne ha fatto le fortune: «Aiutare le persone a rimanere in contatto e avvicinarle agli amici importanti». Nel suo annuncio, Zuckerberg ha rincarato la dose affermando che uno dei suoi buoni propositi per il 2018 è «assicurarsi che il tempo speso su Facebook sia ben speso».

ALLA RISCOPERTA DEL BENESSERE. Ha citato degli studi accademici su come l’uso dei social network per connettersi con persone importanti possa concorrere al nostro benessere. Concludendo che leggere articoli o guardare video, per quanto informativi o divertenti, può non essere altrettanto positivo. Vero o falso che sia, però, questa non è l’unica ragione della nuova modifica.

L’amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg.

1. Reputazione: bisognava sedare il malcontento dopo il caso fake news

Facebook deve fare i conti con alcuni problemi che potremmo definire “di reputazione”. In cima alla lista c’è lo sdegno prodotto dal caso fake news, scoppiato dopo l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, e dei contenuti inneggianti al razzismo e al terrorismo islamico.

INTERVENTO DRASTICO. L’oscuramento di molti profili, pagine e post, e i metodi per individuare i contenuti negativi non sono stati risolutivi. Il malcontento di molti utenti e le pressioni da parte della politica (Facebook ne deve rendere conto al Congresso americano) devono aver spinto l’azienda a optare per un intervento drastico non più sui contenuti in sé, ma sul sistema che ne regola la visibilità per avere finalmente effetti sotto gli occhi di tutti.

2. Utenti pigri: ormai guardano e non raccontano più le loro vite

Dalla sua nascita a oggi, Facebook si è costantemente arricchito di contenuti e format sempre migliori. Le pagine di editori e brand hanno così assunto un ruolo sempre più preponderante. Questo, soprattutto con l’esplosione dei video, ha contribuito a espandere il numero di utenti e ad aumentare il tempo da loro trascorso all’interno della piattaforma, ma ha ovviamente influito sulle loro modalità di fruizione e di utilizzo della piattaforma, tendenzialmente sempre più passive.

SEMPRE MENO INTERAZIONE. Rispetto agli esordi, gli utenti stanno iniziando a raccontare meno le loro vite e, quindi, a interagire meno tra loro. Di conseguenza, i contenuti pubblicati dalle pagine sono cresciuti gradualmente di importanza nella configurazione del News Feed di ciascuno.

3. Voglia di socialità: meno tempo sul social ma più prezioso

Zuckerberg sa bene che è proprio quella partecipazione, quell’attività spiccatamente personale, ad aver fatto la differenza, permettendo a Facebook di diventare ciò che è diventato. Ora teme che, di questo passo, il bombardamento di contenuti e pubblicità a cui ogni utente è sottoposto possa fargli perdere quello che è il suo più grande tesoro: la socialità.

SCOMMESSA SUL FUTURO. Del resto un aggiornamento dell’algoritmo in tal senso c’era già stato nell’estate 2016. Facebook resterà insostituibile e vedrà crescere il suo business soltanto se gli utenti vorranno non solo osservare ma anche agire all’interno di esso, come all’inizio. Più che un ritorno al passato, quella del fondatore è una scommessa sul futuro.

«FARE LA COSA GIUSTA». «Mi aspetto che il tempo trascorso su Facebook dalle persone e altre metriche riguardanti le interazioni scenderanno, ma che quel tempo sarà più prezioso. E credo che se facciamo la cosa giusta andrà bene anche per la nostra community e per il nostro business», ha detto.

4. Conosci i tuoi utenti: Zuckerberg vuole monitorare meglio le nostre vite

Del resto, il tempo “ben speso” dagli utenti, raccontando e interagendo, è “ben speso” anche per Facebook: significa conoscerci meglio e, dunque, ottenere più informazioni personali sul nostro conto. Da vendere agli inserzionisti pubblicitari.

CONVERSAZIONI E STATI D’ANIMO. Il social network sa già molto dei suoi iscritti, ma le ricerche nel campo del machine learning permettono e permetteranno di fare ancora di più. Di esaminare, cioè, non soltanto i like che seminiamo e i tipi di video che guardiamo più volentieri, ma anche le conversazioni che abbiamo, ciò che registriamo nei nostri video, il nostro stato d’animo.

