Dal 24 al 27 settembre Napoli comincia a respirare davvero l’America’s Cup. Non siamo ancora alla sfida che assegnerà il trofeo, quella arriverà nel 2027, ma questa settimana nel Golfo si vedranno finalmente in acqua i team che stanno preparando la prossima edizione. È la seconda Regata Preliminare e, più che il risultato, conterà capire a che punto sono equipaggi e organizzazioni.
Una cosa però va chiarita subito, perché tra nomi e formule è facile perdersi. L’America’s Cup vera e propria è la sfida finale. Emirates Team New Zealand, che detiene il trofeo dopo aver vinto a Barcellona nel 2024, non dovrà partecipare alla selezione degli sfidanti. Aspetterà. Gli altri, Luna Rossa compresa, dovranno prima affrontarsi nella Louis Vuitton Cup. Chi la vincerà avrà il diritto di sfidare i neozelandesi. Il meccanismo, alla fine, è questo.
CHE COSA SI CORRE A NAPOLI CON GLI AC40
Questa settimana è ancora un’altra storia. Si corre con gli AC40, barche foiling più piccole rispetto agli AC75 che vedremo nella fase decisiva, ma già velocissime e molto spettacolari. Essendo mezzi sostanzialmente uguali, qui conta parecchio quello che succede a bordo: la partenza, la tattica, le manovre, la capacità di leggere il vento e soprattutto di sbagliare meno degli altri.
Ed è forse questa la parte interessante. Napoli non assegnerà nulla in questi giorni, ma permetterà ai team di guardarsi davvero. Nei simulatori puoi costruire scenari, analizzare dati, provare soluzioni. In mare, con gli avversari accanto, cambia tutto. È lì che capisci se un equipaggio funziona davvero e se quello che hai preparato per mesi regge anche sotto pressione.
Nel 2027 entreranno poi in scena gli AC75, e il livello salirà ancora. Sono barche enormemente più complesse, capaci di superare i 50 nodi e di navigare praticamente sollevate dall’acqua. Qui dentro c’è ormai molto più della vela tradizionale: aerodinamica, materiali, software, simulazione, progettazione e una quantità enorme di dati. L’uomo continua a fare la differenza, ma lo fa all’interno di una macchina tecnologica sofisticatissima.
LUNA ROSSA E IL GOLFO DI NAPOLI VERSO IL 2027
Per Luna Rossa il percorso è semplice da spiegare e molto meno semplice da realizzare: prima bisogna battere gli altri Challenger. Solo dopo, eventualmente, ci sarà Team New Zealand ad aspettarla. Ed è questo che rende l’America’s Cup così particolare: il detentore non deve riguadagnarsi il posto in finale. La Coppa è sua fino a quando qualcuno non riesce a portargliela via.
Poi c’è Napoli. E qui cambia anche il racconto. Il campo di regata sarà davanti alla città, con il Vesuvio sullo sfondo e il Lungomare che diventerà una tribuna naturale. Il Race Village alla Rotonda Diaz accompagnerà le giornate di gara e sarà il primo vero test per una città che nel 2027 dovrà gestire un evento internazionale molto più grande.
Perché l’America’s Cup non è soltanto una gara di vela. Dentro ci sono tecnologia, industria, ricerca, sponsor, comunicazione, prestigio e anni di lavoro che alla fine devono trovare una risposta in mare.
Nel 2027 ne resteranno due.
Una avrà la Coppa.
L’altra proverà a prendergliela.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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