Ottobre 18, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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VOGUE WORLD MILANO 2026: STASERA HO VISTO REALIZZARSI UN’IMMAGINE CHE AVEVO IN TESTA

Il 4 settembre, scrivendo della Milano Fashion Week, avevo immaginato una grande sfilata dentro la Galleria Vittorio Emanuele II. leggi articolo. L’avevo fatto per una ragione molto semplice: trovo che quella sia una delle immagini più forti di Milano, forse una delle location che meglio possono raccontare la moda italiana. La Galleria ha bellezza, storia, architettura, teatralità. È Milano nella sua forma più riconoscibile.

Per questo, nella copertina di quell’articolo, avevo costruito proprio quella scena. Stasera, guardando Vogue World e vedendo la Galleria trasformata in un grande spazio scenografico per la moda, mi è tornato immediatamente in mente quel pezzo del 4 settembre.

Naturalmente Vogue World era stato pensato, pianificato e organizzato molto prima. Non c’è alcuna relazione tra le due cose. Ma mi ha colpito vedere realizzata, su un altro livello e con tutt’altra dimensione, proprio quella stessa idea di Milano che avevo immaginato qualche settimana fa.

E vedendo la resa della Galleria questa sera, resto ancora più convinto di una cosa: questa è una delle Milano in cui la moda dovrebbe sfilare.

Poi è cominciato lo spettacolo e la parte che mi ha emozionato maggiormente non è stata soltanto vedere top model, attrici, attori, cantanti, ballerini e sportivi attraversare uno dei luoghi più belli di Milano. È stato vedere insieme a loro gli artigiani, gli operai e le persone che rappresentano quella lunghissima filiera senza la quale la moda semplicemente non esisterebbe. Dietro un abito ci sono mani, competenze, tessuti, laboratori, modellisti, sarte, tecnici e aziende. C’è un mondo enorme che normalmente rimane dietro le quinte e che ogni giorno lavora perché questa industria continui a produrre bellezza, cultura, occupazione e valore. Vogue World Milano ha avuto il merito di portare anche quel mondo sotto i riflettori, raccontando il Made in Italy attraverso il rapporto fra lavoro umano, artigianato, industria, creatività e innovazione.

Si dice spesso che la moda sia un mondo superficiale, persino futile. Una parte certamente lo è, ma fermarsi lì significa non comprenderne fino in fondo il linguaggio. Ci vestiamo anche per comunicare qualcosa di noi, per raccontare agli altri come vogliamo presentarci e qualche volta semplicemente per sentirci meglio. Un abito non determina chi siamo, ma contribuisce al modo in cui scegliamo di raccontarlo. E poi c’è la bellezza, forse la parola che più di tutte mi è rimasta addosso questa sera: la Galleria Vittorio Emanuele, la musica, la danza, le modelle, gli artisti e soprattutto il lavoro umano che rende possibile tutto questo.

Mai come adesso, però, credo che dovremmo ricordarci quanto tutto ciò sia prezioso e fragile. Viviamo giorni nei quali sono tornate parole che pensavamo appartenessero ai libri di storia: guerra, confini, missili, riarmo. Immagini che arrivano ogni giorno da ogni parte del mondo e alle quali rischiamo persino di abituarci. Poi, per una sera, sotto la Galleria di Milano, passa davanti agli occhi qualcosa di completamente diverso: persone che hanno costruito, cucito, disegnato, cantato, ballato, recitato. Persone che hanno dedicato tempo, intelligenza e capacità a creare qualcosa di bello. Abbiamo impiegato generazioni per costruire cultura, mestieri, conoscenza, città come Milano e industrie come quella della moda italiana. Per perdere tutto, invece, potrebbe bastare molto meno.

Forse è anche per questo che stasera quella Galleria mi è sembrata ancora più bella.

 

Ecco le foto di ieri sera…

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication

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