SOLO SPETTATORI NON BASTA PIÙ. Zuckerberg aspira a creare un’infrastruttura onnipresente nelle nostre vite, perché le nostre vite si specchino e raccontino attraverso di essa. Permettendo a Facebook di “leggerle”. Come sfruttare queste nuove opportunità se gli utenti sono meri spettatori?

5. Dirottare la pubblicità: era ora di reinventarsi

Se il tempo trascorso dagli utenti su Facebook diminuirà, secondo diversi analisti potrebbero scendere anche i ricavi pubblicitari: «Meno tempo, meno impression», scrive Kurt Wagner. È sicuramente vero, ma il News Feed è stato spremuto come un limone a fini pubblicitari: gli avvisi sono sempre di più e gli utenti iniziano ad accorgersene. Forse è ora di reinventarsi.

ANNUNCI SULLE STORY. Non bisogna dimenticare che già ora i post che appaiono all’interno del News Feed non sono l’unico spazio pubblicitario su cui Facebook può contare. A parte quelli offerti dalle app Instagram e Messenger, presto potrebbero diventarlo anche le Storie di Facebook (come già accaduto per quelle di Instagram).

FASE DI SPERIMENTAZIONE. Le inserzioni all’interno delle dirette Facebook – che la nuova versione dell’algoritmo non penalizzerà, anzi – sono in fase di sperimentazione. E poi c’è Watch, la piattaforma parallela e interamente dedicata ai video attivata soltanto pochi mesi fa negli Stati Uniti, che ospiterà i video di account e pagine, ma anche miniserie prodotte da Facebook o da editori di rilievo.

NUOVI SUPPORTI UTILI. L’azienda ci punta molto, perché all’interno di essa ci sarà anche spazio per gli spot. Se adeguatamente funzionanti e apprezzati, questi nuovi supporti potrebbero almeno in parte compensare le perdite iniziali. In attesa di nuove diavolerie.

6. Editori al guinzaglio: ma verranno premiati di più i commenti

Insieme ai produttori di fake news, però, saranno colpiti anche gli editori, che vedranno la loro visibilità ridursi e meritano una parentesi. Perché molti devono gran parte delle visualizzazioni dei rispettivi siti web proprio a Facebook e alcuni hanno stravolto la propria linea editoriale e la produzione dei contenuti, investendo sui molto sui video per adattarsi alle logiche della piattaforma.

QUALCUNO ABBANDONERÀ? I cambiamenti previsti per il News Feed, in sostanza, sembrano contraddire gli obiettivi con cui Mark Zuckerberg ha lanciato il Facebook Journalism Project: incentivare l’informazione di qualità e aiutare i giornali a guadagnare. C’è chi sostiene che, alla lunga, questo potrebbe portare molti editori a pubblicare meno contenuti e a ridurre gli investimenti pubblicitari su Facebook. O, addirittura, ad abbandonarlo.

O INVESTIRÀ MAGGIORMENTE… Ma se il social network riuscirà a mantenere viva la propria utenza, per la maggior parte degli editori resterà necessario come oggi. E, come accaduto in passato, l’ultima modifica dell’algoritmo potrebbe per assurdo spingerli a spendere di più per l’advertising sulla piattaforma. Vedremo.

CONTENUTI MENO “SECCHI”. Intanto quello che c’è da sapere è che il nuovo News Feed premia i commenti: starà quindi agli editori pubblicare meno contenuti “secchi” e più articoli in grado di stimolare discussione. Ci sarebbe anche la sezione “Esplora”, che però – oltre che di dubbia utilità – resta ancora un mistero.

7. Chiusi nella propria filter bubble: amici, familiari e persone importanti

L’ennesimo cambiamento ci ricorda che per un azienda editoriale è rischioso legare interamente le proprie sorti a un’unica piattaforma informatica. Tanto più a una che, come denunciano molto analisti, si comporta come un editore ma non se ne assume le responsabilità. E non lo farà se non obbligata.

PAROLA DI ZUCKERBERG. Nel frattempo, solo una cosa è certa: ogni utente di Facebook sarà ancor più immerso nella propria filter bubble. Quella fatta, appunto, di «amici, familiari e persone importanti». Parola di Zuckerberg

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